PONTE DEL COSTONE – NEMBRO Il partigiano ucciso al Ponte del Costone nell’azione contro la colonna dei “Mongoli”

 

Ucciso quando ormai la libertà era lì ad un passo, morto la sera del 25 aprile al ponte del Costone durante uno degli ultimi assalti ad una colonna nazifascista in ritirata.

Oggi Giacomo Adobati è stato ricordato con un monumento che ne ricorda il sacrificio, monumento voluto dal nipote Edoardo Cavagnis che in questi anni ha intrapreso una lunga ricerca per ricostruire le ultime ore del nonno. “Per anni nessuno ha voluto approfondire le cause della sua morte, qualcuno parlava addirittura di un regolamento di conti, di una vendetta tra fascisti e antifascisti. Ho iniziato così questa ricerca per ripercorrere gli ultimi mesi di vita di mio nonno. Dopo aver fatto il militare in Albania e Francia, dopo l’8 settembre del ’43 scelse la via della montagna come molti altri ragazzi di allora allo sbando dopo l’armistizio. All’inizio entrò a far parte della banda S.A.P. Arturo Turani di Bergamo. La sua fotografia viene riportata nel quadro che riporta tutti i volti dei partigiani di questa brigata”.

Dopo lo scioglimento di questa banda, Adobati vive da sbandato tra i monti e il suo paese natale per poi entrare il 24 aprile del 1945 nella Brigata GL Gabriele Camozzi. “Nella brigata c’era anche suo fratello – prosegue Cavagnis – e qui inizia a partecipare attivamente alle azioni. Come ha raccontato mia nonna Oliva in una intervista rilasciata qualche anno fa, mio nonno faceva la spola dalla montagna a casa, Tornava di notte, tre volte la settimana per far visita ai figli. Ma nessuno riusciva a capire come era morto mio nonno, nessuno sapeva ricostruire le cause, poi ho incontrato Carlo Aresi, anche lui partigiano nella Camozzi che partecipò all’azione del 25 aprile al ponte del Costone proprio a fianco di mio nonno e mi ha spiegato come andarono le cose”….

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