Manifestazione per Parelli morto in alternanza: la reazione violenta delle forze dell’ordine

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(M.B.) Roma, 24 gennaio – Davanti al Pantheon si tiene una manifestazione pacifica: studenti protestano per la morte di Lorenzo Parelli, lo studente friulano diciottenne morto il suo ultimo giorno di alternanza scuola-lavoro a Udine. Sono le ore in cui a breve distanza, nel palazzo del Parlamento si tenevano le elezioni del presidente e le forze dell’ordine, preoccupate che la manifestazione possa spostarsi in corteo verso le sedi di Camera e Senato, intervengono. Una carica scomposta, che causa tre feriti tra i manifestanti. Perché agli occhi dello Stato, i ragazzi, quelli politicamente attivi, quelli che scendono in piazza per sostenere i propri diritti, non sono persone da comprendere, ma masse potenzialmente pericolose. In capo al corteo, un giovane è ripreso in un video mentre urla al megafono: “Non siamo noi i criminali, i criminali sono quelli che hanno ammazzato Lorenzo, sono quelli che stanno al governo, ora li andiamo a prendere!”. Su uno striscione si legge: “La vostra scuola uccide. Pagherete caro, pagherete tutto. Stop all’alternanza scuola-lavoro”. Le lamentele di questi ragazzi sono legittime. Loro chiedono maggiore tutela per sé stessi, più attenzione da parte di una classe politica che vedono sempre più chiusa su sé stessa. La risposta non può e non deve essere violenta. Servono dialogo e ascolto per coloro che sono chiamati ad essere, un domani, a capo di questo stesso stato. Perché questo significa manifestare: comunicare per portare alla luce un problema. Reprimere una manifestazione pacifica è come non guardare in faccia questo problema.

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