IL CASO – Agli arresti domiciliari il sacerdote fondatore della Cooperativa Oasi7 – Arrestato Padre Antonio Zanotti, il gestore del Convento dei frati “Associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata…”

Padre Antonio Zanotti (che da anni gestisce il convento che fu dei Cappuccini in paese) è stato arrestato martedì 16 giugno dal Nucleo investigativo di Bergamo su ordine del Gip Lucia Graziosi e su richiesta del Pubblico Ministero Fabrizio Gaverini per la gestione delle cooperative sociali legate all’universo di ‘Terra promessa’. Un “sistema di malaffare” costruito sulle spalle di disperati richiedenti asilo, ospiti in decine di centri di accoglienza sparsi per tutta la Bassa orientale. Con lui altre due persone sono state arrestate. Il sacerdote padre Antonio Zanotti, ora ai domiciliari, fondatore e padre spirituale della cooperativa aveva già avuto altri problemi con la giustizia. Agghiacciante la ricostruzione di quel che avveniva in quelle cooperativa, in cui decine di richiedenti asilo a vivere mangiando anche cibo scaduto, e a lavorare in condizioni di sfruttamento. In sostanza, i gestori del centro di accoglienza “facevano la cresta” sui famosi 35 euro a migrante riservati dallo Stato. Costringendo i richiedenti asilo a vivere quasi come fossero in schiavitù. I reati contestati sono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato attraverso l’acquisizione di erogazioni pubbliche non spettanti, sfruttamento del lavoro nero, riciclaggio ed altro. Le misure restrittive sono state eseguite a carico del padre spirituale/fondatore della cooperativa Sociale “Terra promessa”, e di P.A.M. e T.G., rispettivamente presidente ed economo. Oltre 38 gli indagati, le indagini, coordinate dal Pubblico Ministero Davide Palmieri e protrattesi dal mese di gennaio 2018 sino al successivo aprile 2019, hanno consentito di raccogliere prove a carico anche di altri 38 soggetti, tutti indagati e destinatari di informazioni di garanzia. Tutto è partito dallo stupro di un’operatrice. L’input investigativo è partito da una violenza sessuale avvenuto in un centro di accoglienza gestito da Terra promessa nel settembre 2017: cascina Fenatica, a Fontanella. “Nella circostanza risultò palese che ci fossero evidenti carenze nella gestione del Centro, a partire dalla mancanza di personale qualificato e nel numero previsto, evidenziando un controllo degli stranieri assolutamente carente ed approssimativo – scrivono i carabinieri in una nota – durante l’attività d’indagine ci si è trovati quindi al cospetto di un “sistema” che permetteva l’esistenza di un vero e proprio apparato del malaffare in ordine all’accoglienza, condizione agevolata anche da rapporti disinvolti con alcuni funzionari pubblici”. Sul giornale di Treviglio si parla del coinvolgimento anche di commercianti locali e funzionari pubblici: “Spese millantate”. “Proprio nel periodo dell’indagine era stato introdotto l’obbligo di rendicontazione delle spese sostenute per l’accoglienza e questa notizia risultò immediatamente deflagrante nel citato sistema perché obbligava a dover tracciare tutte le spese che prima, evidentemente, erano solo millantate – continua la nota – Infatti divenne frenetica l’attività degli arrestati e dei correi deferiti a piede libero, al fine di dimostrare spese mai sostenute, a volte con fatture false grazie a commercianti o imprenditori compiacenti, altre volte falsificando vecchi documenti, ancora costruendo falsamente registri di presenze di stranieri che in realtà si assentavano e non facevano rientro”.

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