Divenni prostituta mangiando una mela

    1213

    Ombretto viola, uno schiocco alle palpebre, ma sotto ancora un’ingenuità da bambina. Lalla ai Due Pini, ristorante sulla provinciale per Lecco, la conoscono fn troppo bene, lei dispensa biglietti da visita da anni nei dintorni e sorride sempre. Lalla che infatti mi fredda subito con un battuta “se mi vuoi intervistare dammi del tu, non siamo mica dal sessuologo”. Lalla che “fa la vita” ormai da troppi anni e che ha deciso di “redimersi” scrivendo un libro, “3338611149, io amo…” il titolo, il suo numero di cellulare e una confessione d’amore. Nero su bianco la sofferenza è più defnita e forse più defnitiva. Le mani si raggomitolano impazienti, Lalla ha fretta… “Alle tre ho da fare una marchetta, sbrighiamoci…”. Questa è Lalla, ti spiazza, quella che ha deciso di raccontare. Maria Teresa Scandella, la ragazzina che da Bratto, Castione della Presolana, è scappata per la fame, due persone distinte in un corpo che le contiene. L’una, Lalla, nove pagine di fedina penale, l’altra, Maria Teresa che ha i numeri a ribasso verso l’abisso di una provincia feroce che l’ha segnata. Cominciamo da quest’ultima. Bratto e la “mela originale” L’infanzia a Bratto. “Bisognava essere forti, a quei tempi per sopravvivere a Bratto” scrivi nel libro, che ricordi hai del tuo paese? “Di Bratto ricordo soprattutto le ville dei signori ricchi, i giorni in cui raschiavamo le pentole per cercare qualche avanzo. Di certo nascere e crescere in un piccolo paese di una valle bergamasca signifcava, ai tempi, povertà assoluta e la poca ricchezza si vedeva appiccicata ai villeggianti. Sai però cosa ti dà di buono la povertà? Ti regala i sogni, non ti sfamano ma ti aiutano a non morire, almeno nel cuore”. Erano i primi anni 60, Maria Teresa è la femmina più grande di 15 fratelli, quattro morirono quasi subito, “mia madre diceva che li portava via l’uomo nero” e una casa come un guscio… “La nostra era molto piccola e veramente messa male: dormivamo tutti nel solaio e solo una tendina separava il nostro spazio da quello di mamma e papà. Nonna mi raccontava che la mia culla era una cassetta di mele, con un materasso di foglie secche e una coperta che era poi un sacco di carta tipo quelli che servono a contenere il cemento. Cibo poco, ma di bocche da sfamare, in famiglia, troppe. Ti dovevi arrangiare e spesso non serviva neppure quello”. Da qui la scelta di iniziare a “fare la vita”… “Una delle prime occasioni mi si presentò in un negozio. Con i pochi soldi che mi dava mia mamma era impossibile pensare di addentare anche solo una mela. ‘Posso prenderla?’ chiesi una volta al tipo che stava al bancone. ‘Ce li hai i soldi?’ mi ha risposto e io: ‘No, ma ho molta fame’. Con un cenno della mano mi chiese di seguirlo nel retro della bottega, un piccolo ripostiglio buio, pieno di cianfrusaglie ed attrezzi. Mi fece sedere in una carriola appoggiata ad un muro e cominciò a palpeggiarmi prima sopra la maglietta rosa e poi, senza esitazioni, sotto. ‘Che belle tettine’, mi diceva ansimando e scendendo con la mano fno al centro delle gambe. Io continuavo a sgranocchiare la mela e cercavo di concentrarmi solo sul suo sapore mentre l’uomo mi baciava sul viso e sul collo”. Sei ritornata ultimamente al tuo paese? “Non ho moltissimi rapporti con il paese, quando torno vado direttamente al cimitero”. Come vieni accolta? “Bene, benissimo incontro sempre qualche coetanea felice di vedermi”. Quanto è diffcile portare avanti una vita come la tua inevitabilmente esposta al pettegolezzo, quello legante, a volte becero del paese? “I pettegolezzi li fanno le casalinghe, le vicine di casa e la comare del prete. Pettegolezzi sulle puttane non si fanno, c’è sempre il rischio che ti ritornino indietro…”. Prostituta, non zoccola o puttana Prostituta, non puttana o zoccola, per scelta. Lalla rimarca la distinzione come la ragione principe che l’ha portata sulla strada… “Non volevo fare la vita che ha fatto mia madre, lei sì che ha visto la fame, quella vera. Una volta aveva notato per strada un sacco di pane mi ha confessato che ha avuto la tentazione di rubare qualche panino per noi ma non l’ha fatto. Man mano che crescevo mi sono accorta che la miseria non lascia scampo, mia madre mi ripeteva spesso: ‘Mariella, piuttosto che fare la mia vita fai la puttana’. Non sapevo cosa voleva dire quella parola, poi ho imparato…”. Lalla è una persona che ha combattuto la vita piuttosto che viverla, senza mai tirare il fato, se non per una volta… “Quando sono stata in carcere, quando sei in carcere respiri, pensi e rifetti. Ma il carcere non ti lascia scampo per i rimpianti. In carcere pensi, lavori, scrivi e diventi intelligente come un cavallo…”. Ora che sei fuori quali sono gli attimi che ti liberano? “Quando guardo il mio Folletto, il mio pincher che adoro come un fglio, gli do baci sulla pancia e mi dico: ‘ti ringrazio Dio che mi hai fatto capire il bene di un animaletto così piccolo’”. Perché non un fglio? “A me i bambini non piacciono, ho i miei buoni motivi. Capisco quelle madri che ammazzano i loro fgli, sono contraria però all’aborto e ammiro le persone che portano a termine la gravidanza”. Il nero e il bianco: i colori di una redenzione Lalla come mai hai deciso di mettere nero su bianco le tue esperienze, forse per allontanare la sofferenza? Oppure per una questione di monito: non fate la mia fne… “Perché ho conosciuto due persone al di fuori della mia vita professionale che mi hanno fatto capire che il mondo non è solo indietro ma è anche a destra, a sinistra e di rifesso. Allora mi sono detta: perché devo tenermi dentro questa rabbia per il mondo? Perché ho capito che non è il mondo intero che ce l’ha con me, sono io che ce l’ho con il mondo intero”. Ritorno alla domanda di prima, Lalla tu sei una donna che ha combattuto la vita piuttosto che viverla… “Tutti a modo nostro lo facciamo, solo che quasi tutti con l’andare degli anni si stabilizzano, si sposano, ne parlano con il marito o l’amica. Invece io mi sono tenuta tutto dentro fno a che non ho incontrato queste due persone che mi hanno salvato, con loro ho sciolto il mio nodo…”. L’overdose d’amore fsico, più di 20.000 clienti, fa amare? “Assolutamente sì, io il mio lavoro l’ho sempre fatto con amore. Io la prostituta non l’ho fatta per il piacere del soldo, non l’ho fatta per aprire le gambe. Non ho mai provato piacere con i miei clienti ma il mio lavoro fa amare. Anche un ladro ama la sua arma che usa per andare a rubare, ma deve essere convinto di farlo…”. Il rapporto con l’altro sesso: “Sopra di loro come un uomo per farli sentire più maschi” si legge nel tuo libro. Che uomini hai conosciuto in questi anni, ma soprattutto quanti ne hai “educati”? “Ho solo dato qualche lezione… Ieri sera ho scucito 250 euro ad un tipo per due ore. Poi mi dice: ‘mi spiace, mi viene tardi non posso restare’ e chissenefrega, basta che mi dai i soldi e puoi flare…”. “Operai, professionisti, pensionati: nel mio letto sono tutti uguali” scrivi nelle pagine di “3338611149, io amo…”. La tua è una forma di democrazia carnale? “Sono tutti uguali, sui soldi non c’è razza, non c’è colore. Basta che pagano e poi l’uccello è sempre quello, più lungo o più corto ma è sempre quello. Poi però mi dicono tutti: ‘come ce l’ho?’”. Cosa salvi e cosa condanni della sua vita? “Non salvo niente e non condanno niente. Ho un’esistenza molto lineare e la capacità di accontentarmi delle cose basilari delle necessità umane. Se io sono al caldo, ben nutrita, ho un mezzo di trasporto e un cane a cui voler bene il resto è superfuo. Sono serena, psicologicamente stabile con queste cose. Non chiedo di più e non voglio di più, quello che ho mi basta e so che ci sono persone che stanno peggio di me…”. Che rapporto hai con il suo corpo? “Faccio dei buoni investimenti… Mi sono rifatta già due volte, nel giro di 15 anni, il seno. Ho speso circa 25.000 euro per tutti i ritocchini. È un investimento… Poi sento le donne che dicono: ‘io non mi rifarei mai!’. Perché non hanno i soldi per rifarsi…”. Quali sono e quali erano i tuoi sogni che non hai realizzato? “Volevo diventare parrucchiera, ho avuto anche un negozio. Avevo iniziato presto a lavorare a Clusone ma mi sfruttavano, il titolare non mi dava nemmeno i soldi delle mance. A Bratto tornavo alle due di notte, allora si lavorava fno a tardi…”. Poi il primo furto… “Lavorava con me un’altra ragazza, a lei davano sempre le mance. Le mettevano in una cassettina di latta che sembrava una cassaforte ed io ero riuscita a trovare la combinazione. Tiravo fuori 10 o 20 lire. Questi i miei primi furti…”. Squilla il telefono, Lalla risponde al primo cliente… “Ciao, hai sparso le briciole e stai venendo dove c’è la tana del lupo? Dimmi cucciolo… Parti da Como? Preparo la vasca con l’idromassaggio ed i sali thailandesi… Ti chiedo 40 o 50 euro, ti faccio un massaggino e poi mi strofno con la mia quarta…Va bene? Ciao amoruccio, ciao…”. Continuiamo con l’intervista. Credi ancora nell’umanità, nella bontà dell’uomo dopo tutto quello che hai visto? “Si, assolutamente ci credo. Ma solo da quattro o cinque anni, da quando ho preso quel cucciolo. Folletto mi ha piegato, sono stata in carcere, mi hanno puntato la pistola alla tempia ma come mi ha piegato il mio cucciolo nessuno e niente mai”. La bontà la trovi anche nei tuoi clienti? “Si, settimana scorsa è venuto un cliente da Como solo per comprare il mio libro. Non abbiamo fatto nulla, poi mi chiama e mi dice: ‘guarda nella zuccheriera’. Ho trovato 50 euro per il disturbo…”. Lalla, sei religiosa? “Io credo, dico il rosario quasi tutte le sere. È giusto ricordare soprattutto i morti più che i santi. I miei morti sono esistiti… La Madonna alla fne è un pochino come me, anche lei ha ‘provato’ lo Spirito Santo prima di sposarsi. È rimasta incinta e nessuno la voleva, anche adesso che siamo nel 2013 succede…”. Qual è il vero inferno su questa terra? “Le calamità naturali o gli incidenti di cui non hanno responsabilità le persone. L’inferno è quello e arriva quando non te l’aspetti”. Consiglieresti la tua vita a qualcuna? “Se fatta come me sì, l’ho detto anche alle mie sorelle. Quando qualcuno me lo chiede dico sempre: ‘ti do il posto io’, prima Bergamo e Lecco erano della sottoscritta… Chi voleva battere doveva chiedere a me, ma non ho mai chiesto soldi”. Come è cambiato il mondo della prostituzione? “Ora è il mondo delle straniere, adesso però sono tutte più puttane. Non c’è più una netta distinzione, c’è troppo sesso nel mondo. Adesso vai fuori dalle scuole o dalle cliniche e lo trovi. Le donne non sono più quelle di una volta, che tiravano la cinghia e pensavano prima agli altri e poi a loro. Gli uomini e le donne ormai sono tutti puttane, la prostituta è un’altra cosa…”. L’incontro con il Vescovo Poi la svolta, decisiva: l’incontro con il Vescovo Francesco Beschi. “L’ho incontrato nel carcere di Bergamo in via Gleno – spiega Lalla – dovevo leggere una poesia sul palco ma non sapevo né recitare né parlare bene. Gli ho detto: ‘Scusa Vescovo, non so leggere bene perché sono un’asina’. Beschi mi ha preso le mani, mi ha accarezzato il volto come avrebbe potuto fare Papa Giovanni e mi ha detto: ‘Anche gli asini hanno le ali!’. Più tardi ci siamo rincontrati e mi ha offerto il suo aiuto: “Maria Teresa quando vuoi fare la brava chiamami che io ti aiuto, vedrai che anche Dio ti aiuta’. Quando sono uscita dal carcere gli ho scritto gli auguri di Natale. Mi ha risposto sulla pergamena con la ceralacca. Tutti gli anni gli mando un pensiero per Natale, un piccolo regalino, e lui mi risponde sempre. Ora devo andare dal Vescovo con il mio libro, mi darà la sua benedizione, insieme a suor Irma, la suora del carcere”. Esco dai Due Pini, focchi di neve appassiscono sul cemento. La delicatezza ammansisce il nero livido di suoli troppo scossi e duri. Nell’aria l’incanto del mutarsi continuo, del deviare strada per una redenzione. Lalla ora ha preso quella giusta, quella che forse la porterà a ricongiungersi con Maria Teresa, la ragazza di Bratto che sgranocchiava sogni come le bucce delle mele.

     

     

    pubblicità