LA STORIA – VILMINORE DI SCALVE – Una necropoli e i resti di un’antica chiesa scoperti e… riseppelliti (troppo in fretta)

Questa è una vicenda scoperchiata e ri-seppellita in fretta. Forse perfino troppa. E riportata alla cronaca dal gruppo “noi gente di Scalve” nei giorni scorsi. C’è un’area in Santa Maria di cui tutti sanno la storia anche solo per sommi capi, anche solo per sentito dire. Qui c’era un’antica chiesa, che faceva parrocchia a sé stante, staccata dall’antica Pieve. Nel 2013 si è realizzata in quest’area la piazzola per l’elisoccorso. Un’opera importante per la valle.

Ma durante gli scavi per realizzare la strada di accesso alla piazzola di atterraggio sono venuti alla luce reperti archeologici che aprirebbero prospettive importanti (anche turistiche) se fossero valorizzati e rimessi alla luce. Anche solo per la parte inerente i resti delle fondamenta e della pavimentazione dell’antica chiesa.

Siamo in possesso di due relazioni importanti (le foto sono tratte da lì). Una è della ditta di Desenzano del Garda di Angelo Ghiroldi, incaricata di redigere una “relazione di assistenza archeologica” in concomitanza con la realizzazione della nuova piazzola per l’elisoccorso in notturna. L’altra è della Sovrintendenza, arrivata però quando gli scavi erano già avanzati. In discussione non è la piazzola dell’elisoccorso (perché quella è un’area già compromessa nel secondo decennio del secolo scorso quando si è costruito il “bacino” che alimenta la centrale di Valbona) quanto la strada di accesso che attraversa appunto una zona che doveva essere classificata come “area archeologica” per la presenza di fondamenta e muri residui riferiti all’antica chiesa di Santa Maria, fatta abbattere nel 1691 dal Vescovo Daniele Giustiniani (Vescovo a Bergamo dal 1664 al 1697) che, a fronte di continui dissidi e discussioni tra il parroco di Santa Maria e l’Arciprete della chiesa-madre di S. Pietro alla Pieve, come Salomone (che però aveva appena fatto finta di dividere in due il bambino conteso dalle due donne) fece abbattere le due chiese per poi far edificare l’attuale.

Fatto sta che durante gli scavi per realizzare la strada di accesso alla piazzola dell’elisoccorso sono stati trovati resti murari della chiesa e ben 18 tombe (e gli scavi hanno riguardato solo una parte dell’area).

Ecco la relazione della Sovrintendenza (abbiamo conservato la citazione delle immagini anche se quelle che riportiamo sono la minima parte e non fanno riferimento a quelle citate).

«Il giorno 10 giugno 2013, alla presenza del geom. C. Belingheri, è stato effettuato un sopralluogo nell’area dove è prevista la realizzazione di una piazzola elisoccorso notturna (fig.1), posta a sud-est dell’abitato (fig.2) in località Campi di S.Maria. Tra le opere accessorie vi sono una strada d’accesso che corre nord-sud, larga metri 5, e una centrale termica interrata di metri 4×7 (fig.3). Gli scavi per queste ultime sono già stati effettuati; in particolare sono state realizzate, fino ad una profondità di circa metri 2 dal piano di campagna, una trincea nord-sud larga metri 6 e lunga metri 50 (fig.4) e, a lato di questa, un ampliamento rettangolare di metri 5×8 (figg.5-6). Durante tali operazioni sono stati intercettati resti murari e strutture tombali che, sulla base dei dati documentari, sembrano essere pertinenti all’antica chiesa di S. Maria e all’annessa area cimiteriale. Questo edificio religioso, citato in un’ordinanza del 1360 ma sicuramente preesistente, almeno fin dal XIII secolo, fu abbattuto, insieme alla chiesa di S. Pietro, nel 1691 in concomitanza con la costruzione delle nuova parrocchiale dedicata a S. Maria Assunta e S. Pietro.

Purtroppo una parte abbastanza consistente delle murature, come testimoniato dalle pietre accumulate a bordo scavo (figg.7-8), è stato rimosso unitamente ad un certo numero di sepolture. Il rinvenimento di frammenti di intonaco dipinto testimonia la presenza di alzati conservati con la loro decorazione parietale; frammenti di ceramica invetriata graffita sono invece riferibili alla fase rinascimentale (fig.9). I resti conservatisi in sezione permettono alcune utili osservazioni. I muri, la cui testa si trova a circa 20-30 cm sotto il piano di campagna, sono larghi 80 cm e realizzati con grossi elementi lapidei messi in opera con malta grigia, mediamente fine e abbastanza tenace. L’alzato è conservato per un’altezza di circa 80 cm e si imposta su una fondazione di 50-60 cm aggettante di 10-15 cm (figg.10-11- 12) . Le tombe si trovano ad una profondità di circa 60-100 cm e sono del tipo a cassa con fondo in nuda terra, pareti con elementi litici infissi a coltello e copertura in lastre di pietra monolitiche (figg.13-14).

Sulla base di quanto rilevato nel sopralluogo si può osservare quanto segue (figg.15-16-17):

  • Complessivamente è già stata scavata un’area di circa 350 mq.
  • Su una superficie di circa 220 mq sono stati intercettati resti archeologici.
  • La chiesa e l’annessa area cimiteriale potrebbero occupare un’area di 500-600 mq ma

solo indagini più approfondite potranno determinare meglio la reale estensione dell’area archeologica».

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A sua volta la ditta “Ghiroldi Angelo e c S.A.S. scavi archeologici” faceva il punto della situazione:

«A seguito di quanto riscontrato nella verifica effettuata nel giugno 2013 (vd. All.1: “Relazione ricognizione 10 Giugno 2013”) in Loc. Campi di S.Maria, nella parte sud-orientale del paese (figg.1, 2), la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia disponeva un più approfondito esame delle strutture intercettate durante la prima parte dei lavori ed una indagine archeologica che ne chiarisse con più precisione caratteristiche, stato di conservazione ed inquadramento cronologico oltre a cercare di delimitare con maggior precisione l’estensione dei resti antichi per poter riesaminare il progetto di realizzazione della piazzola di elisoccorso e annesse strutture in modo che l’opera non interferisse con gli stessi (figg.3, 4).

I lavori, eseguiti da personale qualificato secondo le opportune metodologie, sono iniziati nel luglio 2013 e si sono protratti, con alcune interruzioni, fino al gennaio 2014 seguendo le indicazioni della Soprintendenza per i Beni Archeologici a cui spettava la Direzione Scientifica».

E qui comincia l’opera di “ri-seppellimento” dei ritrovamenti:

«Si è poi passati ad una indagine archeologica di una parte dell’area preceduta da uno scolturamento eseguito con un mezzo meccanico con benna liscia operante sotto la supervisione di un archeologo specializzato. E’ stato così possibile evidenziare con maggior precisione il limite meridionale della zona interessata dai manufatti antichi e questo ha consentito di individuare un nuovo punto dove collocare la centrale termica. Per ragioni legate soprattutto alle tempistiche è stato deciso, per quanto riguarda le sepolture, di limitarsi ad identificarne l’ubicazione senza procedere nello scavo delle stesse (…) Al termine dei lavori tutti i resti archeologici rinvenuti, come da istruzioni ricevute dalla Direzione Scientifica, sono stati reinterrati dopo essere stati coperti con uno strato di geotessuto e, in alcuni punti anche con un telo di plastica (figg.8, 9, 10, 11)».

Insomma con l’ok della sovrintendenza tutto è stato “reinterrato”. Il “danno” era già stato fatto con le prime sepolture rinvenute durante lo scavo “non assistito”, vale a dire prima che intervenissero i tecnici della sovrintendenza….

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