LOVERE – I 70 anni della canonizzazione di Bartolomea e Vincenza, storia, foto inedite, interviste, inserto di 4 pagine

Foto Giuseppe Cella

Doveva essere il settantesimo della canonizzazione. E’ il settantesimo della canonizzazione. Lo è comunque. Nel cuore dei loveresi e in tutti quelli che in questi anni hanno fatto visita al Santuario delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa. Doveva essere festa grande e in un certo senso nelle case e nei cuori dei loveresi lo sarà. La Parrocchia, il Comitato per le Sante, l’amministrazione, le associazioni, i fedeli, tutta Lovere aveva atteso questo mese, questi giorni e li vive comunque come qualcosa di particolare, di davvero unico. Perché Bartolomea e Vincenza qui hanno lasciato il segno. Qui continuano a lasciare il segno.

Le celebrazioni per la canonizzazione si tennero dal 27 agosto al 3 settembre del 1950. Aperte dal Cardinal Federico Tedeschini e concluse domenica 3 con la celebrazione affidata al Cardinale Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano alla presenza di numerosi Vescovi di diverse diocesi italiane. Schuster giuste a Lovere sabato 2 settembre alle 17.30 ricevuto in forma ufficiale nel Salone di Palazzo Tadini, accolto con devozione dalla folla. Domenica 3 settembre l’afflusso dei pellegrini comincia nelle primissime ore della giornata. La Basilica di Santa Maria che si è chiusa solo alle due del mattino, viene riportata da don Lebini alle quattro, per l’insistenza pressante dei primi fedeli arrivati da fuori. Dalle sei alle dieci celebrano ininterrottamente Vescovi, Arcivescovi e Sacerdoti presenti dal giorno precedente. Il Cardinale con le autorità religiose e civili, prende posto sulla chiatta per impartire dal lago la solenne benedizione e fanno corona numerose imbarcazioni.

 

La congregazione delle Suore di Maria Bambina è nata dall’incontro di due sante: Bartolomea Capitanio, la fondatrice, e la sua collaboratrice Vincenza Gerosa le quali, sotto la direzione saggia e lungimirante del sacerdote Angelo Bosio, il 21 novembre 1832 lasciarono le loro case e si ritirarono in un’umile abitazione (che la gente chiamò subito il “conventino”) presso l’ospedale di Lovere, dedicandosi all’assistenza degli ammalati e all’educazione delle fanciulle.

La Capitanio, nata a Lovere sul lago d’Iseo il 13 gennaio 1807, era stata educata in paese dalle Clarisse, nonostante l’opposizione del padre, uomo dal carattere violento che più volte durante la settimana si ubriacava, bestemmiava e malmenava la moglie scacciandola persino di casa. Bartolomea si era diplomata maestra nel 1822 e aveva cominciato a insegnare alle alunne della prima elementare nello stesso educandato. Pur essendo attratta dalla vita claustrale, rientrò tuttavia in famiglia dopo due anni e aprì una piccola scuola per bambine povere nella sua casa, elaborando un metodo didattico che associava l’insegnamento scolastico a quello spirituale. L’atmosfera della Restaurazione post-napoleonica l’aveva spinta ad una militanza attiva per difendere la religione dalla crescente secolarizzazione propiziata dalle idee della Rivoluzione. Per venire incontro al disorientamento della gioventù femminile, seguendo il suo intuito profetico, sensibile a quello che chiamava un bisogno «grande ed estremo» dei suoi tempi, fondò un oratorio e una congregazione, sotto la protezione di Maria Bambina, imponendosi un severo programma di vita ascetica. Col tempo, grazie anche al suo carattere dolce, riuscì a condurre il padre ad una vita più tranquilla: sarebbe morto nel 1831 pentito dei suoi errori. La giovane alternava la sua attività educativa a quella assistenziale in un piccolo ospedale per i poveri, fondato a Lovere da Caterina Gerosa, dove era stata chiamata in qualità di direttrice ed economa. Nel lasciare la mamma e la sorella, aveva affermato: «Vi assicuro che, se non conoscessi chiaramente che la mia vocazione è vera volontà di Dio, non farei questo passo per tutto l’oro del mondo».

Nel 1829, dopo avere steso una nuova regola spirituale, guadagnò al suo progetto di creare una famiglia religiosa dedita alla carità anche Caterina Gerosa, che aveva ventitré anni più di lei ed inizialmente era riluttante ad affrontare questa avventura. Nata anch’essa a Lovere, il 29 ottobre 1784, pur essendo figlia di un ricco commerciante, aveva adottato uno stile di vita modesto, dedicandosi alla preghiera, alla mortificazione e alla carità: andava a mendicare per i poveri e quattro volte alla settimana offriva un pranzo a tredici bisognosi; vestiva abiti semplici e rattoppati, di notte si flagellava e restava a lungo prostrata in preghiera sul pavimento. Alla morte dello zio, avendo ereditato l’intero patrimonio della famiglia, a Lovere aveva istituito, insieme alla sorella Rosa, oltre alla Congregazione mariana per le fanciulle, un piccolo ospedale, affidandone la direzione appunto alla Capitanio la quale ogni giorno, dopo la scuola, vi prestava i più umili servizi medicando anche i malati più ributtanti e pericolosi.

Nel 1832, essendo cresciuto il numero degli infermi, dei poveri e della gioventù da soccorrere, Bartolomea e Caterina superando non poche difficoltà anche in famiglia, acquistarono un edificio in abbandono, che era appartenuto alla nobile famiglia Gaia, e la mattina del 21 novembre, alla presenza del parroco di Lovere, di don Bosio, di alcune amiche e di qualche parente, vi si tenne la cerimonia di fondazione dell’Istituto. Lì si concentrarono le opere avviate in precedenza: la scuola gratuita per le figlie del popolo, l’orfanotrofio con dieci alunne, le riunioni festive, l’assistenza ai bisognosi e ai malati. Nel 1833 le due fondatrici si unirono in una società legale che venne riconosciuta dal governo austriaco. Più difficile fu ottenere il placet dell’autorità ecclesiastica, nonostante i tentativi di mediazione di don Bosio: le regole scritte da Bartolomea furono infatti sostituite per sette anni da quelle delle Suore di Carità di Santa Giovanna Antida Thouret. Sarebbe stato Gregorio XVI il 5 giugno 1840 ad esonerare le suore di Lovere dalla dipendenza della congregazione della Touret….

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