Lo Spoon River del Coronavirus (inserto di 28 pagine ricordando chi non c’è più)

I nostri vecchi le chiamavano “memorie”. Le mettevano sulle credenze, immagini della loro storia che continuava nelle cucine fumose perché chi restava non cancellasse il passato, un piccolo archivio di famiglia. Questi mesi resteranno nella Storia grande, fatta di tante piccole storie, ricordi di amori e dolori, risate e pianti, fatiche e sudori, partenze e ritorni, speranze e delusioni, nascite e morti. Pubblichiamo qui le “memorie” che ci sono arrivate in redazione, sperando di non aver fatto errori. Ce ne stanno arrivando altre, continuate pure a mandarcele, le pubblicheremo sul prossimo numero. Siamo stati sommersi da centinaia di mail e abbiamo pensato che questo Spoon River (il riferimento è alle poesie di Edgar Lee Master che fa raccontare ai morti la loro vita) possa essere una “memoria” collettiva delle nostre valli, per ricordare chi se ne è andato senza il tempo di un saluto, una stretta di mano, un bacio, un addio, lontano da casa, solo. Perché nessuno è un numero, hanno volti e storie che hanno segnato la nostra vita. A loro dobbiamo almeno il ricordo. E cosi abbiamo deciso di fare un numero di giornale completamente diverso, qualche giorno fa un uomo molto anziano ci ha fatto avere una foto della moglie, voleva ricordarla, voleva sapere il costo, ci siamo guardati e abbiamo deciso che potevamo provare a fare qualcosa. E cosi abbiamo deciso di dare una mano facendo quello che sappiamo fare. E abbiamo realizzato un inserto per ricordare le persone che ci hanno lasciato in mezzo a questo assordante silenzio. La nostra Spoon River. Il racconto di chi se ne è andato nel silenzio. Le memorie e i ricordi di chi ci ha lasciato sono arrivati in redazione, è giusto che ci sia spazio per ricordare chi non può essere ricordato in altro modo. Chiunque ha mandato quello che voleva alla mail della redazione senza pagare nulla. Abbiamo deciso di fare un servizio gratuito a chi ha già dovuto subire un lutto e non può salutare chi se ne è andato insieme a tutta la comunità. Troppi anziani che erano sempre in prima fila a salutare tutti nel momento dell’addio e ora si ritrovano senza un funerale. Per non dimenticare nessuno. Storie da scrivere. Da raccontare. Da custodire. E l’uomo per vivere il presente e guardare al futuro ha bisogno di storia e di storie. Un inserto di 28 pagine con le “memorie” dei morti nelle nostre valli che i lettori hanno voluto raccontare su Araberara. Altri ricordi ci sono arrivati negli ultimi giorni in chiusura di giornale e verranno pubblicati sul prossimo numero. Così come quelli che i lettori vorranno ancora mandarci. E ne siamo usciti diversi anche noi, è stato come infilarsi nei cuori di gente che ci ha lasciato pezzi della loro vita, un viaggio intenso dentro cuori spalancati…
SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 10 APRILE (abbiamo deciso di proseguire con un altro inserto anche sul numero del 24 aprile, potete continuare a mandare ricordi e memorie a redazione@araberara.it)