LA CALDA ESTATE DEI SINDACI A FINE MANDATO – CHIUDUNO – Stefano Locatelli: “Mi piace cucinare e tagliare l’erba mi rilassa. La persona che stimo di più è mio papà”

Occhi azzurri e un sorriso che sprigiona meraviglia. Stefano Locatelli, da dieci anni sindaco di Chiuduno, non si ferma mai, lo raggiungiamo al telefono mentre è in viaggio per Trento, dopo essere rientrato da Milano Marittima (alla Festa della Lega ha introdotto lui l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani) e prima di andare a Roma. Un’intervista diversa dal solito, riavvolgiamo il nastro, torniamo tra i banchi di scuola: “Mi sono diplomato al Liceo Scientifico di Trescore Balneario, poi ho iniziato con Ingegneria delle Telecomunicazioni a Brescia, che ho lasciato poco dopo per frequentare Economia a Bergamo. Ho iniziato a lavorare quando avevo 16 anni, volevo la mia indipendenza, ma non venivo da una famiglia ricca e quindi mi sono dovuto rimboccare le maniche”. Primo lavoro? “Sono entrato in una pizzeria in centro a Chiuduno, il titolare mi ha chiesto che pizza volessi, io ero timidissimo, con un filo di voce gli ho risposto che volevo lavorare. Mi ha risposto che non serviva nessuno, poi ci ha ripensato, mi ha detto di tornare la settimana successiva. La prima cosa che ho fatto? Mi sono messo a tagliare i funghi. Ho sempre osservato e ascoltato molto e pian piano ho iniziato a fare un po’ di tutto, il mio titolare mi ha sempre responsabilizzato… è proprio lì che sono diventato severo sul lavoro. Ho sempre frequentato l’Oratorio, quell’anno ho chiesto di lasciar fare a me le pizze, solo che mi sono reso conto che le sapevo soltanto condire (ride, ndr). Sono stati dieci giorni difficili, ma ce l’ho fatta! Quando sono tornato in pizzeria e ho ricominciato a lavorare, il mio titolare mi chiede che pizza voglio e io gli ho risposto che avrei fatto da solo. Mi sono preparato una pizza prosciutto, funghi e grana. Si è meravigliato… da quel momento ho iniziato a sostituirlo quando andava in ferie e a seguirlo in altri locali. Insomma, sono un pizzaiolo prestato alla politica (ride, ndr). Ho anche lavorato in locali serali come barman e cameriere. Poi è arrivata l’opportunità di andare in America per uno stage e sono finito a Washington. Dovevo restare un mese e ho fatto 40 giorni, avevo una fidanzata là, quindi per un paio di anni ho fatto avanti e indietro. Mi sono diviso tra Chicago, Saint Luis, New York, è stata un’esperienza di vita importante e ho imparato benissimo l’inglese”. Ma sei tornato: “La politica mi ha riportato qui, la mia fidanzata in America mi diceva che il sindaco si fa da vecchi, ma io non ero d’accordo, ho chiuso la relazione e sono tornato”. Eri molto giovane quando sei entrato in politica: “Avevo 22 anni, ma ho deciso di provarci. Ho fatto il catechista e frequentavo l’Oratorio e poi giocavo a calcio nella squadra del paese. Beh, questo per dire che un giorno ero al bar davanti ai videogiochi… mi interrompono per chiedermi di far parte della lista Lega, mancava una persona e siccome ero un ragazzo dinamico e piuttosto conosciuto… facevo al caso loro. Sono tornato a casa, l’ho detto subito a mio papà”. Come l’ha presa? “Non era per niente felice, mi ha detto di stare alla larga dalla politica…

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