LA STORIA – I Pinguini Tattici Nucleari, Ringo Starr, le polemiche con Salvini e Red Ronnie e quella musica libera

Si chiama ‘Ringo Starr’, è la canzone che portano a Sanremo (‘in un mondo di John e di Paul (‘io sono Ringo Starr’), intanto il tour è sold out, anche il Forum. Loro sono i Pinguini Tattici Nucleari. Arrivano dalla Val Seriana, lo avevamo già detto, li conosciamo da quando sono nati, qui, in questa valle dove l’arte sembra assopita ma in realtà ogni tanto esplode di meraviglia. E poi un po’ di sana partigianeria (anche se usare la parola ‘partiginaeria’ di questi tempi è un rischio), la mamma di Lorenzo, uno dei Pinguini è la mia collega Cinzia Baronchelli e Lorenzo me lo ricordo da quando era un pischello. I Pinguini sono nati dieci anni fa, era il 2010, e il nome arriva dritto dalla birra Tactical Nuclear Penguin, prodotta nel 2009 dal birrificio britannico BrewDog. Il gruppo, made in Val Seriana è composto da Riccardo Zanotti, voce, Nicola Buttafuoco, chitarra, Lorenzo Pasini, chitarra e cori, Simone Pagani, basso e cori, Matteo Locati, batteria ed Elio Biffi, tastiera, fisarmonica e voce. La loro storia l’abbiamo raccontata più volte, una storia di musicisti non certo nati per caso, tutti con una laurea in tasca, la musica che diventa passione, sogno e mestiere. La Sony che si accorge di loro, anni di studio e divertimento per comporre, creare e suonare. Nessun autotune o roba simile, dal vivo sono una meraviglia, provare per credere. Chi se ne intende sa che dal vivo molti artisti quotati si appoggiano a musica sintetizzata, basi, autotune e altre voci. Loro no, rendono da Dio, non lasciano niente al caso e la qualità è di quelle che lasciano il segno. Scrivo questo perché da qualche giorno, da quando i Pinguini sono stati scelti per Sanremo con il brano Ringo Starr, prima Red Ronnie (che forse era meglio se rimaneva nel ricordo di qualche anno fa) e poi seguito a ruota da Matteo Salvini che non me ne vogliano i leghisti, ma la sua mania di fare il tuttologo, gli giova davvero poco, si sono messi a sputare sentenze senza nemmeno conoscere né il gruppo, né la loro musica, né i testi. Già, ma dove sta la novità? Ormai lo fanno tutti, ed è proprio questo il problema. Sentire attaccare i Pinguini per presunti testi omofobi è abbastanza ridicolo, se non fosse che poi qualche seguace li prende davvero sul serio, certo, meglio i testi di Rita Pavone, incisivi e profondi, senza andare a scomodare la Pappa col Pomodoro ecco uno dei più significativi: “La mia mano nelle tue maniiiiii/ I tuoi occhi che guardano i mie-e-eiii./ Sorridere senza ragioneeeee./ Sentirsi felici di nienteeeee”. Robe che Leopardi ce ne fa un baffo. Ma il punto non sarebbe neanche questo. Il punto è un altro, che non può diventare tutto uno schifo o una meraviglia a seconda dei gusti musicali. E poi i gusti lasciamoli a chi assaggia. La musica è altro. E bisogna saperla fare. E i Pinguini la sanno fare. La Sony non fa contratti a caso e se un gruppo di ragazzi senza nessuna spinta arriva dalla Val Seriana all’etichetta discografica più importante è perché la musica la sanno suonare e la sanno fare. Con buona pace di chi muove il culo al Papeetee sulla dance o al ritmo di valzer alla sagra del bollito. Torniamo al brano incriminato, ‘Irene’, brano del 2017, un pezzo dolce, intenso, allegro, scanzonato, alla Rino Gaetano, una canzone d’amore composta da metafore che insieme formano un puzzle dove ognuno ci compone pezzi del proprio amore. Non c’è altro. E’ come se Carduccii quando scrive a Lidia “Abbrucia e non mi dà pace” vorrebbe darle fuoco, su dai, fate i bravi.  Bisogna proprio scavare in un ‘io’ problematico e perverso per trovare nelle parole di Irene qualcosa di violento. Comunque ecco il testo che sta togliendo il sonno all’ex Ministro dell’Interno: “Irene, questa sera la faccia te la strapperei via
Così faresti paura al mondo ma resteresti sempre mia
In questa notte di buio pesto, che forse era buio pomodoro
Le mie mani Brigate Rosse accarezzano te che sei Aldo Moro
E l’hai letto nelle stelle che la musica ci darà il pane
Il realismo l’avrai lasciato a qualche mercatino equosolidale
Irene, non ci credere poi tanto allo zodiaco
Che la musica il pane quotidiano lo dà solo a chi è celiaco

Il futuro che ti potevo dare l’ho
Barattato per i vinili che ho in soffitta
Te li regalerò quando avrai perso le speranze
E ti sentirai sconfitta
Il futuro che ti potevo dare
Alla fine è una fregatura meglio
Che ti sposi un ingegnere
Un notaio od un dentista
Oppure, oppure, oppure il tuo analista

Una luce indagatrice,… “

Per quel che riguarda Red Ronnie che si sta prendendo l’ulcera a forza di attaccarli vorrei ricordare che quando lo ascoltavo io osannava bravi come Cocaine di Eric Clapton (stupenda canzone, ma non proprio da educandi) o Hey Joe di Jimi Hendrix che altro non è che la storia di un uomo che per gelosia spara alla propria donna, se vogliamo rimanere in Italia ricordo quando trasmetteva a manetta ‘Alzati la gonna’ della Steve Rogers Band. Mi verrebbe da dire, bei tempi, quando la musica era libera. Senza troppi commenti addosso. Io non mi ricordo chi ma qualcuno diceva che ‘La musica è la coincidenza tra disordine e chiarezza, è una rivelazione’. Quindi basta chiacchiere, ascoltate e sognate quello che vi piace e se non vi piace ascoltate altro.

SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 24 GENNAIO