Ottobre 2020 – Casazza – Nicola e l’azienda di famiglia che ha convertito la produzione per realizzare le ‘mascherine sorriso’

Nicola, che di cognome fa Rizzitiello, viene a trovarci in redazione, tra le mani tiene alcune mascherine… particolari, insolite. E lui sorride dietro la sua mascherina, stavolta il sorriso si vede davvero. La storia di Nicola che stiamo per raccontare va di pari passo con quella della sua azienda, la HMR Helmets di Casazza, che da febbraio durante l’emergenza sanitaria ha convertito la produzione per realizzare le mascherine. Partiamo proprio da qui, da inizio marzo, quando tutto è cambiato… “La nostra è un’azienda di famiglia che da ormai vent’anni si occupa di produzione di caschi per moto come terzisti, ma anche da sci e snowboard con un marchio nostro. Poi è arrivato il Covid e anche noi ci siamo dovuti fermare, l’ambiente delle moto ha subito uno stop quindi non avevamo consegne, così come si è fermato lo sci, proprio nella stagione delle settimane bianche e quindi anche in questo caso non abbiamo ricevuto nessun ordine”. E allora la decisione di non farsi travolgere dagli eventi, ma di reagire reinventandosi e proseguendo con l’attività, anche se in modo diverso rispetto al solito… “Avevamo le macchine da cucire libere, il materiale in magazzino e quindi abbiamo deciso di convertire la produzione come la legge ci permetteva di fare. Abbiamo iniziato con la produzione delle mascherine lavabili che vendevamo a un euro, tenendo il prezzo più basso possibile… e poi ne abbiamo donate alcune migliaia tra Casazza e ai paesi vicini, in particolare nei Comuni e a chi andava a fare assistenza agli anziani e ne aveva bisogno. Poi abbiamo iniziato ad utilizzare dei materiali ancor più belli, sempre lavabili, che ci hanno richiesto anche le aziende, le associazioni, per esempio gli Alpini, e altre realtà che ne avevano bisogno. E l’incontro, quasi per caso, con ‘Enjoyski Sport Onlus’, l’associazione che fa sciare i bambini normodotati e quelli con disabilità insieme. Rosi, una signora di Endine, mi ha chiesto di venderle le mascherine perché attraverso il ricavato avrebbero acquistato una seduta da sci per questi bambini… e a quel punto abbiamo deciso di donargliele”. Questo incontro però ha portato alla luce nuove idee… “Parlavo con Rosi, lei era a contatto con l’organizzazione di volontariato ‘Conosci Lis’, e quindi persone sorde… qui è emerso proprio il problema della mascherina, che è una barriera, per loro è come essere isolati due volte, perché non vedono le labbra e di conseguenza non capiscono cosa stai dicendo loro. Non siamo i soli a produrle, ma quelle che erano state realizzate fino a quel momento non erano adatte, perché non aderivano al viso o si appannava la plastica… delle nostre sono stati contenti, abbiamo anche ricevuto una telefonata: “Grazie, ci avete cambiato la vita!”, per noi è stata una soddisfazione immensa”. Ma entriamo nel cuore dell’azienda, in laboratorio per molti mesi si è lavorato senza sosta… “Mamma Fiorella dirige il laboratorio e la parte del cucito, papà Giuseppe invece costruisce i modelli, poi ci siamo io, che sono il tuttofare, solitamente seguo le fiere, e mio fratello Roberto che invece si occupa dell’ufficio. I miei genitori avevano deciso di dormire in camper per essere subito pronti a riattaccare con il lavoro… nei primi mesi c’era tanta richiesta, non ci si poteva fermare mai. In realtà anche adesso ci capita di lavorare dalle 7 alle 21… Le mascherine sono sempre state realizzate a mano, ognuno di noi ha un compito ben preciso, non è come nelle industrie in cui se ne producono migliaia con le macchine… noi riuscivamo a produrne un centinaio al giorno: mio papà ha il diploma di modellista intagliatore, è lui che disegna i modelli e così ha creato la forma della plastica, che per chiamarlo con il termine corretto è policarbonato termoformato anti appannamento, anche perché altrimenti non sarebbero utili a nessuno”. Nicola è un fiume in piena, l’entusiasmo si legge nei suoi occhi… “Ci tengo a sottolineare che le nostre mascherine sono nate da un’esigenza per una forma di disabilità, ma non sono per i disabili… anzi. Se ognuno di noi la indossa, facilita anche tutti gli altri. Ci sono arrivati ordini sul nostro negozio online da tutta Italia, ce le hanno ordinate molte scuole, ma anche nei luoghi pubblici sono molto utili… una signora le ha comprate per la figlia, che mi ha ringraziato perché così non deve abbassare la mascherina quando parla con le persone che magari hanno problemi di udito. E poi voglio che passi un altro messaggio, fondamentale, in questo periodo abbiamo bisogno di riscoprire il nostro sorriso e così lo possiamo fare… in totale sicurezza”.