NEMBRO – Torna il Festival delle rinascite. Don Matteo Cella: “Una comunità che si ritrova per riflettere. I giovani protagonisti: sono motivati e all’altezza”

Dopo il Covid19 saremo migliori? È la domanda che hanno provato a porsi a Nembro diversi soggetti impegnati in ambito educativo. È il tema che hanno approfondito nell’estate del 2020 con il festival delle rinascite. E che ora tornano a problematizzare e analizzare, proponendo una seconda edizione di questa rassegna culturale, ancora caratterizzata dalla presenza di ospiti prestigiosi e dal protagonismo dei giovani.

In prima linea, anche stavolta, c’è il direttore dell’oratorio di Nembro, don Matteo Cella. “L’iniziativa era nata da una riflessione condivisa con alcuni adulti, come la presidente del consiglio d’istituto e l’assessore alla cultura – racconta il giovane sacerdote -: questa faccenda del Covid ha scoperchiato delle domande e fatto emergere delle carenze. Ci siamo chiesti che mondo ci sarebbe stato dopo la pandemia, consapevoli che il Covid ha risollevato l’attenzione su questioni già presenti. Forse è il momento in cui vale la pena dare spazio al dialogo con qualcuno che ne sa e ci può aiutare a ragionare. Quando abbiamo cominciato a mettere sul tavolo qualche idea, mentre Nembro era nell’occhio del ciclone, abbiamo pensato che se avessimo chiesto a qualcuno di venire a dialogare probabilmente avremmo trovato degli interlocutori sensibili”.

Si crea quindi la rete che dà vita alla rassegna: l’Oratorio San Filippo Neri e il Comune di Nembro, insieme la Biblioteca Centro Cultura di Nembro, la Cooperativa Sociale Gherim, la redazione de Il Nembro Giovane, la Cascina solidale Terra Buona di Mondo di Comunità e Famiglia e altri soggetti nembresi interessati alle sfide educative.

Il titolo, “Migliori di così”, riprende e problematizza una frase che correva sulla bocca di tanti. “Una persona a un tavolo di lavoro un giorno ha raccontato un episodio che le era accaduto, commentando: ‘Ma che razza di migliori siamo?’. Da lì l’idea del titolo, a cui abbiamo aggiunto il sottotitolo ‘Festival delle rinascite’: non volevamo insistere su riaperture e ripartenze, come se la pandemia fosse stata una pausa dopo la quale si riprende la vita di prima, bensì pensare a mettere in campo qualcosa di nuovo, a rimettere in discussione gli equilibri consolidati (per esempio nelle relazioni fra generazioni o nel rapporto con la Terra), che a volte sono squilibri”.

La prima scintilla nasce quindi tra gli adulti, ma la palla passa presto ai giovani. “Nel gruppo di lavoro che abbiamo formato con chi era disponibile a mettere delle idee abbiamo cominciato a raccogliere dei giovani: quelli di OnAir, della redazione del Nembro giovane, gli Scout che abbiamo invitato, il rappresentante del teatro, tutti ragazzi dai 17 ai 25 anni. Sono stati proprio i ragazzi i soggetti più costruttivi, che hanno innanzitutto dato una veste concreta al festival: le serate in piazza con le persone, in una situazione piacevole. L’hanno sentita subito come qualcosa di loro e si sono dimostrati all’altezza e molto motivati. Spontaneamente gli adulti hanno fatto un passo indietro e i ragazzi un passo avanti. Abbiamo affidato ai ragazzi l’elaborazione delle serate, scegliendo sempre un intervistatore diverso, in modo che riuscisse a prepararsi a dovere: alcune volte hanno letto il libro dell’autore e hanno preparato da lì le domande, altre volte abbiamo potuto incontrare l’ospite in anticipo. Se penso, per esempio, all’incontro con Gigi Riva, la preparazione era stata forse ancora più bella della serata in piazza”…

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