LOVERE – IL PERSONAGGIO – Paolo, 50 anni di arbitro: “Avevo 17 anni, ho visto un arbitro aggredito, lì ho deciso il mio futuro. Ho sempre cercato il confronto”, gli insulti, le partite importanti e ora osservatore arbitrale

Paolo Tarzia, l’11 novembre, ha festeggiato 50 anni di tessera AIA (Associazione Italiana Arbitri). Una vita passata sui campi da gioco, visto che la prima partita diretta risale al’11 novembre 1970, mezzo secolo fa. Quando pensiamo al calcio, troppo spesso ci soffermiamo a parlare delle prestazioni dei giocatori, dimenticandoci che, per il corretto svolgimento della partita, abbiamo bisogno di un direttore di gara. Un ruolo che passa sempre in secondo piano quando pensiamo a questo sport, ma fondamentale per poter disputare le partite. Un ruolo non semplice, che richiede responsabilità e, talvolta, molta pazienza.

Ultimamente le persone che si affacciano all’ambiente arbitrale non sono molte, perciò ci teniamo stretti coloro che da anni portano avanti con dedizione questo ruolo. Soffermandoci sulla storia del calcio, i primi pensieri vengono rivolti a persone che hanno scritto la storia in ambito nazionale o, addirittura, mondiale, quando basterebbe guardare ad un panorama locale, per trovare persone dedite al calcio.

L’esempio più lampante è proprio Paolo Tarzia, il quale ha passato una vita intera nell’ambiente calcistico. Da cinquant’anni è parte della Sezione Arbitri di Lovere: “Ho sempre fatto parte della Sezione Arbitri di Lovere – spiega l’ex arbitro ed attuale osservatore Paolo Tarzia – fin da quando avevo diciassette anni, l’età in cui ho iniziato ad arbitrare. La Sezione Arbitri di Lovere non esisteva ancora nel 1970, eravamo sotto la Sezione di Bergamo. Dovevamo scendere in città per le lezione tecniche obbligatorie. All’inizio eravamo solamente in 12, mentre con il tempo abbiamo raggiunto un numero tale da poter formare la nostra Sezione di arbitri”.

Particolare e suggestivo il motivo per cui, Paolo, ha deciso di intraprendere la carriera da arbitro: “Da ragazzo giocavo a calcio a livello oratoriale sui terreni in terra battuta e sassi, ma non sono mai stato tesserato per nessuna società. Nonostante ciò, ero molto appassionato di calcio e guardavo tutte le partite della Serie A, oltre a quelle della Sebinia e del Darfo. Un giorno avevo assistito ad una partita a Lovere tra la Sebinia e il Capriolo, nella quale l’arbitro aveva commesso degli errori. A fine partita ci fu un’invasione di campo, dove l’arbitro venne aggredito. In quel momento mi sono immedesimato in lui, che si trovava solo contro tutti e, dopo l’accaduto, pensai di diventare arbitro, per evitare che certe situazioni potessero accadere di nuovo”.

Una vita dedicata all’arbitraggio e anche piena di obiettivi raggiunti: “La soddisfazione più grande è stata quella di aver raggiunto le categorie maggiori a livello regionale, che una volta era la Promozione, oggi, invece, è l’Eccellenza. Il massimo traguardo della regione Lombardia, a quei tempi, era la Promozione, ed è per me motivo di felicità aver arbitrato a questi livelli. Il riconoscimento migliore è stato il premio di miglior arbitro dilettantistico della regione Lombardia nel 1985/86, è stata una sorpresa, perché nessuno pensava che potesse essere premiato un arbitro della ‘piccola’ Sezione di Lovere, viste le altre grandi Sezioni, come quella di Bergamo. Successivamente i comitati di Bergamo e Brescia mi hanno premiato diverse volte come migliore arbitro, e attualmente anche come osservatore. Secondo me ogni arbitro dovrebbe essere premiato, perché non è facile svolgere questa attività”.

Considerato da tutti un buon arbitro, per questo gli venivano affidate partite di alto livello: “Tutte le partite che ho arbitrato erano importanti. Mi designavano sempre per dirigere gare di alto livello, perché non osavano delegare queste sfide ai ragazzi giovani. Ho arbitrato il Leffe, la Gandinese, il Ponte San Pietro, per fare alcuni esempi, che navigavano in alte categorie”.

Paolo Tarzia è sempre stato un arbitro corretto, cercando di essere sempre giusto ed equo: “Non ho mai dato un’espulsione strana nel corso della mia carriera, ho sempre cercato di rispettare il regolamento. Sono sempre stato conciliante con i giocatori, non ho mai cercato lo scontro con loro, quindi non c’è mai stato nessun avvenimento che fece scalpore o passasse alle cronache. Però, mi ricordo uno spareggio per l’accesso alla Serie D, a Brescia, dove mi venne affidata la terna arbitrale, con i guardalinee ufficiali. Durante la partita, il guardalinee convalidò una rete, nonostante il pallone non avesse completamente superato la linea di porta. Per questo, si creò un clima di tensione e, mentre ci stavamo dirigendo negli spogliatoi, il guardalinee fu bersagliato da insulti e minacce. Alla fine sono intervenute le forze dell’ordine, le quali ci hanno scortato fuori dallo stadio”….

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