LA SOLITUDINE DEL PRETE E IL SURROGATO DELL’AMORE

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    Se ne vanno. Di preti che hanno abbandonato la talare (si fa per dire, oggi vestono come tutti) ce ne sono già stati, non molti, ma anche nelle nostre valli ci si ricorda di loro. Nei decenni passati lo scandalo è stato smorzato dalla consapevolezza che i preti sono uomini, le tentazioni tante e si sono moltiplicate. I cristiani (un tempo il termine identificava uomini e donne di ogni paese) sapevano distinguere le debolezze dei loro preti dal messaggio che erano stati consacrati per trasmettere. E comunque quegli abbandoni non erano accompagnati dalle accuse alla Chiesa, ma anzi, da una sorta di richiesta di perdono per quella rinuncia. Un tempo i “fedeli” (e oggi viene voglia di aggiungere “a chi?”) la prendevano male, ma non stavano dalla parte dei “figlioli prodighi”. Oggi su facebook si scatena la canea degli accusatori del “potere ecclesiastico”, insomma è tutta colpa del Vescovo se i preti se ne vanno. Della serie “impiccalo più in alto” che conquisti più “mi piace”. Dio si serve perfino dei peccatori per fare del bene. Gesù aveva scelto dodici apostoli. Uno lo ha abbandonato e tradito. Un altro lo ha rinnegato. Non una, ma ben tre volte. Sotto la croce c’era solo Giovanni, gli altri se l’erano data a gambe. E nonostante questo, sapendo quello che sarebbe successo (“Prima che il gallo canti…”) Simone diventa Pietro, primo Papa, “pietra” angolare della Chiesa. Nella sua storia, la Chiesa ha avuto i suoi martiri, ma anche i suoi apostati. L’abbandono di Giuda, aldilà del tradimento, è rancoroso, si aspettava da Gesù la vendetta, la rivalsa e, deluso nelle “sue” aspettative, lo consegna al potere che voleva abbattere (almeno secondo una lettura della figura di Giuda). L’abbandono degli Apostoli è temporaneo, hanno paura, si sentono deboli e in un certo senso orfani e quindi abbandonati. La solitudine derivata dalle attese… disattese. Ma si ricredono, nel senso che tornano a credere, arrivano a capire la portata del messaggio che va oltre le apparenze, la resurrezione li sconvolge e li fa tornare sui loro passi, come i due discepoli di Emmaus. La solitudine di una scelta di vita, l’unica che ci è data, consacrata a Dio nel bel mezzo di un mondo che crede solo in questa (vita), è in discussione ogni santo (o meno santo) giorno che passa. E poi Gesù stesso, sulla croce, ha una vertigine di disperazione, “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Il dolore fisico, gli sberleffi, gli insulti, le provocazioni rimettono in discussione le scelte radicali, non sarà che ho sbagliato tutto, che questo è l’unico mondo possibile? Se fosse così sto sprecando la mia “unica” occasione di vita. E’ la fede che è scossa. Che questa “scossa” possa essere caricata di motivazioni più contingenti è perfino comprensibile. Gli abbandoni (anche famigliari), come le guerre, hanno cause immediate che fanno aggio sulle cause remote, quelle vere. Così i due preti di cui si parla hanno dato motivazioni diverse, opposte, il “momento Fosbury” di Andrea Boni è ben diverso dalla “ferita che sanguina da 30 anni” di Alessandro Raccagni. Nel primo caso non si accusa nessuno, è la scelta di saltare alla rovescia di un uomo, nel secondo è un abbandono (tardivo) che si fatica a capire, le “molestie” di un ragazzo che si è fatto uomo, che si è fatto prete e prete è restato per tutti questi anni “nonostante”, e solo adesso sbatte la porta e se ne va. E’ la fede nella propria scelta di vita, è la fede in Dio che vacilla, non servono altre giustificazioni e tanto meno le accuse, sanno, i preti, che non sono santi, sanno che gli uomini di Chiesa, a loro volta, non sono santi. Santa è la Chiesa, intesa come corpo mistico, che comprende le parti nobili e meno nobili. Un Vescovo non può conoscere tutti i suoi preti. “Se fosse bergamasco sarebbe più facile”. Il contrario: al Vescovo Amadei si rimproverava proprio di essere bergamasco e di “fare preferenze”. Anche i parroci nei paesi sono “forestieri”. E faticano a capire, ci vuole tempo. Nessuno vorrebbe parroco uno del paese, si trascinerebbe rancori, sospetti e pregiudizi. Per due preti che abbandonano ce ne sono centinaia che “credono” e aiutano a credere, sacrificando l’unica vita che hanno, megafoni del vangelo. Se si rompe il megafono, il messaggio è meno fragoroso, ma resta intatto. Ogni abbandono ha le sue ragioni remote e contingenti. La Chiesa di Papa Francesco sta cercando di riportarsi alla semplicità delle origini. Gli apparati resistono, come succede nella burocrazia dello Stato. Se la rivoluzione della Chiesa parte dall’alto (vedi intervista al Vescovo su questo giornale sul numero del 14 marzo), qui in basso c’è chi ha frainteso, intendendo ci sia una sorta di “liberi tutti”. La Chiesa rischia (consapevolmente) di perdere autorità. Ma è il prezzo che deve pagare per riacquistare autorevolezza.

     

     

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