LE ANIME DELLA CHIESA – DON CLAUDIO VISCONTI E LA RUAH – “La Caritas decide quello che vuole”

La Chiesa è fatta di tante anime, di tanti volti, di tante teste, di molti cuori. Quella Chiesa di chi entra per pregare, per starsene in pace. Quel profumo di candele di cera che mi avvolgeva da piccola quando in chiesa ci andavo con la mia nonna. I suoi rosari sgranati. Quella fede forte e incrollabile. Quel senso di guscio di quel Crocifisso doloroso ma dolce e protettivo allo stesso tempo. La Chiesa è fatta anche di numeri, di offerte, di aiuti, tanti, a chi è in difficoltà. E lo abbiamo raccontato tante volte. La Chiesa è fatta di uomini. E gli uomini non sono infallibili e nemmeno Santi od eroi, come in tutte le categorie. Ma non per questo non bisogna parlare di quanto succede, di quello che è successo in queste settimane. Lo scrivo perché leggendo alcuni commenti, alcune dichiarazioni di sacerdoti sembra che bisogna solo parlare di come la Chiesa è brava, come la Chiesa aiuta e se qualcuno della Chiesa è indagato o inquisito diventa magicamente colpa dei giornali o di chi accusa questa Chiesa. Le intercettazioni non sono un’opinione, cosi come le indagini degli inquirenti e le testimonianze. E credo che quando la Chiesa comincerà a fare dei sani mea culpa tornerà ad essere quella che la gente vuole sia, la Chiesa degli ultimi come dei primi, la Chiesa della gente, anche di chi magari crede poco ma sa che lì troverà sempre un guscio, un punto di riferimento, una pacca sulle spalle o anche una sana sgridata. Ma fateci il piacere. Perché quando un’indagine riguarda la Chiesa non bisogna parlarne e quando riguarda una persona ‘comune’ invece sì?  “La Chiesa è di tutti, ma vuol essere particolarmente la Chiesa dei poveri” (Papa Giovanni XXIII). “La Chiesa è l’umanità riconciliata con Dio”. (Sant’Agostino) oppure senza citare Santi ‘La Chiesa è il luogo dove tutte le verità si danno appuntamento’ (Gk Chesterton)….

‘La Caritas decide quello che vuole’, questa una delle frasi clou dell’ex direttore della Caritas don Claudio Visconti nelle intercettazioni che hanno scatenato il terremoto in bergamasca nell’inchiesta sull’accoglienza migranti. Nel ciclone sono finiti fior fiore di nomi di primo piano della Curia bergamasca e anche altri decisamente più chiacchierati da tempo, come Padre Antonio Zanotti, agli arresti domiciliari nel convento dei frati cappuccini di Sovere e le cooperative come la Ruah, Diakonia, Rinnovamento, tutte cooperative che per anni sono finite in cronaca anche per alcune polemiche sempre sui migranti sollevate dal Carroccio.

A gestire l’inchiesta il Pubblico Ministero Fabrizio Gaverini, il nome forte dell’inchiesta è l’ex direttore della Caritas don Claudio Visconti, 56 anni, ex direttore della Caritas, da settembre 2018 operatore della Pastorale Italiana di Bruxelles, indagato, senza misura cautelare, per associazione a delinquere finalizzata principalmente alla truffa sui rimborsi legati ai migranti. Nell’inchiesta anche il direttore della Ruah Bruno Goisis, Luca Bassis, uomo di fiducia di Visconti, Francesco Bezzi, economo di Diakonia, Omar Piazza della cooperativa Pugno Aperto e molte altre persone.  Si indaga tra le relazioni tra coop e istituzioni.

Dalle intercettazioni la figura di Don Visconti emerge come quella di una persona che comanda e che mostra i muscoli come a marzo del 2018 quando uno dei suoi collaboratori andò in Prefettura convocato da una funzionaria proprio per alcune questioni sui migranti e Don Visconti si arrabbiò, il suo collaboratore avrebbe dovuto chiedere a lui prima di andare: Dobbiamo dare un segnale che siamo padroni in casa nostra”, si legge nelle intercettazioni: “La Caritas decide quello che vuole” e da quello che emerge dall’inchiesta anche gli indagati confermerebbero il suo ruolo di ‘capo’.  Insomma, decide tutto lui. Sul Corriere Bergamo Giuliana Ubbiali e Maddalena Berbenni ricostruiscono alcuni episodi-

«Il 25 ottobre 2016 una sessantina di profughi sbarca sul Monte Bue, a Cene. La Lega ne fa un caso. Il sindaco Giorgio Valoti, in polemica con l’allora prefetto Tiziana Costantino, fa scrivere sui pannelli elettronici fuori dal municipio che nessuno lo aveva avvisato. Di quella decisione discutono Goisis e Bezzi due anni dopo, quando sono sotto intercettazione. È marzo 2018 e dalla Prefettura non stanno arrivando i rimborsi. La Ruah è in seria difficoltà. È stato fissato un incontro con il Prefetto e per Goisis la presenza di don Visconti è fondamentale. ‘Allora, noi ci dobbiamo ricordare quello che è successo quando eravamo io, il don e te, uno a fianco all’altro che abbiamo concordato sulle scale andando in Prefettura che non avremmo aperto Cene’, dice Goisis. Bezzi ricorda che il sacerdote era entrato ‘nelle segrete stanze’. E Goisis: ‘È entrato di là, è uscito di qua… e Cene è stata aperta’. Non è chiaro se per sua volontà, ma per chi indaga è significativo del ruolo».

Indagini che comprendono tanti filoni che fanno capo poi sempre al settore migranti. Facciamo un salto indietro, novembre 2014, quando al Gleno sono stati accolti i primi richiedenti asilo, il direttore della Fondazione Carisma è Fabrizio Lazzarini, passano 4 anni e Lazzarini fa pressioni a Goisis perché venga firmato un contratto di affitto e gli inquirenti ritengono che questo faccia capire che sino a quel momento era stato quindi pagato ‘in nero’. La telefonata sarebbe ‘accesa’, con Lazzarini che si sfoga su Don Visconti che però prende tempo, Lazzarini non ci sta e gli animi si scaldano, vuole che il rapporto contrattuale sia formalizzato e regolarizzato ma don Visconti ribatte: “Vuole comandare lui, a me l’ha detto che comanda lui mica il Bassis, il Goisis, chi comanda è lui su questa partita qua”, e alla fine delle indagini il contratto non è ancora sottoscritto.

Nel giugno 2018 la Ruah sostiene di non riuscire a garantire gli stipendi, ci sono pagamenti arretrati del 2017. La minaccia è di chiamare i giornali. I soldi però arrivano a luglio, 1.300.000 euro. A marzo erano stati incassati 2.800.000 euro, ma è di novembre il bonifico che sarebbe legato alle fatture gonfiate.

In Prefettura bisogna presentare ogni spesa perché i rimborsi sono limitati alle spese certificate. E a questo punto sarebbero state inserite nei report spese inventate. Elementi che emergono da alcune conversazioni, ad esempio quella sui resoconti del gennaio 2018- Don Visconti parla con Bassis e gli spiega di “inserire pure anche le ore del centro d’ascolto o del Galgario e gli affitti ‘figurativi’ di Sedrina, Casazza e San Paolo d’Argon”. Con un altro interlocutore Bassis parla di ‘inventare di sana pianta’….

E’ il 20 settembre 2017, un’educatrice di 26 anni di Fontanella, appena assunta dalla cooperativa sociale Rinnovamento subisce una violenza sessuale da parte di un ospite della Sierra Leone, poi fermato dagli altri profughi e arrestato. I carabinieri partono da qui per scoprire moltissime altre cose, un’indagine lunga e complessa che ha portato a tre arresti e accuse pesanti che riguardano gran parte dei luoghi dell’accoglienza a Bergamo, dalla Caritas al Patronato San Vincenzo e la Cooperativa Ruah.

Il primo filone riguarda la cooperativa Rinnovamento e in particolare padre Antonio Zanotti, 73 anni, che era finito già sulle cronache nel 2018 per ricatti sessuali a un ragazzo della sua cooperativa. Zanotti è ai domiciliari, agli arresti anche la presidente della Coop Anna Maria Preceruti, 58 anni, di Antegnate e l’economo Giovanni Trezzi, 39 di Crema.

Il pubblico Ministero Fabrizio Gaverini aveva chiesto il carcere. Chi indaga è convinto che abbiano usato i centri di accoglienza come una macchina per fare soldi. Intercettazioni telefoniche e filmati in cui taroccano fatture e si dividono denaro alle spalle di disperati a cui davano anche cibo scaduto.

Nelle intercettazioni si parla anche di frutta fresca che sarebbe costata troppo, meglio cibi scaduti. 126 mila euro è la somma illecita calcolata per la quale è stato disposto il sequestro ai fini della confisca. Sono molti i documenti sequestrati nel blitz della sede legale a Romano di Lombardia e dall’analisi di quei documenti si capiranno tante cose. Sono stati bloccati alcuni conti correnti e un immobile che è utilizzato come negozio di oggetti etnici a Bergamo e da cui è partita l’accusa di riciclaggio.

Le accuse, oltre al riciclaggio sono di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, sfruttamento del lavoro e all’inadempimento di contratti di pubbliche forniture…

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