LA STORIA – TRENT’ANNI FA, AGLI ALBORI DELLA MOUNTAIN BIKE – A 15 anni su bici di ferro su per i valichi. Siro, Manuel e Alessandro: storia di tre ragazzi che in bicicletta salirono alla Diga del Gleno, al Passo del Belviso, al Rifugio Tagliaferri e poi giù per la valle del Vo’

di Alessandro Romelli

In questi giorni, grazie all’amico Siro Tagliaferri, ho visto per la prima volta una foto che risale alla fine degli anni Ottanta. La foto ritrae tre ragazzi in posa con la loro bicicletta davanti al Rifugio Tagliaferri, in Valle di Scalve. Uno dei tre sono io, quello sulla destra. Avevo i capelli, lo so…

Questa foto è la testimonianza di una giornata che noi tre non dimenticheremo mai ma che ci permette di rendere credibile ancora oggi un racconto che di per sé avrebbe dell’incredibile. Quello di tre ragazzi di quattordici, quindici anni che, in una domenica di agosto, giunsero con le loro bici (che non oso definire mountain bike) al Rifugio Tagliaferri, andata e ritorno da Vilminore senza cibo e senza acqua, soprattutto senza avere mai deciso di voler andare al Rifugio Tagliaferri. I tre eravamo appunto io, Siro Tagliaferri e Manuel Albrici.

Alla Messa “prima”

Tutto era cominciato nella chiesa del paese, alle sette del mattino, con la messa della domenica. Già allora mi piaceva alzarmi presto e così decisi di onorare il precetto andando alla “messa prima”; che non vuol dire “in anticipo”, ma alla prima messa della giornata.

Con mia sorpresa – gradita – in chiesa trovai anche Manuel e Siro. Chiesi loro come mai fossero già in piedi e mi risposero che avevano un appuntamento con Giovanni Capitanio (altro ragazzo del paese) per andare in bicicletta nella zona dei Campelli, sopra Schilpario. All’uscita dalla funzione, li accompagnai verso la casa di Giovanni dove era fissato il loro appuntamento. Come si usava fare a quel tempo – quando non c’erano i cellulari – la comunicazione avveniva direttamente dalla strada verso la casa dell’amico che si desiderava incontrare. Ma al balcone non apparve Giovanni ma la madre che, scusandosi, disse che Giovanni era ancora a letto e che non si sentiva molto bene.

Siro ringraziò, salutò la signora Ines, dopo di che commentò laconico che “c’era da aspettarselo”. Insomma, erano rimasti in due. Così chiesero a me se mi andava di unirmi alla spedizione.

Io accettai, ma proposi un cambio di destinazione: suggerii di usare le bici solo per arrivare a Pianezza, dopo di che avremmo potuto raggiungere a piedi la Diga del Gleno in modo da tornare a casa per il pranzo. Non mi andava di stare fuori tutto il giorno. Accolsero la mia proposta.

Scesi di corsa a casa, presi la bici (una mountain bike primordiale, ovviamente senza ammortizzatori, di marca “Bimmer”) e raggiunsi i due amici. Cominciammo a salire verso Pianezza che saranno state le otto e mezzo del mattino.

Da Pianezza alla Diga

Essendo una domenica estiva, il flusso delle persone che salgono a Pianezza e da lì alla Diga del Gleno era già consistente. Giunti a Pianezza, passai dalla zia e ottenni di poter lasciare le biciclette nel garage di casa sua. Dopo di che partimmo per il sentiero alla volta della Diga…

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