LEFFE – Giuseppe Carrara: “La mia Leffe, i laboratori tessili, il Bar Paolino, Fausto Radici, Giacomo e il mobilificio e quell’essere normalmente eccezionali…”

Dei “tempi d’oro” della mia amata Leffe ho un ricordo ancora vivo, seppur mi senta troppo giovane per avere piena memoria degli anni in cui tutto questo era nel pieno della sua esplosione. Ricordo che nei primi anni ’80, mio padre mi mandava a raccogliere i soldi per mettere in palio le coppe delle 4 gare ciclistiche che la SC Leffe (da lui fondata) metteva in pista. Di “laboratori” tessili ce ne erano ancora molti, ed ogni “piccolo imprenditore” concedeva qualche decina di migliaia di lire per ricordare qualche padre o madre. Era una catena di lavoro, solidarietà e ricordo delle radici fra presente, passato e sguardo verso il futuro. Era un mondo “fiabesco”, in cui l’imprenditore era amico dell’operaio. La fortuna di Leffe era tutta legata a questa “formula magica”. Poi certo, ci saranno pure state delle anomalie, ma ciò che più contava era lavorare, costruirsi una casa, una famiglia, e la domenica farsi una corsa, una sciata, una “gara in bicicletta” magari sfidando il proprio datore di lavoro. Quando terminai gli studi superiori, in attesa di trovare un lavoro come “perito elettrotecnico” andai pure io a lavorare per qualche mese da un mio amico. La sera stessa che feci l’esame orale all’ITIS di Gazzaniga, il mio caro amico Giacomo, mi chiese se potessi andare ad aiutare suo fratello nel mobilificio di famiglia. Mi “permisi” di chiedergli che mi fosse concesso il giorno successivo, come riposo anticipato—

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