Misiani: “Al Pd adesso serve un segretario che sappia costruire alleanze. Non è Renzi”

L’INTERVISTA

Misiani: “Al Pd adesso serve un segretario

che sappia costruire alleanze. Non è Renzi”

 

“Non si vince sempre, a prescindere. Prendo atto dei numeri, che sono netti. Ma il risultato di Orlando, quel 30% in provincia di Bergamo, è quasi un miracolo, visti gli schieramenti in campo”. Antonio Misiani, deputato, già bersaniano al punto da essere stato il “tesoriere” del Pd e poi “giovane turco” con Orlando e Orfini, viene dato, anche dal nostro giornale (vedi ultimo numero del 7 aprile: “Le convenzioni del Pd: vincono Gori, Sanga e Carnevali. Perdono Misiani, Guerini e Gandi”) tra i “perdenti” del risultato delle “convenzioni” del Pd. “Ma il risultato vero sarà quello delle primarie del 30 aprile. Aspettiamo quei numeri”. Ma quelli che contano stavano tutti con il ministro Andrea Orlando, il più forte degli antagonisti di Matteo Renzi per la segreteria nazionale del Pd… Li abbiamo elencati: oltre a te, c’erano il tuo collega deputato Beppe Guerini, il vicesindaco di Bergamo Sergio Gandi, e stando a Bergamo, la presidente del Consiglio comunale Marzia Marchesie gli assessori Giacomo Angeloni, Nadia Ghisalberti, Maria Carla Marchesi, i consiglieri Alberto Vergalli, Romina Russo, Marta Cassinae poi per l’apparato del partito, il responsabile degli Enti locali Graziano Pirotta, l’ex capo della Cisl Gigi Bresciani, la segretaria dei Giovani Democratici Clara Colombo.

“L’apparato del Pd con Orlando? Ma quando mai! Vogliamo fare un contro-elenco di chi in bergamasca si è schierato con Renzi? Eccolo: il ministro Maurizio Martina, due parlamentari su quattro, vale a direGiovanni Sangaed Elena Carnevali, il 100% dei consiglieri regionali bergamaschi del Pd (Jacopo Scandella e Mario Barboni), il 75% dei consiglieri provinciali a partire dal presidente Matteo Rossi, il 70% della direzione provinciale del partito compresi il segretario provinciale Gabriele Rivae il segretario cittadino Federico Pedersoli, quasi tutti i segretari di zona e di circolo, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, il 60% della sua Giunta e gran parte dei consiglieri di maggioranza a partire dal capogruppo Pd Massimiliano Serra. Ma oltre a questo ha pesato molto il cambio di pelle del Pd in questi ultimi anni: nel 2013 il partito in bergamasca aveva 3.200 iscritti, nel 2016 erano scesi a 2.860. Ma attenzione: in questo lasso di tempo, tra il 2013 e il 2016 ci sono stati poco meno di 1.200 nuovi iscritti. Che tradotto significa che davvero il Pd ha cambiato pelle e iscritti, più o meno metà dei vecchi iscritti se ne sono andati, quelli nuovi arrivati non sono certo degli avversari di Renzi”.

Evidentemente vuoi dire che sono quasi tutti “renziani” i nuovi arrivati, che uno dei due corni della fiamma antica, come direbbe Dante, quello dell’ex Pci poi Pds, si sta spegnendo? “E’ innegabile che la presa di Renzi sul partito si sia molto rafforzata in questi anni. Anche a scapito dei suoi alleati dell’ultima ora. Ti faccio un esempio: nelle liste per le primarie presentate dai renziani gli amici di Martina sono stati nettamente sacrificati in tutta Italia. A Bergamo, sono fuori dalle liste esponenti di primo piano come Rossi, Riva, Carnevali, Serra. Su una dozzina di candidati considerati eleggibili ci sono solo Martina (capolista a Bergamo) e Molteni a Treviglio. Per il resto tra le posizioni eleggibili il predominio assoluto è dei renziani della prima e seconda ora”.

Se la situazione è questa e non ti va bene, perché non te ne sei andato come Bersani e D’Alema? “Da Bersani mi sono distaccato già tre anni fa, quando ho aderito alla corrente dei cosiddetti ‘giovani turchi’. Molto prima, lasciamelo dire, di tanti ex bersaniani che ora stanno con Renzi. Considero le ultime scelte di Bersani, a partire dal “no” al referendum e dalla scissione, altrettanti errori disastrosi. Le battaglie vanno combattute dentro il partito, non creando piccoli movimenti destinati a incidere poco o nulla. Anche perché i segretari di partito – Renzi compreso – vanno e vengono, il partito resta”.

Cos’è che non va in Renzi? “E’ stato un buon Presidente del Consiglio ma un pessimo Segretario del Pd. Ha gestito molto male la campagna referendaria, personalizzandola e caricandola di messaggi antipolitici. Una scelta, quella di inseguire i populisti sul loro terreno, che gli si è clamorosamente ritorta contro. Ci sono già la Lega e i 5 Stelle, in Italia… Bastano e avanzano quelli: gli elettori votano l’originale, piuttosto che la sua imitazione. Ma il limite più importante di Renzi è la politica dell’uno contro tutti. Vedi, l’era del maggioritario sta passando, rientriamo nella stagione del proporzionale. Può non piacerci, ma è così. E per questo servono uomini capaci di mediazione e confronto, capaci di costruire alleanze, Renzi ha litigato praticamente con tutti, è un leader divisivo. E’ tanto forte nel partito quanto debole nel Paese. Ecco perché il Pd ha bisogno adesso di un leader diverso, che sappia tenere unito il partito e costruire alleanze solide”.

Ma se le “convenzioni” sono già un segnale, alle primarie del 30 aprile Renzi viene dato come vincitore alla grande. “Dipenderà da quanta gente va a votare. Renzi sta tenendo un profilo bassissimo, ma se vanno ai gazebo in tanti corre rischi seri, perché sono in tanti a ricordarsi quello che aveva detto, le sue dichiarazioni alla vigilia del referendum costituzionale, quando ha messo in palio la sua permanenza non solo a Palazzo Chigi ma anche in politica”. Insomma non si è ritirato come promesso e adesso, è il ragionamento di Misiani, qualcuno glielo farà presente. Votando magari Andrea Orlando.

 

SCHEDA

Terza volta

da Deputato

Antonio Misiani(nato a Bergamo il 4 settembre 1968) è alla sua terza legislatura. E’ stato il più giovane segretario provinciale degli allora Ds, poi consigliere comunale a Bergamo, consigliere provinciale, assessore nella Giunta Bruni a Bergamo. Eletto deputato per la prima volta nel 2006 nelle liste dell’Ulivo, rieletto nel 2008. E’ stato “tesoriere” del PD con la segreteria di Pier Luigi Bersani e di Guglielmo Epifani. Eletto per la terza volta deputato nel febbraio 2013. E’ attualmente Segretario della Commissione che sta facendo un’inchiesta sulla sicurezza e il degrado delle città e loro periferie. Fa parte della Commissione del Bilancio.