Ma chi bussa a… (e vuol comprarlo) ‘sto convento?

Ma chi bussa a… (e vuol comprarlo) ‘sto Convento?

Suonano le campane, vento freddo sul lago, fi ne febbraio, la barba di Padre Generoso sembra ancora più bianca, lunga che si muove sul saio marrone, il cordone svolazza, il lago d’Iseo è lì sotto, talmente azzurro da mischiarsi al cielo e sembrare una cosa sola, lì a metà ci sta il convento di Lovere, dentro un pugno di frati cappuccini, quelli rimasti, quelli che lì dentro pregano, sorridono, sperano, mangiano, soffrono e guardano il mondo. Anche i frati cappuccini devono fare i conti con la crisi delle vocazioni, come i preti, peggio dei preti, come le suore, peggio delle suore, ma loro non si scompongono, niente ‘supermercato delle vocazioni’, la fede mica s’inventa, quella dei frati ancora meno. Conventi bergamaschi Bergamo fi no a pochi anni fa contava 6 conventi, conventi di prim’ordine. Quello centrale di Bergamo, quello dell’Ospedale di Bergamo (con un suo Superiore), Bergamo Infermeria anche qui con un suo Superiore (spieghiamo più sotto cosa significa “Infermeria”), quello di Albino dove c’era anche il seminario, quello di Lovere con il noviziato e quello di Sovere, incassato in mezzo alla vallata. Adesso i conventi sono cinque ma anche quelli rimasti sono cambiati. Sovere ha chiuso, il convento è rimasto ma all’interno c’è la comunità delle Beatitudini, convento ceduto in comodato gratuito, sono rimasti i tre di Bergamo, Albino (che però ha dovuto chiudere il seminario) e Lovere. Un ridimensionamento importante ma che non scuote naturalmente i cuori dei frati rimasti: “Se abbiamo paura che l’ordine finisca? Macché, Dio a questo proposito aveva detto a San Francesco che l’ordine non sarebbe mai finito”. Il ribaltone Ma anche i frati cappuccini hanno vissuto una crisi economica e non solo di vocazioni, molto forte. Una crisi economica scoppiata qualche tempo fa e tenuta ovviamente ‘coperta’, poi qualcosa è trapelato: “Una gestione economica ‘sbagliata’ – spiega un frate che preferisce non rivelare il nome – e da lì è scoppiato il fi nimondo. Ognuno di noi consegna i soldi al Padre Superiore, ma poi c’è un economo provinciale che gestisce tutto e qualche tempo fa, non si è capito esattamente cosa è successo, abbiamo perso tutti i soldi. Si parla di investimenti sbagliati e di altri fondo spariti. Alla fi ne quando si è scoperto quello che stava succedendo c’è stato un ribaltone, vertici cambiati, i due considerati responsabili, l’ ‘economo’ e il ‘provinciale’ sono stati più volte messi alle strette dai nostri vertici maggiori e poi ‘puniti’”. Punizione che vuol dire trasferimento: “Poi purtroppo uno di loro è stato male ma la situazione non è migliorata, nessuno ha più saputo esattamente che fi ne hanno fatto i fondi e a ricominciare da capo a raccogliere i fondi per riuscire a mandare avanti l’ordine. Certo, anche l’ordine è fatto di uomini e tutto può succedere”. La notizia però, a differenza che in qualsiasi altro settore, non è trapelata, l’ordine ha fatto da scudo e provato a risolvere la vicenda al proprio interno: “I conti sono ancora in rosso ma si spera di recuperare”. Vendesi Conventi Intanto mentre si aspetta drecuperare qualche soldo, i conventi si stanno svuotando, non per la crisi economica ma per la crisi delle vocazioni. E così si vende, conventi in vendita. In Lombardia stanno per essere messi in vendita il convento di Sondrio, uno dei più antichi, quello di Lenno, uno dei più belli d’Italia sul lago di Como, sul quale sembra abbiano buttato l’occhio le solite star americane che frequentano le sponde vip del lago di Como. Convento con un’abbazia considerata fra le più belle d’Italia. “Ma non potranno snaturarla – continua il nostro addetto ai lavori – chi l’acquista sarà comunque soggetto al vincolo delle Belle Arti, non si potrà intervenire per stravolgere la struttura”. Sovere all’asta Struttura salvaguardata ma inevitabilmente venduta. Sorte che potrebbe toccare presto anche al convento di Sovere, attualmente ‘affi ttato’ alla Comunità delle Beatitudini in comodato gratuito dopo che i frati avevano ‘abbandonato’ il convento qualche anno fa. La vendita dipende da come e se si risolleveranno le casse dei frati cappuccini nei prossimi anni, convento che ‘paga’ la troppa vicinanza (5 chilometri) dal convento di Lovere che è anche sede di noviziato. Anche a Lovere si fanno i conti con la crisi delle vocazioni, novizi in vertiginosa diminuzione. Chi invece è stato costretto a chiudere il seminario è il convento di Albino, vocazioni in fuga e a rimanere aperto il convento che rimane comunque uno dei conventi di riferimento della Lombardia. Resiste Bergamo che ha un convento ma anche un’infermeria con tanto di Padre Superiore, nell’infermeria vivono i frati che per ragioni anagrafi che o di salute non possono più stare nei conventi cosiddetti ‘normali’. I frati non rientrano mai a casa a vivere come invece succede ai preti ‘in pensione’, rimangono in fraternità fi no alla fi ne. Professioni Una vocazione che imbocca strade lunghe, si comincia con un anno da ‘postulante’ (non c’è l’abito) si prova a fare la vita da frate, si sta a casa ma c’è un convento di riferimento poi tocca al noviziato (si indossa l’abito), per la nostra “provincia” (che coincide per i Cappuccini con la Regione Lombardia, tranne le province di Pavia e di Mantova) si va a Lovere, un anno (minimo) vissuto assieme ai frati a fare la vita da frati e a seguire lezioni per un’infarinatura generale. A fi ne anno la cosiddetta ‘professione semplice’ per chi decide che la fede può essere la strada giusta, quindi due anni di studi filosofi ci nel convento di Cremona, poi un anno chiamato di ‘missione’ sul campo, chi negli ospedali, chi nei conventi, chi negli oratori. Alla fi ne dell’anno chi sceglie la strada di ‘frate’ fa la professione solenne, ‘frati’ che non sono ‘padri’ e non possono quindi ‘fare messa’. “Una scelta fatta da molti – spiega il nostro frate – non perché non hanno la capacità di far messa ma una scelta di umiltà estrema, rimanere semplici frati pronti a servire gli altri”. Per chi invece prosegue ci sono gli ultimi quattro anni a Milano, al termine si diventa Padri Cappuccini. Una strada lunga, si studia un anno più dei preti. Chiusi 33 conventi Una strada che è praticata sempre meno. Il crollo degli ultimi anni è vertiginoso. Ai tempi del Concilio Vaticano II (negli anni Sessanta) in Italia c’erano più di 5.500 frati Cappuccini. Nel 1997 erano 2.871. L’ultimo censimento, nel 2007, ha contato 2.466 frati. E così le antiche celle, i chiostri, gli orti e i giardini rischiano di essere trasformati in hotel, appartamenti, bed and breakfast e agriturismi. In cinque anni sono stati chiusi ben 33 conventi. Qualche esempio raccolto da ‘Repubblica’: a Parma è stato chiuso quello di Borgo Santa Caterina, con affreschi del Guercino. La chiesa è stata donata alla diocesi e parte dell’edificio  è stato venduto ai privati. A Lugnano di Teverina il convento cappuccino del 1579 è diventato una Casa per ferie, ‘luogo ideale anche per banchetti e ricevimenti’. E l’antica chiesa è a disposizione per la ‘meditazione personale e per i momenti di preghiera’. La chiesa del Convento ai Cappuccini di Cologne in Franciacorta, già dal 1990, è diventata una sala speciale per convegni e banchetti dell’omonimo hotel e centro benessere. Costruito nel 1569 il convento era chiamato ‘una poesia scandita nella pietra’. Quattro stelle, camera doppia da 160 a 280 euro a notte. Nell’hotel San Paolo al Convento di Trani, sull’altare della cappella affrescata, trovi le mozzarelle e le brioches della prima colazione. I conventi chiudono ma i frati che rimangono in giro per l’Italia tengono duro, non hanno ‘stipendi’ come i loro cugini preti, non beneficiano dell’8 per mille, niente di niente, vivono esclusivamente della ‘carità del popolo’. Loro non battono ciglio, sorriso stampato in faccia, barba e saio che svolazza dappertutto, ‘pace e bene’ comunque e sempre, parola di San Francesco.