LOVERE – LA STORIA – Giovanni Guizzetti: “Sono malato, diventare paziente quando sai a cosa vai incontro non è facile”. “E’ una malattia che non si ferma ma sono felice, non ho rimpianti”

Questa è una storia particolare. Non c’entra l’amministrazione. Non c’entrano i lavori pubblici o l’essere favorevoli o contrari. E’ la storia di un uomo, di un medico, di un ex sindaco per dieci anni, di un marito, un padre, un nonno che un giorno ha scoperto di avere una malattia, di quelle che indietro non torni, di quelle che la parola guarito non la puoi scrivere, una malattia che ti porti con te per sempre. Prima di chiedere a questa persona se la sentiva di raccontare questo strano rapporto tra medico e malato quando medico e malato diventano la stessa persona, ci ho pensato un po’, perché il medico e il malato sono, è Giovanni Guizzetti, e anche lui era un po’ restio: “Poi dicono che voglio speculare sulla malattia, meglio di no”, poi però ha detto “Va be’, ci provo”. E ci abbiamo provato.

Facciamo un salto indietro prima, quando medico Guizzetti non lo era ancora: “Mi sono laureato il 30 ottobre del 1981, ormai sono quasi 40 anni, tesi in Pediatria”. Perché Medicina? Qualcuno in famiglia le ha trasmesso la passione? “No, mi ispirava la figura del mio medico di famiglia, un grande medico, Luciano Calzolari, in quegli anni ci si prendeva cura dei malati a casa loro, c’era un tratto di umanità incredibile e ho sempre sentito dentro di me la missione del medico sul territorio, avevo avuto la possibilità di andare a lavorare in ospedale ma ho preferito fare il medico di famiglia. Un aspetto spesso sottovalutato della medicina è il rapporto fiduciario con il paziente, un rapporto che in questo periodo di pandemia è diventato basilare”.

Prima di Medicina Guizzetti ha frequentato il Liceo Classico: “Qui a Lovere, un privilegio alzarsi un quarto d’ora prima delle 8 e andare in classe, penso ad alcuni miei compagni, come Mimmo Franzinelli che scendeva da Cedegolo e si alzava prima delle 6. Il Liceo Classico è stato fondamentale per me, mi ha dato insegnamenti che ancora oggi sono per me indispensabili”.

E poi ha fatto subito il medico di base? “Ho fatto il militare, poi quando sono tornato ho fatto un po’ di apprendistato, a Lovere allora c’erano medici validissimi, dal Dottor Calzolari al Dottor Martinelli al Dottor Cottinelli e io ero l’ultimo arrivato, dovevo crescere e sono cresciuto”.

Le piace ancora fare il medico? “Tantissimo, amo il mio lavoro”.

Momenti di difficoltà, a parte il covid? “I primi passi sono difficili, senti enormi responsabilità che spesso devi condividere solo con te stesso, sei da solo in ambulatorio e certe scelte pur confortato da pareri di specialisti ricadono comunque su di te. I primi tempi avevo una sorta di timore reverenziale verso il paziente, c’è sempre una parte di ignoto da scoprire”.

E oltre al lavoro Guizzetti amava la montagna: “Fortunatamente dai 50 ai 60 anni ho avuto la possibilità di recuperare quello che mi sarebbe piaciuto fare e che per motivi lavorativi avevo sempre rimandato perché la domenica ero spesso di turno come guardia medica e poi coi bimbi piccoli la montagna diventava la terza o la quarta scelta, e per fortuna poi mi sono rifatto e devo dire la nostra Valcamonica e le Orobie sono un incanto, ho fatto scorta di bellezza e stupore, quella bellezza e quello stupore che tengo adesso nel cuore nei momenti difficili”.

E poi la malattia: “Sei anni fa, avevo 60 anni, ho cominciato ad avere problemi a un piede al mattino scendendo le scale, una sensazione strana che poi è sparita, pensavo fosse colpa delle mie ernie discali, poi però dopo 15-20 giorni il problema si è ripresentato, ho cominciato a fare accertamenti che hanno portato alla diagnosi della malattia che in questi sei anni si è naturalmente evoluta e peggiorata”.

Una diagnosi durissima, Guizzetti il nome della malattia preferisce non pronunciarlo: “Scrivi che è un disturbo neurologico”. Un medico che si ammala, come vive la cosa? “Diventare paziente è sempre qualcosa di particolare, e lo è soprattutto se sei medico perché sai che cosa ti aspetta e questo non ti aiuta di certo, può essere utile per cercare di trovare qualche vantaggio nel cercare di compensare le carenze motorie, ma è una malattia che non si ferma, che non ha cura e questo un medico lo sa e non può nasconderselo quando diventa paziente, per fortuna ragiono ancora con la mia testa”.

Guizzetti fatica a muoversi: “Mi sposto accompagnato, per il momento mi aiuta mia moglie Anna, che è veramente encomiabile e si sta sacrificando enormemente per me”…

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