Il Prefetto Ferrandino: addio a Bergamo

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Terra straordinaria. L’eccellenza dei tre protocolli”.

La Lega? “Non è stato un corpo a corpo”

Migranti: “Proteste rientrate. Furti in calo”

Un Prefetto non accentra il potere, serve il territorio.

Mai esercitato il potere in maniera dispotica”

Il grande palazzo di Via Tasso è semideserto. E’ un giovedì dopo ferragosto. E salendo la scalinata verso la sede della Prefettura si avverte aria di trasloco. Si fa sanmartino anche nei palazzi del potere. Termine che sarà contestato dal Prefetto Francesca Ferrandino. Che sta facendo i bagagli e liberando il grande ufficio dove i sindaci un tempo venivano a giurare sulla Costituzione, prima che la legge consentisse di giurare davanti allo stesso neoeletto Consiglio comunale. Un tempo c’era un’atmosfera reverenziale che si concretizzava nel titolo, lo stesso dato ai vescovi, quell’Eccellenza che già era una sorta di inchino a quello che i francesi chiamavano grand commis, il funzionario più in alto grado dello Stato nella sede provinciale. Il Prefetto (“Prefetta” suona un po’ sgradevole) mi accoglie all’ingresso, scusandosi per un disordine che evidentemente è altrove. Sta sgombrando l’ufficio, il 5 settembre prossimo entrerà in carica come Prefetto di Messina, dalle Prealpi alla Sicilia, dove Francesca Ferrandino ha avuto il suo primo incarico pieno in quel di Agrigento, città di mare, dirimpetto alla costa africana, dove sono passati greci, romani, arabi e normanni, migranti conquistatori… per intenderci le zone di Montalbano, o per stare più terra terra, la zona degli sbarchi di Lampedusa. 2013-2016, tre anni intensi, lei, Francesca, ci ha messo l’anima, oltre che la passione e il tempo, perché basta parlarci per capire che in quello che fa ci crede, e quel crederci lo difende ad oltranza. Partiamo dalla fine, le dispiace andar via? “Moltissimo, tanto, questa terra è straordinaria e non lo dico per piaggeria, lo dico perché è così. Ho sofferto anche quando sono andata via da Agrigento, ogni volta che lascio una città soffro. Perché io amo l’Italia, io tifo Italia. E le province d’Italia insegnano tanto, io adoro Bergamo, così come ho amato Agrigento e Lampedusa, nella provincia italiana ho imparato tanto, ho conosciuto gente straordinaria che mi ha insegnato molto e a cui spero di aver dato qualcosa”. Sposata, un figlio di 24 anni che studia a Pisa, laurea in Giurisprudenza, napoletana, il suo trasferimento fa piacere alla Lega che non l’ha mai amata molto, soprattutto per la questione profughi…

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