L’INCHIESTA – “Montagna assassina? Non è vero. Non esiste il rischio 0 nella vita. La paura è ciò che ti fa sopravvivere, ce l’hanno tutti…”

La montagna Matteo Gaudiosi la porta nel cuore da sempre e la sua passione si percepisce in ogni parola della nostra lunga chiacchierata. 30 anni, di Saviore dell’Adamello, guida alpina UIAGM (Unione Internazionale Associazione Guide Di Montagna) e maestro d’alpinismo, ci racconta il suo legame profondo con la montagna. Quella stessa montagna che, come raccontiamo in queste pagine, ha inghiottite molte vite. Sandra, Luca, Federico, sono soltanto alcuni appassionati traditi – anche se forse non è questo il termine corretto da usare – da quella montagna che hanno tanto amato. Ma alle tragedie che hanno lasciato spazio a silenzi, lacrime e incredulità, vogliamo affiancare un ritratto positivo della montagna, sinonimo di vita, di libertà.

Sento parlare spesso di montagna assassina, ma non sono per niente d’accordo e anzi, questa definizione mi dà parecchio fastidio e ti spiego perchè”, esordisce Matteo. “Il rischio zero non esiste in montagna, lo sappiamo bene. Ma il rischio zero non esiste da quando siamo nati e in ogni circostanza. Se mi metto alla guida di un’auto e sfreccio a velocità elevate, non rischio? È chiaro, poi, che nel momento in cui aumentano le persone che si approcciano alle discipline come l’alpinismo e l’arrampicata, aumentano anche gli incidenti, a volte anche mortali. I maggiori incidenti avvengono per casualità, in particolare quelli che colpiscono gli alpinisti. D’altra parte bisogna fare i conti anche con l’inesperienza… se non si è preparati e consapevoli è logico che si è maggiormente esposti, ecco perché è importante fare riferimento a professionisti, alle guide alpine, perché è solo così che riduciamo il pericolo al minimo. La montagna è sempre lì, è lei, cambia veste a seconda delle stagioni, ma siamo noi a doverci approcciare in un certo modo. È chiaro che bisogna mettere in conto la fatalità, non possiamo pensare di controllare tutto… E gli alpinisti accettano la loro parte di rischio, ne sono consapevoli, e a questo sono preparati sia fisicamente che mentalmente. L’alpinismo esiste perché c’è il rischio”. Cosa c’è dietro un bravo alpinista? “C’è un bagaglio di esperienza tecnica, motoria e un allenamento fisico e mentale che porta la persona ad essere preparata. Non diventi un alpinista solo acquistando l’attrezzatura, così come un bravo scalatore deve avere una preparazione tecnica e anche una certa predisposizione… non è una disciplina adatta a tutti”.

Cosa non può mancare in montagna? “Preparazione fisica, mentale e strumenti satellitari sicuramente, dal punto di vista della sicurezza sono fondamentali, ma non può mancare la predisposizione, appunto. In certi ambienti non ci si può improvvisare, è necessario avere un bagaglio motorio, tecnico e una certa preparazione altrimenti il pericolo è dietro l’angolo. Vediamo ogni giorno bei post sui social, delle fotografie di luoghi spettacolari che attirano l’attenzione ed è così che tanta gente si approccia alla montagna… ma è così che si aumenta il rischio. E le persone che vanno oltre, rischiano la propria vita e mettono a rischio anche quella dei soccorritori”…

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