LEFFE – TRA LA GENTE DEL PAESE – “Torno dalla Chiesa, ho pregato per lei”. “La mamma era a Leffestate e ballava, mentre la figlia moriva”. “La donna abitava vicino a me”

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Oggi è giorno di mercato e sono numerose le persone, soprattutto le donne, che si aggirano tra i banchi. Molte di esse sono uscite da poco dalla chiesa parrocchiale, dove don Giuseppe ha celebrato una Messa di suffragio per la piccola Diana:

“Sono tornata da poco dalla Messa in ricordo della povera bambina lasciata morire così crudelmente – dice la signora Caterina la quale, come la maggior parte delle persone che abbiamo sentito, non vuole essere fotografata – C’era tanta gente, la chiesa piena, e il parroco ha fatto un’Omelia davvero profonda e commovente… Io però da quando ho saputo cos’era accaduto sto male, non leggo i giornali e non voglio nemmeno che qualcuno me ne parli perché l’ansia e l’angoscia sono troppo pesanti, non era mai successo nulla di così atroce nei nostri paesi. Questa madre degenere, del resto, non la conosceva nessuno, qui a Leffe non s’era mai vista, però la bimba l’aveva partorita qui. Spero solo che adesso non la facciano passare per pazza, sarebbe troppo comodo…”.

“Beh, pare che qualcuno invece l’avesse vista – la contraddice una del gruppetto di amiche che si riposano e fanno conversazione sotto un portico del centro – un mio conoscente sostiene di averla notata una sera di ‘Leffestate’: ascoltava l’orchestra, si avvicinava con curiosità alla ‘consolle’ del Dj e poi aveva fatto anche qualche ballo col suo compagno… Quel mio conoscente ha detto anche che al momento aveva pensato a qualche signora venuta da fuori per divertirsi alla serata musicale, ma che poi, vedendone la foto sui giornali, l’ha riconosciuta con certezza”.

“Ma come si fa ad andare a ballare sapendo che la tua piccola è tutta sola in un appartamento di città e che tu l’hai abbandonata là come se niente fosse, come se fosse uno straccio? – rincara una vicina – E’ una cosa da brividi, da pelle d’oca!  E poi, possibile che nessuno dei suoi sapesse nulla, il compagno, la nonna, la sorella? Non sarebbe toccato ai famigliari in primis intervenire allertando, che so, l’assistente sociale del paese? Sapevano di sicuro che tipo di donna era, toccava a loro aiutarla, e chiedere a chi di dovere di aiutarla…Il fatto è che ormai dovunque il senso di comunità è venuto meno, trionfano il menefreghismo, l’indifferenza, e forse anche l’omertà”.

Il gruppo annuisce, e la signora rincara:

“Una volta i figli erano figli di tutto il paese… Mi capitò di reagire con durezza allo sgarbo di un ragazzino, tempo fa, anche se non era mio figlio: nessuno accorse in sua difesa, come fanno i genitori di oggi, anzi, rincararono la dose e quella lezione funzionò perché da allora quel ragazzo mi portò sempre un gran rispetto. Eh sì – conclude amaramente – altri tempi…”.

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