L’ISLAM DELLA PORTA ACCANTO

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    “La politica italiana fa schifo, non ci danno il permesso di soggiorno, ci sfruttano ma produciamo il 10% del Pil nazionale, la Padania scrive che servono 200.000 immigrati l’anno, gli italiani non fanno i nostri lavori. Il vescovo Beschi ci ha mandato gli auguri per il Ramadan, ma la gente ha paura dell’Islam. Rogno non ci dà la Moschea, eppure abbiamo i permessi e il Tar ci ha dato ragione. Nell’Alto Sebino siamo più del 10% della popolazione, paghiamo più tasse di voi italiani, anche l’assicurazione per riportare la salma a casa e non possiamo votare. Quattro mogli? Tutte storie, nel Corano è scritto che si possono avere solo se si amano allo stesso modo, quindi è impossibile”.

    La sera è tiepida, anche se il vento si ostina a soffiare addosso gocce d’acqua che scendono a sprazzi da un cielo gonfo. Una donna musulmana è seduta sulle scale con in mano alcuni documenti, tiene stretta la cartelletta trasparente e sorride: “Se li perdo ho finito, mi rimpatriano”. Costa Volpino, un giovedì sera di tarda primavera, la donna è seduta sulle scale della Domus Civica che per tre sere e un pomeriggio a settimana diventa il punto di riferimento per gli extracomunitari alle prese con i rinnovi dei permessi di soggiorno, cittadinanza e robe di quel genere. A poche decine di metri la moschea, o quello che qui chiamano il ‘centro culturale’, di fronte la zona Portici dove altri extracomunitari se ne stanno seduti fuori dai bar. Insomma in un fazzoletto di poche decine di metri c’è una babele di lingue ed etnie. A cercare di tenere assieme tutto Khalid e Youssef, arrivati in Italia da strade diverse una ventina di anni fa e adesso al servizio, gratuito, di chi cerca di provare a farsi una vita nell’Eldorado senza oro e senza speranza: “Perché qui non è come pensano quando partono”. Khalid, risiede a Piazza, una frazione di Sovere: “Sono partito dal Marocco che avevo 21 anni ed è stata dura davvero, ho sofferto tanto, tantissimo”, prima di arrivare in Italia due anni in Francia: “Dall’89 al ’91, cercavo lavoro, sono arrivato in treno, prima la nave e poi il treno”. In Francia però non è più tornato: “Quando sono arrivato in Italia c’era tantissimo lavoro, faccio il carpentiere metalmeccanico, ho cambiato un paio di posti di lavoro ma su quel fronte non ho mai avuto problemi”. Nemmeno con la lingua? “Madrelingua francese, non è stato difficile imparare l’italiano”, Khalid arriva da Fez, cuore del Marocco: “Mi manca la cultura, il cibo, le tradizioni del Marocco”. Ma anche qui da noi c’è molta cultura, l’Italia è piena… “No, guarda che non è più così, la cultura l’avete ma è ferma nei monumenti, l’Italia è il paese dove il 65% delle persone guarda la televisione e dove vengono letti pochissimi libri, da me era il contrario e troppa tv uccide la cultura”. Khalid racconta e scopro che ha frequentato l’università a Fez: “Giurisprudenza, qui mi sono adattato e mi adatto ancora ma la felicità è altro, però va bene così. Da casa mia non potevo portarmi molti libri, così all’inizio è stata dura ma adesso con internet è più facile respirare un po’ della cultura del mio paese. Mi manca anche il cibo sai, però so cucinare bene, vivo da solo, non mi sono fatto una famiglia per scelta, ma le spezie e i piatti base del mio paese sono un’altra cosa”. Khalid fa da ponte ai nuovi arrivati: “Vengo qui tre sere a settimana e cerco di sbrigare documenti e burocrazia, altrimenti se vanno in questura ci mettono mesi e cerchiamo di evitare che passino la notte davanti alla questura per compilare qualche documento”. Quali sono i bisogni più grossi? “Il primo grosso ostacolo è la burocrazia, per avere il permesso di soggiorno si fanno i salti mortali, e poi siamo in mezzo a tantissime nazionalità, abbiamo utenti che arrivano da 62 paesi diversi e da qualche anno c’è il miraggio del posto di lavoro”. Che non c’è più: “Già, abbiamo ragazzi arrivati nel 2007 che non hanno mai lavorato”. Adesso la questione libica, ne arriveranno altri… “Non è proprio così, i libici qui da noi sono quattro gatti e la tv racconta quello che gli fa comodo”. La Francia però sta usando il pugno di ferro, non vuole immigrati: “La Francia rispetterà gli accordi di Schengen, lo farà. Per quel che riguarda la guerra se ne poteva davvero fare a meno ma quando ci sono di mezzo interessi petroliferi tutto passa in secondo piano”. Si avvicina Youssef el Amrani che ha appena finito di aiutare la donna che sedeva sulle scale a compilare alcuni documenti. Youssef lavora come impiegato del sindacato e snocciola numeri: “Qui nell’Alto Sebino noi immigrati siamo il 10% della popolazione, Costa Volpino è il primo paese con l’11% della popolazione eppure la gente non ci vuole ancora”. Come va l’integrazione? “Male, non possiamo nemmeno votare e qui fra pochi giorni ci sono le elezioni, io sì, ho la cittadinanza ma per averla ci vuole davvero una vita, questa volta siamo fortunati, abbiamo due candidati in una lista, almeno riusciamo a dare un segnale al territorio che ci siamo anche noi, qui vedono sempre tutti l’immigrazione come una cosa negativa ma l’immigrazione produce il 10% del Pil nazionale. La settimana scorsa la Padania ha scritto che l’Italia ha bisogno di 200.000 immigrati ogni anno per lavori che altrimenti non verrebbero fatti, l’assistenza agli anziani, lavori nelle acciaierie, nelle fonderie, nei campi. Il 45% delle persone che lavorano nelle stalle sono indiani che con gli animali ci sanno fare”. Allora non è vero che non c’è lavoro: “Il problema è che la crisi ha portato lo sfruttamento, è un altro discorso rispetto a quello di non avere un lavoro. C’è stato lo spostamento della ricchezza, i datori di lavoro trattengono il capitale per sfruttare il lavoro nero ma il lavoro nero gli extracomunitari non possono farlo perché altrimenti perdono il permesso di soggiorno”. Youssef è vicepresidente dell’associazione culturale An Nur: “Che vuol dire illuminazione e fa da ponte a chi arriva fra le due culture, quella italiana e quella marocchina”, l’associazione esiste dal 2000: “E mira ad aggregare i cittadini migranti sul territorio con lo scopo di aiutarsi uno con l’altro e permettere di praticare la fede islamica”. E qui avete la moschea: “La dicitura esatta sarebbe centro culturale. La moschea è un luogo dove si prega e basta, nel centro culturale si fanno anche altre attività, è un luogo di aggregazione, facciamo anche altre cose, ad esempio in questo periodo di crisi raccogliamo beni alimentari per la gente che non ha lavoro, se muore qualcuno organizziamo il viaggio della salma al paese di origine. Fungiamo da punto di riferimento anche per la questura, per il Comune, per i servizi sociali creando così meno tensioni e controllando un po’ tutti”. Numeri: “Beh, qui nell’Alto Sebino, che vengono da noi sono più di 1100, il 50% arriva dal Marocco”. L’immigrazione rispetto a quando sei arrivato tu è cambiata? “Sì, adesso il flusso è più regolare, non ci sono più le grosse ondate anche perché qui c’è tanta crisi”. Mentre parliamo continua ad arrivare gente che chiede aiuto per compilare documenti: “Pratiche per la regolarizzazione dei documenti per i permessi di soggiorno e poi l’agognata cittadinanza italiana”. Come si fa ad ottenerla? “Dopo 10 anni di residenza si inoltra la domanda e si deve aspettare nel buio del segreto di Stato per altri 4 o 5 anni la risposta”. Tu ce l’hai? “Io sì, infatti quest’anno voto, abito a Costa Volpino”. “Io invece no – spiega Khalid –ho fatto richiesta anni fa ma ancora non so niente, sto aspettando, ma tanto non voterei, non credo a questa politica”. E poi c’è il permesso di soggiorno: “Che si può avere per motivi di lavoro subordinato, un visto regolare, ottenerlo per sanatoria, ci sono vari tipi, ogni due anni si rinnova, Maroni dice che in 40 giorni lo si ottiene, non è vero, ci vogliono almeno 8 mesi”. Consiglieresti a un tuo connazionale di venire in Italia? “Qui è cambiato tutto e non ci sono opportunità per gli stranieri, no, non glielo consiglierei”. Tu perché sei venuto qui? “Ci sono vari motivi per cui uno arriva in Italia, non solo il lavoro, ci sono motivi politici, d’amore, di libertà, ecco, io sono venuto perché cercavo quella libertà che al mio paese non c’era. La mia idea era quella di andare in Francia e studiare, e all’inizio così ho fatto, poi le cose non sono andate bene, sono venuto in Italia per cercare un posto di lavoro pensando poi di tornare in Francia a finire gli studi e invece mi sono fermato qui, sono diventato perito meccanico, ho frequentato corsi di mediazione culturale e poi ho trovato lavoro nel sindacato”. Youssef si è fatto anche una famiglia: “Ho sposato una donna di origine marocchina come me e i miei figli sono nati qui”. Come va con la religione? “Male, malissimo, non è accettata”. Perché? “Devi fare la domanda all’attuale governo”. Dimmi la tua opinione: “Qui associano tutti Islam con terrorismo, non è così, anzi, sembra che la nostra religione sia un tabù, ma questo vale per tutti, anche per gli amministratori locali. Ti faccio un esempio, siccome quella che tu chiami moschea e io chiamo centro culturale non risponde più come spazio alle esigenze dei cittadini immigrati abbiamo deciso di comprare un locale più grande a Rogno, era il 2006, allora c’era una giunta di centro sinistra guidata da Guerino Surini e ci ha negato l’utilizzo, adesso cambia amministrazione, arriva Dario Colossi ma è uguale, nonostante il Tar di Brescia ci abbia dato ragione e cosa dobbiamo fare? fare la guerra? se non ci vogliono pazienza. Eppure quello era un posto ideale, 3000 metri quadri per tutte le nostre attività, tanto terreno attorno, non avremmo disturbato nessuno. Per tutti l’Islam è terrorismo, si nascondono dietro questi luoghi comuni per fare i propri interessi politici personali”. E con i parroci come va? “Con alcuni c’è dialogo, altri no, ci rifiutano, qualche tempo fa abbiamo organizzato un grande incontro aperto anche ai preti per confrontarci e discutere assieme, se ne è presentato uno solo, il prete di Pianico”. Ma qualcosa si è mosso a Bergamo: “Per la prima volta ci sono arrivati gli auguri per il ramadan dal vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, ha mandato addirittura una persona a portarci una lettera, una bella sorpresa e un grosso segnale”. Chi è qui da voi l’Imam? “Allora, facciamo chiarezza, su queste cose c’è ancora troppa confusione, Imam vuol dire guida ma non è la guida spirituale come intendete voi con i preti, è la guida della preghiera nel momento in cui si prega, quindi può farlo qualsiasi persona, io, lui, qualsiasi adulto, nella nostra moschea non serve un Imam, qui da noi non serve, può farlo qualsiasi persona conosca il Corano. Siamo tutti Imam”. E perché allora al vostro paese c’è? “Perché le moschee sono veri e propri templi e serve uno che rimanga lì fisso, è pagato dallo Stato, si fanno cinque preghiere al giorno, il venerdì che è il giorno sacro celebrazioni particolari, qui non è così, il venerdì si lavora e non si fanno cinque preghiere al giorno quindi non serve una persona fissa anche perché chi la potrebbe pagare? da noi la paga lo Stato”. Una sorta di custode della fede: “Più o meno”. Youssef torna sul rifuto della moschea a Rogno: “E’ un errore, avere un centro è un’opportunità per controllare gli immigrati, perché può succedere davvero di tutto, per fortuna qui in Italia non è ancora successo nulla, ma dare spazi nuovi vuol dire anche per la questura, per i Comuni controllare, dialogare, lavorare per l’integrazione. E’ ora di finirla di vedere l’Islam come terrorismo, con paura ma ho imparato in questi anni in Italia che qui c’è sempre stata la paura del diverso”. Non ci sono mai stati scontri? “Lo scontro c’è sempre ma è pacifico e civile, speriamo non degeneri, certo, la situazione attuale non aiuta, gli italiani passano un sacco di tempo davanti alla tv, leggono poco o niente e assorbono tutto quanto viene detto dal calderone televisivo”. Interviene Khaled: “Uno del mio paese diceva ‘nelle scelte politiche o sei bastardo o sei bugiardo’ ed è così, perché la gente quando ha il potere ci si attacca con mani e piedi, il sistema politico italiano attuale è l’esempio, gente che siede in parlamento con condanne, gente accusata di corruzione, gente che si fa leggi personali per non essere toccato”. Qui da voi passano quasi tutti gli immigrati, rispetto a quando siete arrivati cosa pensano di trovare in Italia? “Ci sono due tipologie, quelli che sono alla ricerca dell’Eldorado, dell’America dove tutto brilla e quelli che sono semplicemente alla ricerca di una stabilità per una vita migliore ma tutti e due i tipi quando arrivano qui vedono che la realtà non è come l’avevano immaginata, si adattano a fatica, si respira una mancanza di fducia nella legge attuale italiana sulla gestione dell’immigrazione. Sono sfduciati, non intravedono una vita stabile qui in Italia per non parlare della Legge Bossi-Fini, di tutte le altre nuove leggi che servono solo a impaurire gli italiani e a creare la guerra dei poveri. Sono manipolazioni create apposta per controllare il popolo italiano sull’onda dell’emotività”. Cioè? “C’è la crisi, non ci sono posti di lavoro, dicono all’italiano ‘te l’ha rubato l’immigrato’, anche se non è così, gli italiani non fanno i badanti, non lavorano nei campi, ma così creano la guerra dei poveri, i luoghi comuni sono sempre molto effcaci”. Come va con le vostre usanze? Niente alcool, niente carne di maiale… “Ma la quaresima la fanno tutti gli italiani? No, e anche noi non tutti rispettiamo queste cose, gli albanesi nemmeno fanno il Ramadan”. Che quest’anno cade ad agosto: “Cambia ogni anno, quest’anno è agosto”, che è il mese del divertimento, una tortura quindi: “No, macchè, il mese del ramadan è il mese dove tutte le persone devono diventare sante, ma proprio nel vero senso della parola, non devono bestemmiare, non devono parlare male degli altri, non devono bere, mangiare, avere rapporti sessuali, questo durante il giorno, la sera poi si mangia e si prega, è il mese della purifcazione delle perone, e serve, tanto, credimi, un mese dove si comincia davvero a pensare che metà della popolazione mondiale non ha cibo, che muoiono di fame, non per scelta. Quando si sente la sofferenza per qualche rinuncia si pensa meglio a chi deve rinunciare sempre”. Siete il 10% della popolazione locale eppure non ho mai visto un vostro funerale, dove vanno le salme? “La salma rientra nel paese di origine, tanti di noi già quando arrivano hanno l’assicurazione per il trasporto delle salme, poi c’è stato un pastrocchio con la Bossi-Fini, nel senso che hanno deviato i soldi su altre cose, in realtà il trasporto della salma dovrebbe essere a carico del datore di lavoro o dell’Inps perché noi paghiamo un’assicurazione per questo ma la Bossi-Fini ha spostato i nostri soldi su altre cose, nelle nostre buste paghe c’è la trattenuta per il trasporto salma, eppure ci fregano anche quei soldi, guarda che noi paghiamo le tasse come e più degli italiani, paghiamo oltre a quelle che pagate voi anche la tassa sul permesso di soggiorno, la tassa sulla cittadinanza e adesso la Lega vuole tassare anche le rimesse che mandiamo al paese di origine per l’1%, noi con quei soldi aiutiamo due milioni di persone”. Bossi però non vuole bombardare la Libia, la pensa come voi… “Non vuole bombardare perché non vuole altri immigrati, non gliene frega niente di noi. Comunque speriamo si risolva al più presto la questione, la guerra lascia solo perdenti”. La “vostra” Francia però non ha esitato ad attaccare… “Dipende dalla geografa politica, la Francia vuole mostrare i muscoli nei confronti delle proprie colonie, vuole riprendere la sua forza militare, vuole il petrolio, vuole il potere”. Donne, velo, burqa, discriminazione, come la mettiamo? “Lo sai che Laura Cavalieri quando era sindaco a Costa Volpino aveva fatto una delibera per vietare il burqa?”. E voi? “Hai mai visto qualcuno col burqua qui? io personalmente non sono favorevole al burqa ma ognuno ha le sue tradizioni, l’Italia ha un’altra cultura e tradizioni diverse, comunque la legge islamica non prevede il burqa, prevede invece il velo”. Tua moglie ha il velo? “Sì”, e tua figlia? “Ha 12 anni e ha messo il velo, ma è una sua scelta, vuole essere come la mamma, io non impongo nulla, vogliono mantenere le tradizioni, è una loro scelta”. Quante mogli potete avere? “Anche qui va fatta chiarezza, si sente parlare di 4 mogli ma il Corano è chiaro, si possono avere sino a 4 donne ma a particolari condizioni, e cioè che ci siano i soldi per mantenerle e fn qui tutto bene ma che si amino tutte allo stesso modo e qui crolla già tutto, è impossibile amare allo stesso modo 4 donne quindi non esiste il fatto di avere più di una donna, bisogna saperlo leggere il Corano. Certo, se uno prende la prima riga e si limita a quello lo interpreta come vuole ma non è così”. Però molti musulmani hanno più mogli: “Sì, in alcuni paesi islamici sì, ma non più come prima, ripeto, il Corano parla chiaro, io sto parlando di veri islamici, anche i cristiani cattolici non si comportano tutti allo stesso modo”. E’ sera, la gente che aspetta di parlare con Youssef è sempre di più, anziani, donne, uomini, tutti musulmani con in mano documenti e carte, per Youssef la sera è ancora lunga, io torno tra gli occidentali.

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