intervista card. Esilio Tonini decano dei cardinali

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    “Se vogliamo davvero che l’uomo torni più umano dobbiamo creare una condizione nella quale ogni bambino che nasce sa che ha il mondo intero che lo protegge”

    Il Cardinal Ersilio Tonini, classe 1914, è il più anziano del Collegio cardinalizio, figura di riferimento della Chiesa mondiale, arcivescovo emerito di Ravenna, un cardinale atipico, autore di libri, tra i protagonisti della trasmissione televisiva giornalistica ‘I dieci comandamenti all’italiana’ di Enzo Biagi, definita dalla Santa Sede “a tutt’oggi un esempio di moderna catechesi che si avvale del mezzo e del linguaggio televisivo”, da lì una lunga serie di apparizioni che ne faranno un personaggio televisivo e un commentatore apprezzato e ricercato. In questi giorni la Chiesa è sotto i riflettori per lo scandalo pedofilia. Ma c’è un altro argomento su cui la Chiesa non si è mai esposta molto. Mentre la pedofilia ha costretto la Chiesa a prendere posizione, andiamo a verificare il silenzio rumoroso della Chiesa sui diritti umani, sulla pena di morte. Sembra che la Chiesa difenda a spada tratta il diritto di nascere, getti anatemi su chi impedisce di nascere, taccia o parli sottovoce su chi dà la morte. Ne parliamo con il cardinal Ersilio Tonini. Gesù condannato a morte Gesù è stato condannato a morte e la Chiesa cosa pensa oggi della pena di morte? “Beh. Il valore della vita condiziona il giudizio sulla pena di morte. Come dire che più tu stimi la vita più ne capisci il miracolo. La chiesa è ben decisa a difendere il valore della vita fino all’estremo, vero è che lungo i secoli le usanze si possono creare, e per varie giustificazioni il valore della vita diventa sempre minore; allora abbiamo delle fasi di involuzione spaventosa, ma la Chiesa ha sempre considerato la vita come opera di Dio, parlo della vita umana. La differenza tra l’uomo e il resto del mondo è proprio questo, l’uomo visto come immagine del creatore, proprio per questo è intangibile e non bastano i delitti per renderlo indegno di vivere. Sant’Agostino diceva in una riflessione molto bella: tu puoi commettere tutti gli errori del mondo, quel che hai fatto tu di te è male ma quel che Dio ha fatto in te è bene, è per questo che diventa intangibile. Dunque la Chiesa si oppone e si opporrà con tutte le sue forze alla pena di morte, proprio perché specialmente in un mondo moderno con le possibilità che l’uomo ha di difendere l’esistenza e di bloccare anche la perversione e quindi anche la violenza in altri modi ritiene che semmai nel passato fosse stata considerata come ultimo arazzo per difendere, proteggere la vita pubblica, oggi veramente quella situazione non è più tale. Il mondo moderno ha modo di bloccare la violenza senza questo tremendo rigore di far pagare ad ogni uomo con la vita i propri errori. Anche tenendo poi conto di un’altra cosa, che le sentenze di tribunale, ahimé, sono passibili di errori. E un’altra cosa ancora più grave, che nelle dittature ogni violazione è delitto assoluto poiché le dittature considerano se stesse come i padroni della vita; ebbene a questo punto ha ragione la Chiesa oggi di recuperare questa difesa ad oltranza non lasciandosi bloccare anche dalle usanze che ormai predominano in alcuni Stati, in alcuni regimi anche democratici del mondo, la democrazia non è mai perfetta fino a quando non rispetta il valore fondamentale del soggetto umano che poi è lo scopo e la misura della democrazia”. La democrazia americana Ma che democrazia è per esempio quella americana che vuole esportare in tutto il mondo la sua forma di democrazia eppure applica la pena di morte? Lei stesso diceva che non è democrazia giusta fino a quando avrà la pena di morte. “Non c’è dubbio che la democrazia americana si presenta ammirevole per molti aspetti, penso ad esempio a come è riuscita l’America ad ingoiare, per cosi dire, popoli del mondo intero facendone una sola comunità, non c’è dubbio che c’è qualcosa di estremamente positivo. Quando pensiamo all’America che, in occasione delle ultime due guerre, ha sacrificato migliaia forse milioni dei suoi cittadini per la difesa dell’Europa… Una democrazia molto forte, molto robusta e molto generosa. Rimane però vero che questa della pena di morte è veramente una macchia grave, pesante e semplicemente assurda. Il divario con l’Europa è evidente. L’Europa ha posto proprio nella sua carta costituzionale, ma quasi nel suo Dna, dopo l’abiezione dell’hitlerismo, dopo camini e camini di carne umana, insomma dopo un percorso durissimo, il diritto di vita a tutti. Beh, torno a dire, non c’è dubbio che l’America merita rispetto, che la sua forma democratica che per certi aspetti è rimasta esemplare per la possibilità che hanno i cittadini di esprimersi, per la possibilità che hanno di cambiare i loro governi, soprattutto per la capacità che hanno avuto lungo i secoli dal seicento in poi di amalgamare popoli di diversa razza, di diversa origine, di diversa storia, rendendoli capaci immediatamente di assumere la stessa dignità degli aborigeni, ebbene sotto questo punto di vista non c’è dubbio l’America meriti rispetto, meriti veramente anche gratitudine, specialmente quando pensiamo a quello che ha fatto per la difesa dell’Europa durante le ultime due guerre mondiali e l’Europa deve all’America la sua salvezza. Ciò ribadito bisogna però riconoscere che questa della pena di morte è una vergogna. E’ una macchia struggente, l’avvertiamo noi Europei come qualche cosa di impensabile, di assurdo, specialmente quando poi, alcuni particolari, la rendono particolarmente, possiamo dirlo, perversa, quando vediamo per esempio che è concesso ai parenti delle vittime di qualche assassino di assistere all’agonia, alla morte insomma, alle ultime fasi della vita dell’assassino, del condannato a morte, assistere dunque quasi per saziarsi, per compensare il dolore che hanno provato per la morte di qualcuno dei loro cari, qui io dico che abbiamo il peggio della storia del mondo. Raramente si sono visti spettacoli di questo genere, e che tutto questo sia legalizzato e sia poi divulgato attraverso i mass media, beh, diciamo, no no, su questo punto l’America porta con sé un aspetto delle peggiori epoche storiche”. La Chiesa e la pena di morte Però la Chiesa in ultima analisi pare che accetti la pena di morte, non ha mai preso definitivamente posizione e nel catechismo non c’è qualcosa di chiaro e definitivo. “La risposta viene da quello che ha detto il Papa, se noi guardiamo la storia umana dobbiamo dire che ci sono state delle epoche dove la violenza dei singoli e delle masse rendevano la vita veramente vulnerabile. Cerco di spiegarmi meglio. Bisogna renderci conto di come lungo i secoli ci sono state fasi veramente barbariche, momenti nei quali l’ordine pubblico pareva ormai insostenibile, se non con le minacce estreme, ed è parso allora che l’unico mezzo fosse lo spavento, la paura, la pena di morte allora ritenuta lecita quando non c’era altro mezzo per impedire il dilagare della violenza, degli assassini all’infinito, ma queste sono epoche storiche barbariche. Allora abbiamo il fenomeno della morte per la morte ed abbiamo visto anche delle cose estreme. Non possiamo dimenticare quello che è accaduto nelle ultime guerre mondiali, le fosse ardeatine sono un simbolo di che cosa può accadere quando a difesa dell’ordine pubblico, un ucciso deve essere pagato con dieci innocenti, dieci non colpevoli, dieci colpevoli soltanto di essere o italiani o francesi o tedeschi. E’ un po’ quello che abbiamo recentemente visto nell’Iraq, perché quando si comincia ad ammazzare, ci si può abituare al sangue e quando ci si abitua al sangue, l’uomo diventa peggiore delle bestie. Non posso dimenticare un brano del grande etologo Lorenz, quello che aveva vissuto dieci anni con le anatre, un libro dedicato al tema dell’aggressività. Dice: anche gli animali sono capaci dell’aggressione, però lo fanno a difesa della propria vita o dei propri figli, l’uomo invece è l’unico animale, l’unico della specie animale, che trova il gusto nel torturare, appagarsi della tortura. Chi si abitua al sangue è capace delle cose più abnormi, e lo abbiamo proprio ad esempio negli anni recenti in quello che è successo nell’Iraq e possiamo anche capire che qualcuno abbia pensato alla pena di morte per bloccare stragi infinite come queste che là sono accadute. E’ un ricorso all’assurdo, un assurdo minore per evitare degli assurdi peggiori. Qual è la conclusione?” L’uomo perfetto nel bene e nel male “La conclusione è questa: l’uomo è il più perfetto degli esseri esistenti nel mondo, ma ahimè è perfetto nel bene ma può arrivare anche all’estremo limite nel male, ecco perché l’uomo allora, per la sua grandezza, per la sua fragilità, deve essere custodito. Lo Stato, tutto il mondo intero, deve prendersi cura dei ragazzi che crescono perché nascono sempre uomini capaci di un bene infinito, ma anche di un male infinito. Hitler è nato come tanti altri bambini, fu fatta una festa enorme, quando nacque Hitler, poi quello che è accaduto lo sappiamo bene, il ricordo dei camini che fumavano di carne umana non ci deve mai, non deve mai scomparire dalla nostra memoria. Il problema è che noi non li abbiamo visti e perché non li abbiamo visti, abbiamo tardato ad avere orrore, ma quando si poté entrare nei campi di sterminio, fu tale lo spavento, fu tale l’orrore, l’ignominia provata, la vergogna che si pensò allora di fare un gesto impensabile nella storia umana: il processo di Norimberga, che rompeva la tradizione giuridica di secoli. La tradizione giuridica di secoli prevedeva che le sentenze dovessero essere pronunciate soltanto dai capi delle singole comunità, praticamente dopo che si sono formati gli Stati Nazione con sovranità nazionale, fu affermato il principio che soltanto le autorità dei singoli Stati potevano giudicare i cittadini del singolo Stato e l’altro principio che venne addirittura meno soltanto dopo che fossero stati dimostrati i crimini e ci fosse una difesa adeguata. Cosa fece l’Europa alla fne della guerra, ruppe quei principi di cui la nostra civiltà si era servita sino ad allora e pensò che valesse la pena allestire un tribunale internazionale, era la prima volta che accadeva nella storia del mondo”. Extrema ratio Tonini si aggrappa alla storia per cercare di spiegare la posizione della Chiesa. “Certo, niente succede per caso. Nel catechismo universale si era affermato questo: che la pena di morte fosse considerata come extrema ratio, venne poi il Papa, qualche anno dopo, a dire che nel mondo moderno, nella situazione attuale di oggi quella possibilità di difesa degli Stati, cioè di creare polizia capace di indagare, e tribunali capaci di fare giustizia attraverso le pene normali, escludesse la pena di morte. E’ evidente che questo allora ci consente di ricominciare da capo il discorso. Come mai si è arrivati alla pena di morte lungo i secoli? E’ per quel principio che dicevamo prima. Il catechismo universale redatto a conclusione del grande Concilio, ha affrontato anche il tema della pena di morte. E’ stata una risposta che da secoli è ritenuta esatta, cioè la pena di morte è, come ho detto prima, considerata l’extrema ratio, cioè lo Stato dovrà mettersi in grado di difendere i cittadini, cioè bloccare la violenza privata, così che i cittadini siano liberi di muoversi, sentendosi protetti. La vendetta privata, la giustizia privata è, teniamolo ben presente, là dove manca l’intervento dello Stato, poiché l’uomo è anche assassino, evidentemente, guai se venisse un giorno dove, mancando la protezione, la difesa da parte dello Stato, i singoli potessero farsi difesa da sé, farsi sentenze, giustizia da sé. Perché se qualcuno ti ha ucciso e tu uccidi gli altri, con questo pretesto avvengono delle vendette ‘giustificate’ dal bisogno di ripagare i danni, di aver soddisfazione dei danni ricevuti, ma da qui abbiamo il caos. Ecco perché allora, lungo i secoli, la pena la morte è stata usata come strumento al fine di evitare il caos, e precisiamolo bene, pena di morte sancita dai tribunali, tribunali regolari con leggi ben stabilite, con fattispecie ben precisate, in maniera da ridurre al minimo le possibilità di errori giudiziari. Tutto questo lo si spiega proprio di fronte a quelle possibilità di casi e di caos che si verificano nei momenti più difficili…”. Non educhiamo solo alla paura Oggi però è diverso. “Infatti. E’ difficile pensare al momento attuale, pensare a situazioni, drammatiche, assurde come quelle cui accennavo prima, in tempo di pace, in particolare quando lo Stato è in grado con la propria polizia, di proteggere i singoli, i tribunali sono liberi, specialmente in una democrazia. Allora è chiaro che lo Stato deve rendersi conto che è suo dovere proteggere i cittadini, sicché il diritto dei cittadini alla propria protezione, è il metodo di misura di una vita civile, di una società civile. Di qui la conclusione che il primo compito che ha uno Stato onesto, democratico in particolare, è proprio quella di armarsi, di organizzare i propri tribunali, la propria legislatura e di organizzare i propri mezzi di repressione e di difesa in maniera che il cittadino non debba ricorrere alla propria difesa, non debba farsi giustizia da sé. Ora tutto questo oggi è possibile, in un paese democratico è possibile. Ecco allora quella frase del catechismo universale che parla di ‘extrema ratio’, solo di condizioni in cui l’individuo non può essere protetto, perché altrimenti la prepotenza, le bande armate, comprometterebbero la giustizia nel paese. Bene, però oggi quelle condizioni non esistono, ecco il pronunciamento del Papa, mi pare quindici anni fa o poco dopo il catechismo universale, quando disse ‘nel momento attuale non è pensabile nemmeno l’ipotesi di una pena di morte legittima perché lo Stato ha tutte le possibilità di proteggere il cittadino evitando il ricorso alla violenza privata ed evitando che ci sia quel rischio enorme di tutti contro tutti’”. L’Europa e la Turchia “Mi pare che questa sia la posizione attuale della Chiesa e poi è il pensiero universale, in particolare in Europa, tanto è vero che se c’è stata una difficoltà all’ammissione della Turchia nella Unione Europea è stata proprio per questo, la condizione assoluta era che abolisse la pena di morte. Questa è una grande conquista umana, sociale, politica, vuol dire che l’umanità sta vivendo momenti migliori. Dirlo però adesso, con gli spettacoli che la tv ci butta in faccia, sa di stridore, ma proprio per quello che vediamo siamo in grado di capire il dono che abbiamo nel mondo attuale. E’ un ammonimento, è come dire ‘badate che quello che accade qui può accadere anche da voi’, formate delle coscienze di ragazzi che vengano su rispettosi della vita umana. L’orrore del sangue oggi è di più, perché, diciamoci la verità, l’unico rimedio per evitare la pena di morte, queste forme terribili, non è soltanto mettere la paura del sangue, è creare nei ragazzi il bisogno di amare, l’aiuto ai più deboli, ai più poveri. Anche questo è il segno della nostra nobiltà, cioè un paese nobile, un paese veramente umano è quello dove non soltanto dove non ci si ammazza perché ci si riconosce uguali. Un ideale di comunità umana, dove si va verso i più deboli, verso i più poveri, perché si vuole che la loro vita diventi un bene enorme. Il futuro è qui e va ben oltre il rispetto che pensiamo di avere noi della vita, il rispetto degli uomini oggi è ‘li rispetto però vado per la mia strada, c’è un povero che sta per morire, lo rispetto ma vado per la mia strada’. Il cristianesimo è un’altra cosa ti dice ‘ognuno che incontri è tuo fratello e il più debole, è ancora più tuo fratello’”. “I Necessari” Tonini snocciola esempi. “Sì, tra il concetto moderno di democrazia, quella che arriva dalla rivoluzione francese e cioè che tutti gli uomini sono uguali nella dignità, quindi rispetto ogni uomo sempre come fine e non come mezzo, c’è qualcosa da aggiungere per arrivare alla democrazia vera. La forma umana della convivenza è un’altra e non è appena quella dove gli uomini si riconoscono tutti uguali ma si dice, dove poi risulta che alcuni sono più uguali. Mi viene in mente un’annotazione molto bella che feci tanti anni fa a Roma, studiavo diritto romano e mi colpì una cosa: quelli che nel diritto romano e nel linguaggio romano di Roma erano chiamati ‘i necessari’, i figli ‘necessari’ e la parentela era chiamata la ‘necessità’. C’è un brano di un testamento, lo si trova nel codice di Giustiniano, un frammento che dice: ‘lascio ai miei necessari il fondo, l’attrezzatura, gli animali e gli schiavi’. I ‘necessari’ sono i figli, e sembrerebbe il rovescio, perchè i padri sono necessari ai figli, nossignore, il figlio è talmente importante che è disposto a sacrificare la propria vita. E vorrei chiudere con un episodio splendido che mi richiama la figura di Aldo Fabrizi e della Sora Lella, questo è un episodio raccontato da lei. Racconta come durante l’ultima fase della guerra, siamo nel 1944, padre e madre hanno un ristorante dove ricoverano, accettano di frequente l’arrivo di gruppi, di famiglie ebree, che nascondono nei sotterranei dove possono poi evadere. Accade una tarda sera che arriva una coppia di ebrei, con quattro figli, li fanno scendere giù in cantina, raccomandandogli di non accendere le luci e di stare tranquilli. Ed escono. Se non che, uscendo sulla piazzola, si accorgono che dietro li stanno seguendo alcuni soldati tedeschi. Che fanno? Nel timore di essere sorpresi o che gli si sparino addosso, il papà prende i due bambini, siamo d’inverno, i due bambini due e quattro anni, li prende e se li pone qua sul petto e poi li copre col pastrano pensando, se colpiranno, se spareranno, colpiranno me e non i miei figli. E la madre che fa? Si mette dietro la schiena del marito e camminando pensa, se spareranno colpiranno prima me e non mio marito o i miei figli. Questa è la cosa più meravigliosa del mondo”. Il mondo protegge i figli “La conclusione è che se vogliamo per davvero che l’uomo torni più umano dobbiamo pensare allora di creare una condizione nella quale ogni bambino che nasce sa che ha il mondo intero che lo protegge, è un disegno della nostra civiltà ad esempio nel nostro progresso, nelle civiltà il fatto che attualmente non soltanto le nostre parrocchie, i nostri gruppi, la Caritas, ma anche lo Stato e anche i Comuni attualmente stanno inventando forme di assistenza ai più deboli, ai più poveri in maniera tale che abbiano una protezione. Vedo a Ravenna e così come in altre città, ci sono dei disabili che hanno l’accompagnatore, in modo tale che la famiglia può stare tranquilla, io vivo in una comunità che si chiama l’Opera Santa Teresa è un quadrilatero molto vasto e abbiamo 15 bambini celebrolesi e abbiamo dei reparti dove abbiamo delle donne ammalate di Parkinson ecc ecc. ebbene cosa sta succedendo? Abbiamo una comunità dove i romagnoli si accorgono che piccoli e bambini, particolarmente questi bambini celebrolesi, sono assistiti e fanno una tenerezza infinita, già, proprio infinita. E’ morto lo scorso anno un bambino di circa otto anni, figlio di un architetto romano, è stato accolto che aveva appena un anno. E’ stato accolto e ricevuto come se la vigilia di Natale fosse arrivato Gesù bambino. Si è sparsa la voce ed era oggetto di tenerezze da tutta la città. Quando morì Michelino fu fatto un funerale con una folla enorme, l’avevamo adottato tutti e l’Opera di Santa Teresa è proprio venerata nella nostra città, i romagnoli sanno che la Romagna non è la sacrestia dell’Italia, però questa opera è opera di una comunità cristiana, è opera della diocesi. Io vivo ed ho sempre vissuto li, ebbene per i romagnoli questo è il loro tesoro, lo difendono, lo tengono stretto, per quale motivo? Perché si rendono conto che c’è il meglio dell’umanità lì dentro, il futuro è proprio lì, il futuro non sarà soltanto dei grandi palazzi oppure nelle vittorie, sono cose belle ma il meglio è proprio lì, si è più umani là dove non si sogna di diventare più grandi, più potenti, non dove la bambina sogna di diventare velina e la vecchietta di diventare velona, dove non c’è bisogno dell’Isola dei famosi oppure della storia del Grande Fratello e cose del genere. C’è qualcosa di molto più importante. L’uomo è grande nel momento in cui si intenerisce e capisce che è padre e madre, non solo di quelli che ha messo al mondo, ma di tutti quelli che incontra, questo è il mondo di domani dove chi nasce, anche se perdesse il padre e la madre, anche se fosse l’ultimo di questa terra, anche se fosse bloccato da qualsiasi cosa gli possa accadere, si può fidare perché troverebbe una comunità che gli fa da padre e madre”. Se ti uccidono il figlio Bellissimo, però io recentemente ho fatto un servizio sulla pena di morte e molti amici e persone conoscenti mi dicono ‘ma come potresti tu da genitore perdonare per esempio il mostro di Marcinelle (l’uomo belga che sequestrò, torturò, violentò e uccise 6 ragazze tra gli 8 e i 19 anni, ndr) o chi uccide e tortura bambini? Che direbbe se fosse il genitore di quei bimbi? “Se fossi il genitore di quei bimbi, dipende un po’, io direi alla gente cosi: ‘perché devo far pagare e far soffrire, se io ammazzo suo padre o se io ammazzo i suoi figli che cosa guadagno?’ mio figlio non lo riavrò più. E’ la risposta che ha detto di recente una madre, una moglie, quando un ministro ha detto che aveva messo la taglia su un assassino e quella gli risponde: ‘anche se mettono la taglia mio marito non me lo restituisce più nessuno, che soddisfazione si può trovare?’ Una vendetta non ti sazia, d’altra parte la risposta non la do io vescovo o cardinale, l’ha data quella moglie di quell’uomo che è stato assassinato, ha detto ‘mio marito non me lo restituiscono mica’, perché avere un altro morto? Un morto non compensa un altro morto. L’ha detto pure quella donna che aveva perso il marito ucciso, un benzinaio se non sbaglio, e un deputato leghista aveva prospettato la possibilità di mettere appunto una taglia mi pare di 25.000,00 euro, e lei risponde ‘no questo non corrisponde al nostro scopo, noi non siamo su quella linea, noi siamo cristiani non pensiamo che questo possa pagare, abbiamo fiducia nello Stato e soltanto nello Stato”. Nuovo umanesimo “Nel mondo antico non era così, sa che Cicerone in una delle sue famose orazioni di tribunale parlando di Catilina disse: ‘Io ritengo che abbia il cuore di sasso, è insensibile colui che non cerca di lenire il proprio dolore col crucciato gesto dell’offensore’ però appartiene ad un mondo passato, il cristianesimo ha portato a questa cosa che è molto più saggia, un umanesimo più perfetto, più pieno, un umanesimo del perdono. Quando penso al figlio di Bachelet che durante la messa, al momento in cui dall’offerta dei fedeli va a pregare dice a un certo momento: ‘io prego anche per gli assassini, non chiedo vendetta, toccherà allo Stato fare giustizia, ma prego anche per loro perché abbiano a capire l’errore che hanno commesso’. Quando disse queste cose Eugenio Scalfari sulla Repubblica disse: forse è iniziato un nuovo umanesimo. Dobbiamo pur dire che c’è qualcosa di più grande, guai a noi se l’istinto dovesse dominare, l’istinto è brutale, faremmo pagare alle generazioni tutti gli errori commessi dalle generazioni precedenti e questo sarebbe un errore infinito, insaziabile, un orrore infinito, no, no per grazia di Dio la nostra gente ha ancora questo senso umano e senso cristiano, che poi è la cosa più bella della nostra umanità. Dobbiamo avere fiducia e io ho fiducia”.

    Il Cardinale più anziano

    Ersilio Tonini (Centovera di San Giorgio Piacentino, 20 luglio 1914), cardinale e arcivescovo cattolico. Dal 30 aprile, giorno della morte del cardinale Paul Augustin Mayer, è il più anziano cardinale vivente. A 11 anni entra in seminario. Il 18 aprile 1937 è ordinato sacerdote per la diocesi di Piacenza dal vescovo Ersilio Menzani. È prima vice-rettore del seminario, poi insegnante e assistente spirituale dei gruppi FUCI e dei Laureati cattolici, poi direttore del settimanale diocesano «Il nuovo giornale». Dal 1953 al 1968 è parroco di San Vitale a Salsomaggiore Terme. Il 28 aprile 1969 è nominato da papa Paolo VI vescovo di Macerata e Tolentino e amministratore apostolico di Recanati, Cingoli, Treia. In tale veste attua una coraggiosa riforma agraria cedendo ai contadini i terreni della diocesi. Riceve l’ordinazione episcopale il 2 giugno 1969. Il 22 novembre 1975 è nominato arcivescovo di Ravenna e vescovo di Cervia. Nel 1978 è chiamato a presiedere il consiglio di amministrazione della NEI, società editrice del quotidiano cattolico Avvenire. Nel 1987 aderisce alla campagna umanitaria per i brasiliani nativi del Roraima «Uma vaca para o Indio». Ne parla con papa Giovanni Paolo II, che l’approva ed effettua una donazione di decine di milioni di lire. Il Papa inoltre affda a Tonini un messaggio scritto di suo pugno da portare alle popolazioni brasiliane. Tonini si reca personalmente in Amazzonia e, col vescovo e i missionari locali, si presenta agli Indios e legge, durante la Messa, il messaggio papale davanti a 500 giovani. Papa Giovanni Paolo II accoglie le sue dimissioni da arcivescovo, per aver raggiunto i limiti di età, il 27 ottobre 1990 e lo nomina amministratore apostolico. Il 15 dicembre successivo diventa arcivescovo emerito consegnando il pastorale al suo successore, Luigi Amaducci. Nel 1991 è tra i protagonisti della trasmissione televisiva giornalistica “I dieci comandamenti all’italiana” di Enzo Biagi, definita dalla Santa Sede «a tutt’oggi un esempio di moderna catechesi che si avvale del mezzo e del linguaggio televisivo». È la prima di una lunga serie di apparizioni che ne faranno un personaggio televisivo e un commentatore molto apprezzato e ricercato. Nel concistoro del 26 novembre 1994 Giovanni Paolo II lo crea cardinale del titolo del Santissimo Redentore a Val Melaina. Nel 2006 esce il libro di Pierfranco Rossetti “Le ragioni del cuore. Intervista a monsignor Tonini” (Touring Club Italiano, 2006). Nel 2008 esce il suo libro “Profezie per l’ottimismo” (Piemme, 2008), curato da Paolo Gambi. Sempre nello stesso anno, curato da Sergio Gatti è pubblicato anche il libro “La Finanza che serve. Dialogo sul denaro, l’economia e il futuro” (Ecra – Edizioni del Credito Cooperativo, 2008). Nel 2009, ancora per Piemme, esce “La ragione della speranza”, sempre a cura di Paolo Gambi.

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