LA FEBBRE DEL GIOCO Ho sognato due numeri al lotto

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    Tavolino in legno, Gazzetta in mano, schedina e penna bic dall’altra. Sino a pochi anni fa il gioco degli italiani era tutto lì, il miraggio del 13 al totocalcio. L’incubo erano sempre le tre partite di serie C in fondo alla schedina e poi tutti incollati con l’orecchio alla radio per ‘tutto il calcio minuto per minuto’, nessun anticipo o posticipo serale, tutto cominciava e finiva nell’arco di un pomeriggio di domenica. Poi, dal lunedì non se ne parlava più. Qualche anno dopo, a ridosso del 2000, è esploso il big bang, lo Stato ci ha pensato su e ha intravisto la possibilità, far giocare gli italiani, illudendoli, coccolandoli, bersagliandoli di pubblicità, così in poco tempo sono nati il Superenalotto, il ‘gratta & vinci’, le lotterie, il bingo, le scommesse sportive, le slot machine, le macchinette, e per ultimo il poker on line. Tutti a giocare, a sognare, e quasi sempre a perdere. Un fatturato di decine di miliardi di euro, una delle prime industrie italiane per fatturato e in tempi di crisi addirittura aumenta. Pensionati e casalinghe alle prese con Gratta & Vinci da cinque e dieci euro l’uno, Lotto e Superenalotto presi d’assalto, ma anche macchinette nei bar e adesso anche nelle edicole dove infilare monete da uno o due euro, oppure banconote da cinque euro e schiacciare un pulsante sperando di azzeccare una serie di numeri e figure uguali. Un fenomeno che ha mandato e sta mandando sul lastrico migliaia di famiglie, se molti si limitano a qualche decine di euro a settimana, altri ci lasciano l’intero stipendio. E adesso la diversificazione per fasce d’età è diventata certosina. C’è il ‘gratta & vinci’ e il Lotto che sono preferiti dalle casalinghe e dai pensionati, il Superenalotto da operai e impiegati, il Bingo in prevalenza dalle donne e adesso il poker on line per ragazzi, studenti e in generale per gli uomini. Insomma si pesca dalle tasche di tutti.

    L’altra faccia della vita

    1. comincia presto. Alle 14 è già operativa. Esce dall’ufficio dove lavora part time e si infila nel bar di fronte, nemmeno deve cambiare parcheggio. Qui comincia la sua seconda vita, macchinette da gioco mentre mangia un panino e beve una coca cola light, cinque euro alla volta per un paio d’ore, il tempo di lasciarci dagli 80 ai 110 euro al giorno, dipende se suona o meno il cellulare e se c’è qualche appuntamento inatteso. R. abita in un paese della Valcavallina, ha un marito che fa il rappresentante, un figlio che frequenta la seconda media e soprattutto ha il pomeriggio libero. “Ho cominciato nel 2001, per caso, e non ho più smesso, adesso non smetto davvero più”. R. guadagna 780 euro al mese e lo stipendio per le macchinette dura al massimo 15 giorni: “E poi prelevo col bancomat, abbiamo via un po’ di soldi, mio marito pochi anni fa ha venduto la vecchia casa di suo padre e in banca abbiamo investito in modo sicuro, niente rischi in Borsa”. Lui lo sa? “No, non si accorge di niente, tengo io i conti in casa, e poi lui ha lo stipendio, le entrate per ora ci sono”. Ma quanto prelevi dal conto oltre ai 750 euro? “Altri 3-400 euro, spendo circa 1.100-1200 euro al mese, ma guarda che ogni tanto vinco, quindi alla fne sono circa 1000 euro quelli che escono”. R. rientra a casa alle 17, giusto il tempo per preparare la cena e sistemare tutto prima che rientri il marito. E il figlio? “Va a scuola 3 pomeriggi a settimana e gli altri due ha il calcio, non c’è”. E il sabato e la domenica non giochi? “Certo che gioco, ho la scusa per uscire con le amiche che in realtà ormai non vedo più e mi infilo a giocare ma non nel bar in cui vado in settimana, un altro fuori paese, cerco di non dare troppo nell’occhio”.

    La dolce (e costosa) malattia

    1. ha perso 40.000 euro in un anno. Adesso è in cura da uno psicologo supportato da uno psicanalista, aiutato da farmaci e con i fgli inferociti. Sessantaquattro anni, in pensione da cinque, S. ha cominciato a giocare dieci anni fa, ma ogni anno la voglia di gioco aumentava e nell’ultimo anno è esplosa e si è ingoiata perfno la vecchia Punto comprata con la liquidazione. Adesso S. va dallo psicologo in pullman e in paese si muove con la bicicletta: “Non gioco da due mesi ma tremo ancora e di notte mi sveglio. Cosa è successo? non lo so. Mi alzavo al mattino, andavo al bar e cominciavo con le macchinette, uscivo, andavo in edicola e compravo i gratta & vinci, e poi al pomeriggio al Bingo, tutti i giorni così e se capitava qualche domenica che i miei fgli mi invitavano a pranzo e non potevo andare stavo male. Talmente male che arrivavo a inventare scuse per non andare a pranzo da loro, tutto era buono pur di riuscire ad andare a giocare”. S. rimane solo: “Senza neanche accorgermi ho perso un po’ alla volta tutti gli amici, ma non perché si vergognassero di me, macché, semplicemente perché non avevo più tempo per frequentarli, preferivo andare a giocare, e quando giochi preferisci star solo. Non parlavo per giorni interi con nessuno, avevo in testa solo i colori delle macchinette, il rumore delle monetine che inflavo e le cartelle del Bingo, il resto non m’interessava. Prima guardavo sempre i risultati dell’Atalanta, negli ultimi tempi non sapevo nemmeno se giocava o no, l’importante era che giocassi io”. S. vedovo da 9 anni, abita da solo: “Nessuno mi controllava e io andavo avanti. Poi ho cominciato a giocare sempre di più. Ricordo una domenica di inizio ottobre, ho perso in un giorno 3.400 euro, ho giocato per 16 ore di fila”. I figli non lo trovano mai a casa alla domenica, cominciano a insospettirsi, si informano, lo seguono e scoprono il vizio: “A fine settembre ho venduto l’auto, ho preso 2.800 euro e li ho spesi in tre giorni”. I figli lo trovano un lunedì mattina in un bar attaccato alle macchinette: “Nemmeno li guardavo, tremavo e giocavo, mi hanno portato via di peso”. Poi le urla, le litigate, il medico, lo psicologo e adesso il tentativo di smettere: “Per ora vado bene, vedremo”.

    Le probabilità di vittoria

    Per vincere il jackpot, ossia il primo premio, al Superenalotto occorre indovinare una combinazione di 6 numeri estratti casualmente tra 90. La probabilità di indovinare il primo numero estratto è di 1 su 90, quella di indovinare il secondo è di 1 su 89, e così via. Facendo qualche calcolo statistico si scopre che le probabilità di azzeccare la sestina vincente sono quasi nulle: solo 1 su 622.614.630. Secondo Roberto Natalini, matematico del CNR, è più probabile che un asteroide colpisca la Terra piuttosto che indovinare il 6 al Superenalotto: gli esperti del Centro Nazionale Ricerche hanno infatti quantifcato in 1 su 40.000 le probabilità che nel 2036 l’asteroide 99942 Apophis investa il nostro pianeta. Qui sotto sono riassunte le probabilità di successo riferite alle altre combinazioni vincenti: 3: 1 su 326,71 – 4: 1 su 11.906,95 – 5: 1 su 1.235.346,48 – 5+ 1: 1 su 103.769.105 Tra tutti i giochi d’azzardo, il Superenalotto è uno dei più ricchi, ma è anche quello con la più bassa probabilità di vincita: lotto, poker, roulette e Gratta e Vinci sono molto più generosi. 1 su 43.949.268 è la probabilità di indovinare una cinquina secca al lotto. 1 su 649.739 è la probabilità di avere alla prima mano una scala reale servita (cioè una scala di cinque carte dello stesso seme) al gioco del poker. 1 su 38 è la probabilità di vincere alla roulette puntando su un solo numero. da 1 su 15 a 1 su 7 circa è la probabilità di vincere al Gratta&Vinci, a seconda del tagliando acquistato.

    Gratta e non vinci

    Secondo alcune statistiche nazionali 80% della popolazione ha giocato almeno una volta ad un gioco d’azzardo (slot-machine, lotto, superenalotto, bingo, gratta e vinci, ecc.) mentre il 17/20% della popolazione è interessato da un rapporto problematico con il gioco che, secondo gli psicologi, può trasformarsi in dipendenza. L’1/3% della popolazione è patologicamente dipendente. Tra tutti i giochi trionfa il Gratta e Vinci (61%) seguito dal Superenalotto col 50% ed il Lotto con il 41%. L’elenco continua con le Lotteria (26%), slot machine (16%), carte (22%), Bingo (16%), Totocalcio (14,7%). Il gioco on line, al 12,5%, supera i casinò (7,6%), le scommesse in agenzia, i giochi telefonici. Il 51% dei giocatori è di sesso femminile mentre le fasce di età interessate risultano essere tra i 10 e i 19 anni e gli over 70. La fascia a maggiore rischio dipendenza è 50-59 anni, seguita dai quarantenni. Il titolo di studio più diffuso tra le persone coinvolte è la licenza superiore (54%), la licenza media (21%) e la laurea (19%). La maggior parte dei giocatori d’azzardo patologici vive in precarie condizione economiche, l’80.3% degli occupati precari o saltuari gioca d’azzardo. Le fasce d’età a rischio sono, oltre ai giovani, i 50/59enni seguiti dai 40enni. Quando il superenalotto raggiunge montepremi sopra i cento milioni di euro, quasi tutti gli italiani corrono a compilare le schedine. E’ l’unico caso in cui il gioco prende tutte le fasce sociali. Se ne deduce che il mito del gioco e della dea bendata sono la reale ed unica soluzione su cui gli italiani stanno puntando in funzione anticrisi. Lo stesso accadde negli anni cinquanta con il totocalcio, subito dopo la fne della guerra. Uno studio evidenzia soprattutto che ben il 10,8% dei giocatori, pari a un milione e mezzo di persone, prova l’impulso a giocare somme di denaro sempre più consistenti. Un fenomeno che riguarda il 13,1% degli uomini e l’8% delle femmine. Tra questi giocatori, il 5,3% nasconde addirittura l’entità del denaro speso ai familiari. Il dato più preoccupante è però quello della rilevante parte che rientra nella vera e propria dipendenza da ‘gambling’. Tra i residenti in Italia che hanno giocato almeno una volta il 19,8%, pari a tre milioni di persone, potrebbe sviluppare una dipendenza da gioco d’azzardo, e fra questi il 12,4% è nella fascia a rischio minimo, il 4,6% a rischio moderato e lo 0,8%, ovvero 120.000 persone, risulta avere un proflo da gambler. La ‘febbre del gioco’ non risparmia neanche i ragazzi. Circa il 40% degli studenti italiani alle scuole superiori, poco meno di un milione di iscritti, secondo i dati dell’indagine Espad 2008 condotta dal suo Istituto fra 45.000 studenti di età compresa fra i 15 ed i 19 anni, dice di aver giocato con soldi almeno una volta nel corso del 2008. Sono i ragazzi a giocare di più rispetto alle coetanee, il 52,6 contro il 28,8%.

    Quanto si spende

    Ogni giocatore, tra lotto, slot e annessi, spende in media 800 euro all’anno. Per il 2009 si parla di una raccolta complessiva di circa 56 miliardi di Euro, il 2,5 % del PIL italiano. Nel 2003 erano 15 miliardi. E per il 2010 è previsto un aumento dell’8%. Un vincitore sicuro c’è: lo Stato. Grazie al prelievo fscale sulle giocate l’erario ha infatti incassato nel 2009 quasi 10 miliardi di Euro. E ciò che colpisce è che non si creano i presupposti per nuovi posti di lavoro. L’entrate spariscono nel nulla, le società concessionarie diventano sempre più ricche ed i poveri, drogati dal gioco e dalle necessità, aumentano in numero e in disagi. Anche l’ultima moda del momento, come detto, il Texas Hold’em (il poker sportivo che dagli Stati Uniti è ormai arrivato in Italia con la forza di un ciclone) ha attirato l’attenzione del Fisco. Ad ottobre 2008 la raccolta ammontava a 52 milioni di euro, a novembre erano già 74 e per il 2008 si è raggiunto una raccolta complessiva di 230 milioni di euro, con una previsione per il 2009 di un aumento del 864,8%, fno a circa due miliardi di euro. Cifre che nessuno comunica e non ama ufficializzare. Attualmente lo Stato si prende una piccolissima fetta, dato che l’80% del giocato finisce nel montepremi, il 17% nelle tasche degli operatori e solo il 3% va all’Erario. Nonostante questa limitata percentuale nel 2008 lo Stato ha guadagnato con il poker on line 7 milioni di euro. Ma se si considera che in Danimarca la tassazione su questo tipo di vincite è al 75%, i margini di guadagno sono ancora molto elevati. Per concretizzare delle cifre, anche in virtù degli aumenti del numero delle giocate, basterebbe che lo Stato aumenti la percentuale di tassazione ad un “misero” 10% per avere a disposizione altri 100 milioni di euro. Se consideriamo che il CONI ha un deficit di circa 140 milioni di Euro è facile capire perché sono sempre di più i ‘funzionari’ che premono per aumentare la tassazione. Nel 2007 l’Italia ha raggiunto il primato mondiale per spesa pro-capite all’anno nel gioco lecito.

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