L’INCHIESTA – Bandiere nere e verdi. Legambiente premia le Orobie e sfida la Regione

Bandiera Nera alla Regione, Bandiera Verde…alle filiere del pane. Pur affrontando le necessarie limitazioni imposte dal contrasto all’epidemia, anche nell’estate 2020 la Carovana delle Alpi di Legambiente torna a raccogliere e rilanciare i segnali positivi che affiorano nella montagna lombarda e nelle sue valli. Ma anche a rilevare le cose che non vanno, sottolineate da sventolii di bandiere nere. Ed è una sfida a Palazzo Lombardia la bandiera nera assegnata alla Regione, affinché si attivi per bloccare, una volta per tutte, il dilagare dei ‘traffici di pascoli’ di cui con allarmante frequenza si rendono responsabili allevatori e intermediari della pianura padana, sempre in cerca di superfici da dichiarare per beneficiare dei sussidi PAC (la Politica Agricola Comunitaria) o per giustificare le eccessive densità di capi allevati, e schivare così le sanzioni per violazione della ‘direttiva nitrati’. Espedienti che giungono a configurarsi come vere e proprie truffe finalizzate ad acquisire indebiti aiuti comunitari, svelati da inchieste giudiziarie: l’ultimo caso venuto alla luce in giugno ha interessato un allevamento bresciano, il quale dichiarava l’uso di alpeggi in Valle d’Aosta che in realtà non risultavano caricati di bestiame.

Purtroppo i casi e le inchieste che arrivano a giudizio sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno diffuso in tutta l’Italia montana, in una moltitudine di piccoli comuni proprietari di pascoli le cui superfici vengono collocate in aste pubbliche a cui si presentano grandi aziende di allevamento, offrendo la disponibilità a pagare somme che spiazzano i piccoli allevatori locali, per i quali la beffa si somma al danno: loro non potranno caricare l’alpeggio, mentre i nuovi concessionari sono interessati solo al titolo cartaceo, e nessun interesse alla cura del pascolo che si avvia a progressivo degrado…

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