PARRE – La storia – Maurizio, il campione del Formaì de mut: “Andavo in alpeggio a 9 anni e ora…la ‘frisona’ troppo sfruttata, vive meno, ho scelto la qualità alla quantità”

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Anche per la nona edizione  del concorso caseario “Gromo sempre in forma” l’azienda agricola di Maurizio Cominelli ha fatto il pieno di premi: il primo, per il ‘formài de mut’, le è stato assegnato sia dagli esperti dell’Onaf che dalla giuria popolare.

Ma le ‘mani nel latte’ Maurizio, 52 anni, allevatore, ce le mette da quando era ancora un ragazzino e di anni ne aveva  9, e all’alpeggio di Passévra aiutava il padre nei lavori della malga. La sua ‘formazione’ da casaro  proseguì fino all’adolescenza, dall’alpeggio di Maslana a quello di Cardeto, da Campagano alla Rigàda  ed altri ancora:

“Intanto passavano gli anni ed io li trascorrevo  d’inverno nella bassa con una ditta locale di intonaci, e d’estate in alpeggio, in aiuto di mio zio Guido, e quando lui mancò presi il suo posto. Quando iniziai avevo 8 mucche,  e l’anno dopo erano già diventate 24”.  

Adesso nelle spaziose stalle della sua bella casa-cascina in località Campignano – ma Maurizio dice ancora Cap de sùra, il nome dialettale – di capi ce ne sono una sessantina:

“Tranne due, sono tutti capi di razza  bruno-alpina originale, tutti iscritti all’apposito Albo dell’omonima associazione che ne certifica l’autenticità. Si tratta della razza autoctona che ha sfamato le popolazioni alpine per secoli, e per la quale è in corso una grande campagna di recupero e di valorizzazione. Questo comporta anche , naturalmente, un’attenzione particolare alla sua riproduzione, sono andato fino a Coira (CH), anni fa,  a comprare un toro…La bruno alpina produce circa 20 litri di latte al giorno contro i 50 circa di una frisona, che però viene sfruttata in maniera intensiva e infatti vive molto meno a lungo della bruna, è una ‘macchina da latte’ più adatta alla pianura che ai nostri pascoli alti, insomma noi allevando la nostra bruna privilegiamo la qualità sulla quantità ”…

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