LA CALDA ESTATE DEI SINDACI A FINE MANDATO – GROMO – Sara Riva: “L’uomo della mia vita: mio padre, sulla sedia a rotelle da quando ha 22 anni, lui di Rifondazione, io di Forza Italia”. “L’infanzia, gli studi, il gap di essere bella e…”

Sara è alta poco meno di un metro, il papà seduto sulla sedia a rotelle se la mangia con gli occhi, due sguardi che diventano uno solo, un cielo blu sullo sfondo che sa di infinito. La prima immagine che Sara Riva mostra appena arriva in redazione è questa, loro due insieme, da piccola ma potrebbe mostrarne un’altra simile anche adesso, da grande, come si dice, o forse è meglio scrivere da donna. Sara e papà Roberto, sempre insieme: “E’ lui l’uomo della mia vita – sorride Sara – mi chiedi sempre chi è l’uomo della mia vita, ecco, è lui”.

Sara, sindaca di Gromo, avvocato penalista, è di rientro da Bergamo, direzione naturalmente Gromo: “Ho casa a Bergamo ma per questioni di lavoro, sono quasi sempre a Gromo e sto con i miei”. Sara racconta e quando racconta comincia naturalmente dal papà Roberto, che non è solo un inizio ma è anche l’adesso, il sempre: “Da lui ho preso e prendo i più grandi insegnamenti. Mio padre è sulla sedia a rotelle da quando aveva 22 anni, lui e la mia mamma si sono sposati a ottobre del 1987, io ero già nata a maggio, ho tantissime foto con lui, perché mia mamma ce ne faceva e ce ne fa davvero tante. Mio papà è di Milano, ho ancora la nonna a Quartoggiaro, vado spesso a trovarla, mia mamma invece è di Gandellino”.

Sara, classe 1987 ha una sorella, Giada, tre anni di meno: “Ho sempre visto mio padre sulla sedia a rotelle, quindi la mia normalità è questa, e non l’ho mai sentito lamentarsi una sola volta. Era un ragazzo, era andato in Libia per lavoro, era li da poco tempo, un incidente, una frattura vertebrale bassa e l’infermità per sempre, aveva anche battuto la testa, ma lì per fortuna non ha avuto traumi perenni. Dopo l’incidente lo hanno trasferito a Roma e poi a Bergamo. E da Bergamo è andato a Ginevra per prendersi la sua autonomia, mesi durissimi dove ha imparato perfino a fare le scale con la sedia a rotelle, pochissimi riescono, ma li insegnano a essere autonomi e lui è sempre stato autonomo, sempre”.

Roberto che non ha mai mollato e che ha sempre lavorato e lavora anche ora: “Per una società di progettazione, è perito elettronico, classe 1960, dopo l’infortunio si è reinventato, e poi ha la passione per le auto, per la carrozzeria, quando viveva a Milano, a Quartoggiaro aveva un amico carrozziere e cosi per guadagnarsi qualcosa lo aiutava e si è appassionato. In Libia ci era andato per aprire una sua attività e poi tornare qui con qualche soldo ma dopo pochi giorni si è fatto male, è stato mesi in ospedale e si era riempito di piaghe, e cosi a un certo punto è andato a Ginevra, in un centro specializzato, grazie a un fratello di mia nonna che viveva in quella zona, l’ospedale aveva costi alti ma lui ha tenuto duro, non ha mai mollato e ha imparato ad essere autonomo, a muoversi da solo, ha continuato ad amare la vita e la vita ha amato lui, perché è cosi, lei ricambia sempre chi le rende omaggio con la gioia di vivere. Credo di avere ereditato da lui la passione per tutto ciò che faccio, l’entusiasmo. Nel centro di Ginevra c’era un medico che sosteneva che anche sulla sedia a rotelle si può essere autonomi al 100%, si può fare le scale sulla sedia a rotelle e cosi è stato, lui impennava e saliva le scale, ci ha messo un po’ ad imparare ma lo ha fatto. Da piccola mi ha portato ovunque, eravamo dappertutto e non abbiamo mai avuto problemi”.

Papà e figlia, un legame forte, quando sei diventata sindaco sarà stato orgoglioso. Sara comincia a ridere: “Sicuramente ma c’è un piccolo problema, lui è di sinistra, è un tipo che se piove è capace di dare la colpa a Berlusconi. Ricordo quando ho fatto la campagna elettorale per le regionali, mi serviva un mandatario e ho chiesto a mio padre, figurati che sui manifesti c’era il simbolo di Forza Italia, immagino la fatica che ha fatto ma non si è tirato indietro, pensa che è pure andato ad attaccare i manifesti. Cosa non si fa per i figli…”.

E la mamma? “Lei non compare molto nelle mie foto ma solo perché le stava scattando, si chiama Corinne, è di Gandellino, di cognome fa Salvoldi, mio nonno materno era fabbro, un bravissimo artista, è morto a 87 anni”.

Sara racconta altri aneddoti sul papà: “Anche dalla sedia a rotelle ha sempre sistemato le auto. Una sera, stava terminando la campagna elettorale, ero stanchissima, ho tamponato Gabriele Cortesi, il vicesindaco di Seriate, mi ha aiutato in campagna elettorale, eravamo nella bassa bergamasca e dovevamo andare a Lovere, ero stanchissima, gli avevo chiesto di portarmi con lui perché ero stanca, parcheggiavo a Seriate e salivo in auto con lui, dovevamo andare a Lovere ma prima di fermarci l’ho tamponato, ci sono rimasta malissimo ma papà ha sistemato tutto, il giorno dopo gli ha portato l’auto e l’ha messa apposto. Quando sono nata io nel 1987 lui era già completamente autonomo, a Ginevra gli avevano insegnato tutto e gli avevano fatto fare molta palestra, aveva bisogno di muscoli per essere autonomo”.

Sara e il suo papà, quando ne parla potrebbe andare avanti per ore: “Sì, sai che quando andavo all’asilo se mi metteva lui il grembiulino per me era apposto, se me lo metteva mamma dicevo che stringeva, in realtà mamma è come lui, uno spettacolo, solo che con lui ero particolarmente legata, mi ha trasmesso quella forza che sento dentro ogni volta che devo fare una scelta. Mi ha raccontato che in ospedale gli facevano vedere chi stava peggio di lui e questa cosa gli è servita”. Anche la passione politica quindi l’hai presa da lui, anche se su orientamenti diversi: “Non lo so, può essere, ma anche mia nonna è così, mi è capitato di dover fare un corso a Milano e quindi sono stata qualche giorno da mia nonna a Quartoggiaro, mi sono accorta che guardava solo trasmissioni politiche”….

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