Chiuso per ferie sempre.

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    “Una volta la manodopera non bastava mai, adesso è sempre troppa”. Antonia P. compie 85 anni a ottobre, per 40 anni ha fatto l’operaia in una ditta tessile in val Seriana, adesso fa la nonna che mantiene una famiglia intera, quella di suo figlio: “In cassa integrazione prima, disoccupato adesso, con la moglie che lavorava in una ditta tessile part time, chiusa per la crisi, due fgli, uno di 5 e uno di 12 anni. Io gli passo 1000 euro al mese, come vivo? ho risparmiato ma l’è piö düra adès che dol tép de guera”. Perché questa è un’altra guerra, la guerra fredda, quella che non si vede ma c’è, quella che è meglio non dare a vedere per non dar nell’occhio al vicino, ma la si sente addosso: “Mia figlia non vuole che la gente sappia che non abbiamo più soldi ma è così”. Facciamo due conti? “Che non tornano mai. 200 euro di spesa al mese per mangiare, 100 euro a testa per i figli al mese per l’asilo e la scuola media. 100 euro per l’auto, 200 euro per bollette e cioè gas, luce, telefono, 100 euro per mio figlio e sua moglie, per le loro cose, sperando non succeda niente di extra e siamo a 800 euro, gli altri duecento per le spese che non sono preventivate ma che capitano, una pizza, il cinema in inverno, le feste di compleanno, quello che capita e siamo a 1000. Quando c’è l’assicurazione dell’auto, il bollo o qualche spesa extra è un disastro”. E cosa fate? “Prendo i soldi dal libretto della posta, dove li avevo messi per i nipoti, stiamo prosciugando il conto”. La famiglia di Antonia abita in Valle Seriana e sino a qualche anno fa faceva una vita diversa: “Mare in estate, scuola di sci per il primo figlio in inverno e una volta a settimana una pizza tutti assieme, adesso niente mare, niente sci e la pizza una volta al mese e al pronto pizza”. Futuro? “Spero di campare il più a lungo possibile, altrimenti qui non si mangia più, ho paura di più adesso che ai tempi della guerra, c’era poco pane ma era poco per tutti e non avevamo vergogna a dirlo”.

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    LA PAURA D’AGOSTO

    Gli ultimi anni si sa quando chiudono ma non se riaprono. E anche in quest’estate la crisi non accenna a fermarsi nelle nostre valli, agosto di passione per moltissimi lavoratori che rischiano di diventare ex lavoratori. “Il paradosso – spiega un sindacalista – è che sino a qualche anno fa si aspettava con ansia agosto per tirare il fato e riposare, adesso lo si teme, per molte ditte è la scusa per chiudere e non riaprire più”. In attesa di sapere quante ditte riapriranno a fine agosto sono arrivati i dati di maggio sulla cassa e sui licenziamenti che rimangono preoccupanti e confermano la profondità della crisi e le conseguenze sull’occupazione e sul tessuto produttivo lombardo. Licenziamenti: + 15% Si aggravano le situazioni critiche nella nostra regione: esaurita la cassa ordinaria si passa a quella straordinaria e in deroga. Se raffrontata allo stesso periodo del 2009, nei primi cinque mesi del 2010 la cassa cresce complessivamente ancora del 110%. Crescita ridotta per l’ordinaria (12%), molto più evidente per la straordinaria (+318%) e in deroga (+612%). I licenziamenti, rispetto allo stesso periodo, aumentano ancora del 15%. La CGIL Lombardia conferma che, pur in presenza di una crescita degli ordini e della produzione dell’industria (ma non dell’artigianato) in Lombardia – che deve essere consolidato per poter affermare di essere in presenza di una reale ripresa – anche nel mese di maggio si registra ancora il pesante impatto della crisi sul tessuto produttivo ed economico della nostra regione. E aumentano i tassi di disoccupazione e ancora i licenziamenti. Si aggravano le situazioni critiche che esaurita la cassa ordinaria passano a quella straordinaria e in deroga. L’altro dato preoccupante è che insieme alla cassa aumentano ancora i licenziamenti e le mobilità. I dati relativi ai licenziamenti e agli inserimenti nelle liste di mobilità, nei primi cinque mesi 2010 sullo stesso periodo del 2009, confermano ancora un aumento del 15%, con un totale di 26.378 lavoratrici e lavoratori interessati. Di questi, 9.756 (+ 22%) con la legge 223/91 (mobilità), e 16.571 8 ( + 11%) con la legge 236/93 (disoccupazione). I settori più colpiti dalla cassa integrazione, cioè quelli che si trovano sopra la linea della media regionale (110%) sono: servizi (8.145,58%), commercio (1.284,82%), installazione impianti per edilizia (627,74%), estrazione minerali metalliferi (1.585,51%), legno (157,14%), metallurgiche (126,41%), meccaniche (133,12%), abbigliamento (142,65%), lavorazioni metalli non metalliferi (220,44%), carta e stampa (144%), altro (378,53%), varie (162,64%). Provincia di Bergamo A livello provinciale si confermano le tendenze storiche. Sopra la linea di demarcazione della crescita della cassa integrazione della Lombardia (110%) troviamo: Bergamo (296,64%), Milano (229,42%), Lodi (195,03%), Cremona (135,53%), Mantova (120,28%). Al di sotto della linea regionale troviamo: Lecco (88,93%), Como (78,95%), Brescia (72,98%), Varese (51,04%), Sondrio (39,67%) Pavia (7,70%). Nel complesso in Lombardia l’incidenza totale della cassa integrazione sulla popolazione attiva dipendente, cioè il numero aggiuntivo di persone senza lavoro, è del 6,48% sospesi, + 64% la Cassa Integrazione straordinaria. E’ arrivato il Rapporto semestrale dell’Osservatorio regionale della crisi e occupazione, con rilevazione a fne giugno 2010, con l’analisi dei dati e le valutazioni della Fim-Cisl sull’andamento dell’industria metalmeccanica. Nel settore si continua a registrare una situazione molto preoccupante di fermo produttivo, di utilizzo diffuso della Cassa Integrazione e di accentuazione del rischio occupazione per migliaia di lavoratori. L’Osservatorio è promosso dalla Fim-Cisl della Lombardia, e rileva sistematicamente la situazione nelle 5.700 aziende industriali della regione, che occupano circa 550.000 lavoratori. Nel periodo sono state interessate dalle crisi 3.514 aziende (contro le 3.954 del semestre precedente), con 113.058 addetti (147.729 precedenti), con un totale di 84.825 lavoratori direttamente colpiti dalla crisi (108.537 i precedenti). in sei mesi sono ben 1.424 le aziende che utilizzano la Cigs, per 27.839 lavoratori, mentre sono 213 le aziende che hanno proceduto ai licenziamenti per 4.869 persone. La Crisi continua a coinvolgere tutte le dimensioni di impresa e i diversi settori merceologici. Si accompagna all’allarmante incremento della Cassa integrazione straordinaria (in sei mesi +64% di aziende e +64% di lavoratori sospesi, che per il 26% riguarda Cig in deroga, introdotta cioè in via eccezionale per lavoratori normalmente privi di copertura degli ammortizzatori. Crescono in modo preoccupante i licenziamenti (+32% di aziende che ricorrono ai licenziamenti, con +13% di lavoratori licenziati), con evidente de-responsabilizzazione degli imprenditori rispetto all’impatto sociale, cui fa da contraltare fnalmente l’affermarsi dei Contratti di solidarietà (47 aziende per ben 4.859 lavoratori), segno di una nuova attenzione di parte del mondo imprenditoriale. Ma il dato indicativo della Cassa integrazione ordinaria potrà essere verifcato a fne anno, posto che nel 2009 sul 2008 il ricorso alla Cigo si è attestato a + 330%, un dato straordinario e molto più accentuato delle rilevazioni degli ultimi anni, che presumibilmente è destinato a diminuire. Il dato del 1° semestre 2010 mostra un + 64% rispetto al 2009, dopo un +335% rispetto al 2008, e indica quindi l’aggravamento delle crisi strutturali. Sono 4.869 i lavoratori licenziati nel semestre, che si aggiungono ai 4.302 del semestre precedente. Sono 8.566 i lavoratori licenziati nel corso di tutto l’anno 2009, 5.516 i lavoratori interessati nel 2008, mentre sono stati 4.574 del 2007. Dipendenti “dimezzati” Si dimezza la dimensione media delle imprese coinvolte da processi di crisi, che passa dagli 82 addetti per azienda precedenti a 32 del periodo considerato (la dimensione media era 90 addetti per impresa coinvolta da crisi nel 2003, 85 nel 2006, 97 nel 2007, 83 nel 2008), a conferma del drastico e costante coinvolgimento delle piccole aziende nei processi di crisi, e come dimostrato dall’ampio utilizzo degli ammortizzatori sociali in deroga. Il dato più rilevante del semestre è sicuramente rappresentato dal balzo della Cassa integrazione straordinaria e della Mobilità, un segnale che si temeva, quale “sviluppo” dell’allarmante progressione della Cassa integrazione ordinaria dei due anni precedenti.

    LA DINAMICA DELLE SITUAZIONI DI CRISI NEL PERIODO 1997-2009

    L’indice della crisi, l’indicatore composto che la FimCisl misura ormai da oltre un decennio, con base nel 1997=100, si colloca oggi al valore drammatico di 1086. L’andamento delle specifche situazioni di crisi nel corso degli ultimi anni sta ad indicare il rimbalzo e l’elevato livello degli interventi di sospensione a carattere strutturale (Cigs e Mobilità), che sono aggravati nell’ultimo periodo dalla dinamica in impennata e diffusa degli interventi congiunturali (Cassa integrazione ordinaria) I territori e le province della Lombardia I territori maggiormente coinvolti sono quelli di Milano (19% delle sospensioni totali), Bergamo (18% degli interventi), Brescia (15%), Brianza (12%), seguiti da Lecco e Varese. Queste aree vedono la presenza di insediamenti industriali importanti, sia nei comparti tradizionali che in quelli innovativi del settore metalmeccanico, con una presenza cospicua sia di grandi imprese di livello nazionale e internazionale. La realtà delle imprese di medie-piccole dimensioni, storicamente radicate sul territorio, vede un coinvolgimento significativo nei territori di Milano, Varese e Lecco, che mostrano le difficoltà di un elevato numero di tali realtà. I dati mostrano la preponderanza dell’intervento di Cassa Integrazione Ordinaria nei diversi territori, ma crescono in modo preoccupante gli interventi di Cassa Integrazione straordinaria e Mobilità (ben oltre quella che definiamo la crisi di “fondo”, che caratterizza la ristrutturazione costante del settore), che persistono in particolare in aree fortemente industrializzate quale quelle di Bergamo, Milano, Brianza, Brescia. Da segnalare la relativa rilevanza dei Contratti di solidarietà che finalmente vengono utilizzati per fronteggiare la crisi occupazionale, e che vedono interessati i territori di Brescia, Bergamo, Como, Lecco, Legnano, Milano, Valcamonica e Varese. L’analisi della situazione della crisi per classi di dipendenti mostra come il numero dei lavoratori colpiti sia molto elevato proporzionalmente nelle aziende medio piccole al di sotto dei 100 dipendenti (il 56% dei lavoratori sospesi con il peso occupazionale del 50%, mentre nelle aziende medio grandi si registra il 44% dei lavoratori colpiti dalla crisi contro il 50% di peso occupazionale. Non va sottovalutato questo dato della distribuzione della crisi che nelle diverse classi risulta incidente in modo rilevante e coinvolge moltissime piccole aziende (ben 3.074 realtà, il 94% del totale delle unità locali coinvolte), che vede pesare in modo rilevante sia la Cigo (58%), sia la Cigs (54%), sia la mobilità (56%). La Cassa in deroga risulta concentrata soprattutto nelle realtà fino a 16 dipendenti (per il 68%, 4.916 i lavoratori interessati in queste realtà, su un totale di 7.242 lavoratori sospesi con la Cigs in deroga), come era peraltro prevedibile, data la preesistente scopertura di queste aziende rispetto agli interventi degli ammortizzatori sociali.

    E A LUGLIO LA SITUAZIONE PEGGIORA

    “Quello di luglio è il dato più alto dal gennaio del 2009” dice Orazio Amboni dell’Ufficio Studi e Ricerche CGIL di Bergamo, dati alla mano, quelli della Sottocommissione regionale per le Politiche del Lavoro, che ha approvato il 22 luglio scorso le nuove inclusioni nelle liste di mobilità di lavoratori licenziati in seguito a procedure di esubero. “A livello regionale il dato di luglio resta alto, con 4.248 lavoratori licenziati che entrano nelle liste, nello stesso ordine di grandezza dei mesi precedenti o, meglio, con una flessione rispetto alle punte di febbraio, marzo e aprile” continua Amboni. “Il dato di Bergamo, invece, rappresenta una controtendenza negativa, in particolare per le liste stilate ai sensi della legge 223/91 (che riguarda le aziende che hanno più di 15 dipendenti) dove si registra un aumento del 172% rispetto al mese scorso e un aumento del 104% rispetto al dato, già elevato, del luglio 2009”. I nuovi inclusi, da luglio, sono quindi 528 per le liste ai sensi della legge 223/91 e 319 per le liste stilate ai sensi della legge 236/93 (aziende che abbiano meno di 15 dipendenti, senza indennità di mobilità). In totale si tratta di 847 persone (erano 558 i nuovi inclusi del mese scorso e 659 i nuovi inclusi d luglio 2009). A far crescere il numero dei licenziati nelle aziende che hanno più di 15 dipendenti è stato l’approdo alle liste di mobilità di lavoratori in arrivo da crisi aziendali di grosse dimensioni: dalla Twist international (66 inclusi), ad Autobergamo (57), da Natura Com (48), a Branded Apparel Italia (39), da Orobica Ruote (32), a System Plast (19), Novem (17), Dalmine (16), Jabil Circuit (16), ABB (15) e Same (5). “Questi dati confermano che anche a fronte e nonostante un’inversione tendenza di alcuni dati riguardanti produzione e ordinativi, dal punto di vista occupazionale la situazione resta per alcuni settori drammatica anche a Bergamo” commenta Luigi Bresciani, segretario generale provinciale della CGIL. “Purtroppo abbiamo segnali che la situazione continuerà in questa direzione probabilmente anche per tutto 2010: sempre più necessaria è, dunque, una politica che dia risposte efficaci per la salvaguardia dell’occupazione che ancora c’è e per la creazione di nuovi posti, di nuovi sbocchi lavorativi”. L’inclusione nelle liste consente di godere di due vantaggi, uno per il lavoratore licenziato e l’altro per l’azienda che è interessata ad assumerlo: il primo (se in arrivo da un’azienda che aveva più di 15 dipendenti) può ottenere l’indennità di mobilità, economicamente più alta e più durevole nel tempo della normale indennità di disoccupazione. Per l’azienda interessata all’assunzione, esistono sconti contributivi e fiscali pensati per incoraggiare l’occupazione.

    Dopo tessile e meccano tessile adesso tocca al metalmeccanico

    E così dopo gli anni bui del tessile e del meccano tessile la piovra della crisi si infla anche nel metalmeccanico, gli ultimi dati sono allarmanti, forte crescita di cassa integrazione straordinaria e mobilità, 3.514 le aziende in difficoltà in Lombardia. È alta la febbre della crisi nell’industria metalmeccanica lombarda. Le aziende in difficoltà sono 3.514 con 84.825 lavoratori coinvolti. In sei mesi sono ben 1.424 le aziende che hanno utilizzato la cassa integrazione straordinaria per 27.839 lavoratori, mentre altre 213 hanno licenziato 4.869 persone. Per quanto riguarda Bergamo, la rilevazione parla di 583 aziende interessate da situazioni di crisi, con 18.000 dipendenti dei quali 15.000 coinvolti, il 17,75% del totale lombardo. “La nuova rilevazione congiunturale della Fim Cisl segnala una preoccupante crescita della cassa speciale e della mobilità, nonostante una leggera flessione del ricorso alla cassa ordinaria e del numero complessivo delle imprese interessate. La crisi continua a coinvolgere tutte le dimensioni di impresa e i diversi settori merceologici. La crisi continua a mordere – dichiara Ferdinando Uliano, segretario generale della FIM di Bergamo – e soprattutto preoccupa il numero sempre crescente di persone coinvolte dalla mobilità. La flessione del coinvolgimento in procedimenti di cassa non inganni: è calato infatti il numero totale dei lavoratori nelle fabbriche, colpite da due anni di ridimensionamenti drastici, e questo segnerà il nostro territorio con una perdita secca di occupazione stimabile intorno alle 1500 persone nel solo nostro settore. L’unico segnale positivo, se così può essere definito, è il sempre maggiore ricorso al Contratto di Solidarietà, che permette ai lavoratori un trattamento economico mediamente più alto”.

    Edilizia: in bergamasca 3.155 muratori in meno

    Non sta meglio l’edilizia che sino a un paio d’anni fa era l’unico settore che ancora tirava nelle nostre zone. Un settore normalmente considerato ‘anticiclico’, ovvero che assorbe manodopera da altri comparti in crisi, ma che in questa fase non lo è più. In due anni, tra il 2008 e il 2010, solo in Lombardia, nel settore delle costruzioni quasi 22mila edili hanno perso il lavoro, con un calo del 14,59%. Nello stesso periodo, c’è stato un incremento esponenziale della cassa integrazione ordinaria che, con 5.086.092 ore in più, è esplosa raggiungendo quota +321%. Allo stesso tempo, le ore lavorate si sono ridotte del 20% (in valore assoluto 18.803.026 in meno). Sempre tra il 2008 e il 2010, c’è stato un decremento del monte salari in valore assoluto di 122.646.847 milioni di euro, vale a dire, in percentuale, un -14,11%. Due voci, ore lavorate e monte salari, precisa una ricerca della CGIL presentata in questi giorni a Milano, che dovrebbero registrare in decremento simile: invece, ‘la differenza del 5,88% a favore delle ore lavorate -spiega- è un indicatore di come nella crisi aumentino l’evasione e l’elusione contributiva fiscale’. E, a proposito delle modalità con cui le aziende evadono ed eludono, nella ‘grande Milano’ (Milano, Brianza, Legnano, Lodi), la ricerca fa osservare che l’insieme dei permessi non retribuiti (assenza giustificata e assenza non motivata) è nel 2008 pari a 9.551.510 ore rispetto ai 59.182.091 ore lavorate, vale a dire il 16,14%. La media delle ore lavorate, raffrontata con le ore effettivamente lavorate da 200 a 250 ore mensili, ‘dimostra che mediamente più della metà delle ore lavorate non viene denunciata in busta paga’. Altra modalità utilizzata è quella di inquadrare il maggior numero di lavoratori edili al 1° livello, a prescindere dalla mansione e dalla competenze professionali. Nel 2000, i lavoratori edili inquadrati al 1° livello erano il 27,3% del totale e nel 2009 sono il 43,5%. Se si considerano le singole ripartizioni territoriali della Lombardia, il calo maggiore di addetti all’edilizia si registra, nel periodo considerato, a Milano, con 5.705 operai in meno. Seguono: Bergamo con -3.155 complessivi, Brescia con -2.121, Pavia con -1.222, Varese con -1.165, Como con -1.002, Lecco con -468, Mantova con -448, Cremona con -277 e Sondrio con -206. Quanto alle ore di cassa integrazione, l’incremento maggiore spicca a Mantova, dove sfora il 638%. Rilevante la crescita anche a Bergamo, dove arriva al 575% e a Lecco con il 507%. L’aumento è del 389% a Cremona, 330% a Milano, 327% a Como, 320% a Pavia, 279% a Varese, 273% a Brescia e 160% a Sondrio.

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