MANFREDI: lo scrittore degli Imperi perduti

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    Ha il fsico giusto per un flm, di certo per la Tv, dove lo si vede con il suo casco di capelli bianchi mentre si muove a suo agio tra le rovine di templi e palazzi di civiltà scomparse, mentre racconta la storia di imperi e armate perdute, battaglie furibonde, giochi di poteri, tradimenti, cavalcate furiose, sogni che hanno abbracciato la terra e ne sono stati ingoiati. Poi lo si può incontrare per strada ad Ardesio, dove si rifugia per fnire i suoi romanzi, nella “tana” di Giorgio Fornoni. E’ stato involontariamente protagonista di uno screzio (pesante) nella maggioranza adesso guidata proprio dal suo amico Giorgio, cui hanno fatto mancare la maggioranza proprio la sera in cui si doveva deliberare di concedere la cittadinanza onoraria al grande scrittore. Valerio Massimo Manfredi. Dieci milioni di libri venduti. Uno dei più grandi scrittori italiani, il consenso delle vendite, che il più delle volte sono impietose, per lui invece è un biglietto da visita, così come i riconoscimenti internazionali: “Sì, ho avuto molti premi letterari in vari paesi del mondo, sono uno dei pochi italiani invitato al Wordl Economic forum di Davos, in Svizzera, uno dei forum più importanti del pianeta. Parlerò di Ecologia e letteratura, una cosa insolita per uno scrittore, non succede tutti i giorni di essere invitato a un forum economico per chi fa il mio mestiere”. Manfredi è uno che ama sperimentare, ha fatto anche un saggio su archeologia e politica, hai insegnato in molte università e fa un sacco di altre cose: “Ho insegnato in molte università ma adesso la mia attività è diventata troppo intensa e non riesco più a seguire tutto, comunque faccio i corsi che mi vengono proposti, sia in Italia che all’estero. Ho insegnato Comunicazione dell’Antico all’università di Siracusa, ho fatto lezione a Cambridge, a Oxford, all’università dell’Avana a Cuba, in Australia e in molte altre parti del mondo”. Romanziere Valerio Massimo Manfredi, nel cassetto una laurea in lettere classiche con la specializzazione in Topografa del Mondo Antico: “Ho fatto lettere classiche perché è la base indispensabile per assumere la specializzazione che volevo fare, non è una scelta fotografca di tipo ingegneristico, una scienza che tende a ricostruire l’aspetto nell’antichità. La fotografa del mondo antico è una specializzazione ulteriore dell’archeologia”. Il primo romanzo? “E’ del ’84, Palladion”. Ma quello che resta come un testo scolastico è “Lo scudo di Talos”: “Ma la maggior parte dei miei libri sono considerati testi scolatici nelle scuole, ne viene consigliata la lettura”. Una lettura che non ha una fascia di età defnita: “Dalle medie ai licei, una gamma di situazioni che vanno dalla MANFREDI: lo scrittore degli Imperi perduti prima media alla fne delle superiori”. Numeri da classici per i libri di Manfredi che però mantiene sempre un proflo basso: “Perché mi piace fare quello che faccio, sì, la maggior parte dei miei libri sono stati ristampati tante volte, Talos ha avuto 39 edizioni”. Quanti libri hai venduto? “Sui 10 milioni nel mondo, senza contare le edizioni pirata o i club del libro di cui non sempre abbiamo i rendiconto”. Club del libro che hanno contratti particolari: “Si fa un contratto di edizione a livello di forfait, l’editore paga un tot e poi ha il diritto di stampare e vendere un certo numero di copie”. Una volta tu ti sei vantato di poter sfdare chiunque a trovare un’inesattezza storica nei tuoi libri, ricostruiti perfettamente in ogni situazione, anche nel cibo che viene mangiato: “Era una provocazione ma è così. La cornice ambientale è molto accurata, poi errori se ne possono sempre fare, ma una questione è l’errore umano, un’altra è l’ignoranza della materia, se scrivo che c’è una pianta di banane nel giardino di Giulio Cesare è una stupidaggine e suscita ilarità del lettore e si rompe la magia dell’incontro con lui. Un errore imperdonabile che rovina definitivamente la lettura del libro. E’ come mettere l’orologio al polso di una comparsa di un film storico, rompe tutta la finzione e cade la magia. Ci sono autori che non hanno conoscenza e allora ingaggiano ricercatori, li pagano, l’ho fatto anch’io per il cinema, ho visto una sceneggiatura ambientata nell’antichità e ho scoperto un personaggio che mangiava fichi d’india, così ho fatto presente che era impossibile, i fchi d’india sono messicani. Ma questo lavoro lo può fare qualsiasi esperto ma nessuno può scrivere un romanzo degno di questo nome se non ha il talento del narratore, o ce l’hai o non ce l’hai”. Romanzi storici L’archeologia e la storia danno informazioni che però si possono trovare anche da un’altra parte: “Io conosco amici scrittori che hanno uno staff di consulenti e li pagano e amen, ma la capacità di costruire la storia no, la capacità di affascinare milioni di persone non si può comprare”. Tu scrivi romanzi storici: “Ma tutti i romanzi sono storici perché in ogni caso sono sempre ambientati in qualche anno e il cinema è molto simile alla narrativa per immagini, se guardi un film ambientato nei film anni settanta vedi la gente con i pantaloni a zampa di elefante, il dolcevita, le scarpe appuntite, è un film in costume a tutti gli effetti, se scrivi una storia negli anni ’70 è un romanzo storico a tutti gli effetti come se lo metti all’epoca di Giulio Cesare. Se ambienti un romanzo negli anni ’90 è ugualmente storico, appena un momento è passato lo consegni alla memoria”. E tu li hai diversificati abbracciando un po’ tutte le epoche: “Io ho sette, otto fra i miei romanzi, ambientati in epoca recente, nel terzo millennio, ‘La torre nella solitudine’ è ambientato negli anni ’30, ‘L’oracolo’ negli anni ’70. Ma anche a me sfugge qualcosa. Adesso esce la traduzione inglese di ‘Chimaira’, la redattrice inglese ha visto una cosa che è sfuggita a tutti, viene e mi dice ‘lei qui racconta di una partita vista al bar di coppa campioni giocata di sabato, ma al sabato non si fanno le partite di coppa campioni’, aveva ragione, quindi ho dovuto mettere qualcosa d’altro, anche questa è una notizia storica. Non puoi lasciar niente al caso, devi avere il quadro completo del periodo in cui scrivi”. La storia Non sei mai stato tentato di fare lo storico? Indro Montanelli a un certo punto disse che scriveva la Storia d’Italia come un romanzo, ma era un libro di storia: “Indro Montanelli sbagliava, lui era un grande maestro di giornalismo ma quello che ha scritto non è storia, perché la storia non è una questione di narrativa ma di ricostruzione della memoria comune effettuata da migliaia e migliaia di studiosi tutti i giorni, in continuazione, dove qualunque affermazione ha l’onere della prova, come il tribunale. Se tu dici che una situazione si manifesta in un certo modo, lo devi provare. Uno storico non è tenuto a raccontare le cose in modo piacevole, è tenuto ad avvicinarsi il più possibile alla verità, è una disciplina dura e impervia e difficile. Mentre in un romanzo nessuno racconta la storia, ma una storia”. E poi ci sono i saggi, che tu scrivi: “Quelli sono opere storiche, gli Etruschi in valpadana è un’opera storica e archeologica”. Scrivi i saggi e poi trai ispirazioni per i tuoi romanzi? “Non necessariamente”. La tomba di Alessandro è un saggio: ”Sì, è un saggio archeologico di un problema topografico di identificazione del sito dove sorgeva la tomba di Alessandro Magno ad Alessandria”. Come spieghi il successo editoriale di un saggio? “La curiosità può molto”. Il cinema Hai parlato di cinema, il cinema tradisce i romanzi? “Il cinema è un mezzo espressivo profondamente diverso, si esprime per immagini. In una pagina posso descrivere una scena che sullo schermo costerebbe 20 milioni di dollari. Posso dedicare all’espressione di un personaggio venti righe mentre sullo schermo è una cosa di un secondo o due. ‘L’ultima legione’ un romanzo di 475 pagine, diventerebbe un flm di 9 ore se volessimo riprodurlo tutto sullo schermo, impossibile, allora si crea un modo di espressione completamente diverso”. Impero Tu hai detto che la storia è un’altra cosa, la tua trasmissione “Impero” su La 7, è a suo modo storia: “Non la considero storia perché non c’è lo spazio per provare quello che si dice nella trasmissione, ogni espressione in tv non dura più di due minuti, non ci sono gli spazi fsici per provare scientificamente o per portarne di nuovi, la tv è un’operazione di diffusione della cultura, è una rievocazione di eventi del passato, lanciata da un sito intimante connesso con questi avvenimenti, costruita per sollecitare nel pubblico questi eventi, senza limiti cronologici. Abbiamo trattato l’origine del cristianesimo, l’ascesa del fascismo, la figura di Stalin, la Massoneria, argomenti molto importanti, molto massicci ma cercando di far capire al pubblico come ci si accosta a questo tipo di argomenti, qual è l’approccio corretto e come sia necessario una riflessione critica senza accettare passivamente quello che viene proposto, ci smarchiamo dalla tesi del documentario quotidiano per diffondere un senso critico di cui abbiamo bisogno”. La 7 è un’isola felice tra le tv generaliste, non hai mai ricevuto offerte da altre tv? “Come tu sai l’Italia e lo dico con grande dolore, è un paese sclerotizzato, i conduttori sono lì abbarbicati nelle proprie posizioni e creano un piccolo potentato, non c’è una possibilità di successione o alternativa, magari sono anche bravissimi, non SCHEDA è una critica, ma è la constatazione, il movimento è quasi assente in queste situazioni, non c’è movimento, non c’è chi va e chi viene, ci sono solo personaggi che sono diventati istituzioni e durano da 50 anni”. Ti riferisci a Piero Angela? “Non solo, lui è bravissimo, anche Alberto è un bravissimo ragazzo, una persona preparata, io li guardo i loro programmi, però c’è anche una situazione consolidata da tanti anni, dura da troppo. E’ inimmaginabile, che ci siano dei cambiamenti, a meno che qualcuno non costruisca un format per un conduttore o un certo autore, può succedere e succede ma è più facile che una trasmissione muoia perché non ha seguito, perché costa troppo, allora chiudono poi magari riaprono e in una situazione del genere ci può essere una possibilità che venga chiamato un conduttore diverso. Pensa a Mike Bongiorno, ormai un mito nazionale, si affermò con Lascia o Raddoppia, un successo pazzesco, mettevano la tv nei cinema e interrompevano la proiezione del film e facevano vedere Mike Bongiorno. E’ stato un conduttore fino a che si è retto in piedi, ci saranno stati dei giovani che avessero idee nuove, diverse, un modo di proporsi diverso, però era impossibile che questo avvenisse, è la situazione italiana in tanti campi, i figli che succedono ai padri. Se il padre ha la farmacia il ragazzo deve fare il farmacista. Anche se è innegabile che l’Italia tiene perché le famiglie sostengono i figli”. I figli e la casa Tu come vai con i tuoi? “Anch’io li ho in casa, mia figlia ha 25 anni e mio figlio 22”. Quindi se passa la proposta Brunetta che devono uscire di casa per legge a 18 anni rischiano. Manfredi ride “Si, ma sai che Brunetta l’ho conosciuto personalmente, ma comunque la sua è una chiarissima forma provocatoria. Però capisco quello che ha voluto dire, spesso ci troviamo di fronte a una generazione di figli unici, che hanno 4 genitori e 6 nonni sopra la testa, spesso viziati e coccolati, il figlio viziato era uno status simbolo per un paese che usciva dalla miseria. Sono gli stessi genitori che non vogliono che se ne vada. Io dovrei essere l’ultimo a parlare, sono uscito di casa a 34 anni ma perché prima non avevo pensato a sposarmi, me ne sarei anche andato ma collaboravo attivamente al sostegno della famiglia, ho dato tutto quello che guadagnavo per 10 anni ed è servito in un momento difficile per la mia famiglia, un momento duro. Il problema grave è che il nostro paese tratta male i suoi figli, se da un lato c’è quello che ho detto dall’altro posso dire che li tratta male, gli studenti sono trattati nelle città universitarie con sufficienza o addirittura con diffidenza, con spiegamenti di polizia come fosse uno stato d’assedio. Ma città come Bologna, Perugia, Viterbo cosa farebbero senza gli studenti? danno sostentamento alla città. Ma per loro non c’è niente, non c’è un’offerta che li guidi nel mondo del lavoro”. La politica Non hai mai pensato di fare politica? “Sono un delegato nazionale del PD, quindi uno dei fondatori, ho fatto questa scelta perché pensavo che in Italia fosse necessaria, vitale, una grande forza progressista non marxista di sinistra aperta al dialogo con altre forze che mantenesse i valori fondanti della sinistra la giustizia sociale e fscale, la distribuzione saggia della ricchezza, il sostegno delle classi medie e la cultura”. Ed è stata la scelta giusta? “E’ chiaro che se un esperimento non vince se ne provano degli altri ed è giusto che sia così, io ero e sono stato convinto da Walter Veltroni che andava avviato un progetto per sbarazzarsi dei signor no, che manifestavano contro il loro stesso governo. Ho aderito con entusiasmo”. Però non ti se mai presentato alle elezioni: “No, bisogna essere molto preparati per arringare il popolo, sono convinto che c’è gente meno preparata di me che lo fa, ognuno ha della politica il suo concetto, io faccio politica nel senso che cerco di incontrare molti giovani e dare loro speranza, dar loro coraggio, convincerli, non perdere mai la speranza, la fede nel loro paese, nel popolo, a impegnarsi al massimo, a rifiutare una società vincolata dai falsi valori. In un paese dove passano messaggi che se sei carina non è necessario che passi la notte a studiare è un paese sbagliato”. La cittadinanza di Ardesio Quanti libri hai finito di scrivere ad Ardesio? “Quasi tutti. Li cominciavo a casa mia e nelle fasi cruciali andavo da Giorgio Fornoni ad Ardesio e lì lavoravo dieci ore al giorno, alla Masù con la mia musica a tutta palla”. Cosa dici della scelta di fare il sindaco di Giorgio? “Di lui ho tutta la stima possibile, ha un’onestà intellettuale e morale indiscutibile, credo che i cittadini abbiano fatto un’ottima scelta, avrà difficoltà in molte situazioni, immagino che quando va a mettere le mani in certi settori, che toccano interessi e speranze legittime qualcuno storcerà il naso. Non sono un giudice disinteressato perchè per me è un amico straordinario e gli voglio bene e proprio perché lo conosco bene sono convinto che la gente ha fatto un’ottima scelta”. Ma è il suo mestiere? “Può darsi ci siano situazioni in cui ci sono i politici di mestiere, ma il sindaco è una cosa diversa, non significa che non possa avere dei tecnici, dei professionisti che hanno tutta la pratica della gestione, ma un uomo come lui è importante perché è quello che porta le idee, la fantasia, la creatività, il cuore, che in politica non è meno importante che la gestione. Io l’altro giorno avevo davanti una platea di 1000 persone, quando sono andato a Mantova al festival della letteratura ne avevo 1500 persone. Vedo come la gente reagisce, come gli studenti reagiscono, come si entusiasmano, credo che sarei capace anch’io da un certo punto di vista però io sono di questo avviso che se mi chiamano rispondo ma non sono quello che sgomita. Anche Giorgio l’hanno chiamato, gliel’hanno chiesto. Quando Veltroni mi contattò, io gli dissi ‘guarda Walter non voglio fare carriera perchè grazie a Dio l’ho già fatta, non voglio nessun tipo di incarico e immagino che ci siano persone migliori di me però a mio modo mi impegno”. Ad Ardesio la crisi è scoppiata casualmente proprio nel consiglio comunale in cui si doveva assegnare la cittadinanza onoraria a te, adesso Giorgio non l’ha ripresentata, non vuole scatenare altri problemi: “A me dispiace se ci sono stati dei problemi, sono grato che abbia avuto quest’idea, sono onorato se il popolo di Ardesio mi considera un membro della sua comunità ma certamente non voglio che si creino problemi a nessuno, ti posso dire che 3 anni fa sono stato nominato cittadino onorario di Sicarusa davanti a ottomila persone al teatro greco. Io non ho problemi, mi onora se mi danno la cittadinanza ma non voglio creare problemi a nessuno”.

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