Introdotto il “diritto di riparazione”, una vittoria per consumatori e aziende

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di Gianna Gancia

Eurodeputata Gruppo ID

Il 25 novembre il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria a Bruxelles, ha approvato a larga maggioranza una risoluzione che chiede alla Commissione europea di introdurre il cosiddetto “diritto di riparazione”, ovvero di intervenire per obbligare i giganti tecnologici a fornire cicli di vita più lunghi per prodotti che usiamo ogni giorno, come smartphones e pc.

Questo rappresenta un primo, importante passo per eradicare in maniera definitiva dal mercato europeo l’odioso fenomeno dell’obsolescenza programmata, ovvero quella pratica commerciale per cui alcune aziende tendono a prefissare il ciclo di vita di un prodotto, obbligando di fatto il consumatore a sostituirlo.

I risvolti positivi di questa iniziativa sono molteplici: se, da un lato, rappresenta una vittoria per tutti i consumatori europei, dall’altro ha conseguenze importanti sul lavoro quotidiano di numerosissime imprese, impegnate trasversalmente nei settori più disparati.

Basti pensare, ad esempio, all’intero comparto degli impianti sciistici: solo nelle valli bergamasche, dalla Valle Seriana alla Valle Brembana fino alla Valle di Scalve, possiamo vantare oltre 140 chilometri di piste, serviti da più di 50 impianti di risalita, che fanno della neve uno dei settori economici chiave dell’area.

Per gli impianti a fune e i bacini di accumulo, l’integrazione del decreto 203/2015 (necessaria una volta che il Governo italiano avrà recepito la normativa), obbligherà il legislatore italiano a rivedere le scadenze definite nel Manuale di Uso e Manutenzione (MUM), che spesso comportano per i gestori degli impianti oneri ingenti per far fronte alle numerose ispezioni speciali.

Un esempio concreto del fatto che, quando le istituzioni europee coniugano buon senso e pragmatismo, i risultati faticosamente ottenuti sono tangibili e impattano positivamente la vita di tutti noi.

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