Legambiente e il Santuario di Caravaggio: “Difficile guardare nel futuro, ma l’orizzonte torna a tingersi di verde”

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Il Circolo Legambiente Serio e Oglio riconoscono l’impegno della diocesi per la salvaguardia del Santuario di Caravaggio.

“Apprendiamo con estremo piacere la notizia circa la presa di distanze della Diocesi di Cremona dall’ipotesi di realizzare il polo logistico nel comune di Misano Gera d’Adda, in un ambito territoriale collocato a poca distanza dal magnifico Santuario mariano di Caravaggio (nell’organizzazione ecclesiastica il santuario di Caravaggio è competenza del vescovo di Cremona) – scrive Legambiente in una nota -.  In particolare, il rettore del Santuario (don Amedeo Ferrari) e l’Istituto per il sostentamento del clero hanno trasmesso proprie osservazioni all’amministrazione del Comune di Misano Gera d’Adda, ove è in corso una revisione del PGT Comunale, chiedendo che l’ambito territoriale interessato dal progetto sia ridestinato ad uso agricolo. Legambiente apprezza e si riconosce in tutte le motivazioni addotte dai due esponenti:

  1. l’insediamento a carattere industriale comprometterebbe un luogo di indiscutibile valore storico, religioso e paesaggistico,
  2. l’uso agricolo del territorio non ha semplice valore per il suo prodotto ma ha valore paesaggistico coerente al monumento,
  3. gli scavi mettono a rischio il fontanile dove avvenne il miracolo dell’apparizione dell’acqua e che ancora oggi sgorga pulita e trasparente nel giardino del Santuario.

Non si tratta solo di belle dichiarazioni: la diocesi ha anticipato di rinunciare alla vendita del terreno di sua proprietà (circa quattro ettari) interessati dal progetto.

È indubbio che una mossa di questo tipo arriva come un vento di brillante e fresca modernità, rispetto al decadente grigiore delle autorizzazioni di questi recenti anni per lastricare di cemento e asfalto centinaia di ettari del fertile suolo della Bassa Bergamasca. Constatiamo che l’enciclica “Laudato sii” di Papa Francesco comincia a distribuire un po’ di vitamine rivitalizzanti nella nostra società, e in primis all’interno della Chiesa.

Ma anche la politica di alto livello si muove sulla stessa linea. In Europa, all’ONU, alle riunioni del COP26 si è compreso ormai benissimo la gravità dei cambiamenti climatici in atto. Lo stile di vita conosciuto finora non è più sostenibile e si stanziano miliardi di euro per attuare un rinnovamento. Sono richiesti cambiamenti delle modalità produttive e distributive dei beni meno impattanti. La nuova modernità richiede soprattutto di procedere con cautela, perché ormai ogni chilometro quadrato di suolo consumato incide sul nostro ambiente drammaticamente più che nel passato. Ci richiede quindi di rinunciare a tutto ciò che non è in equilibrio col tutto.

Nella nostra provincia siamo un po’ indietro. Respiriamo un’aria che sa ormai di passato, spensierata, consumista e cementifera, stile anni ’60. Indubbiamente c’è una crescente parte della cittadinanza sensibile ai temi ambientali. Ma ancora prevale, specialmente “dove si decide”, l’estraneità da quello che succede nel resto del mondo: all’ambiente e alla sopravvivenza del nostro pianeta ci penseranno altri. Mai in questi anni la Provincia di Bergamo ha opposto una eccezione al consumo di suolo a favore della logistica. Addirittura Legambiente è oggi pure impegnata in un ricorso al TAR, perché la Provincia non hai mai chiesto una semplice valutazione di impatto ambientale. La stragrande maggioranza dei sindaci della Bassa Bergamasca ha regolarmente accettato l’insediamento di un polo logistico (in alcuni casi persino più di uno) senza preoccuparsi del destino complessivo del territorio. Tuttavia restiamo ottimisti, qualche importante segno di svolta finalmente si manifesta. Tornando a Caravaggio, come andrà a finire la vicenda? Difficile guardare nel futuro, nel frattempo però l’orizzonte intorno al Santuario torna a tinteggiarsi di un bel verde”.

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