I BORGHI – CHIGNOLO – Un piccolo paese dalla forte identità, dove ‘fare comunità’ è la parola d’ordine

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Da cosa derivi il nome di questa frazione del Comune di Oneta non lo si sa con precisione: la tradizione orale lo fa derivare dalla sua posizione geografica, al vertice di un colle che si affaccia sulla Val del Riso come un ridente balcone; qualcun altro ci vede un’allusione al ‘cuneo’, strumento di lavoro dei carbonai, qui numerosi in passato.

Sia come sia, Chignolo ha significato e continua a significare soprattutto un’identità ben definita che il tempo  e i cambiamenti di questi ultimi decenni non sembrano aver intaccato più di tanto, e un senso forte di comunità  e di solidarietà di paese.

Anche per “raccontarsi” a chi viene da fuori i Chignolesi si sono infatti dati la voce e si sono riuniti  nell’ex-scuola che è sede del ‘Centro Ricreativo’  ma anche museo storico-fotografico, ‘pensatoio’ aperto a tutti e  luogo di ritrovo per svariate attività, adulti e giovani insieme, come Daniele  che fin da subito precisa:

“Qui ora gli abitanti fissi sono una novantina, di cui circa venti al di sotto dei 20 anni, tra cui il sottoscritto. Se vorrei andare a vivere altrove?  No, non vedo un bisogno reale di andarmene, scendere in qualche centro del fondovalle non comporterebbe un gran vantaggio, né in termini di comodità né in termini di tempo, perché bastano dieci minuti d’auto per scendere giù. Il problema, secondo me, non è risiedere in un paese o nell’altro, perché il solo risiedere non significa vivere la comunità: è questo che mi interessa e mi piace, partecipare, dare un contributo alla vita della comunità, cosa che nei centri più grossi è sicuramente più difficile se non impossibile. Anche  il fatto di essere un po’ ‘isolati’ non lo sento come un limite; semmai, per come vanno le cose, lo trovo un privilegio da valorizzare”.

Anche la 18enne Lara la pensa così: “Io qui mi trovo bene, per le stesse ragioni che ha ben detto Daniele”.

Francesca, giovane mamma, viene da Fiorano: “Sono nata e cresciuta nel centro di in un paese più grande, ma al momento di sposarmi con Michele, che è chignolese, non ho avuto dubbi: intanto  trasferirsi voleva dire risolvere il problema della casa e poi volevo che i miei figli, che ora hanno 6 e 2 anni, crescessero in un paese senza pericoli, a contatto con la natura, liberi insomma… E il lockdown non ha fatto che premiare questa scelta, sicuramente noi  non ne abbiamo sofferto come nei centri più grandi. Quanto alle ‘scomodità’ da affrontare, basta organizzarsi un po’, conciliare le uscite per il lavoro con quelle della spesa, per esempio, e i problemi si risolvono”.

“Io sono stato fortunato perché mia moglie è stata contenta di venire ad abitare qui – commenta il marito – lo spopolamento dei piccoli paesi dipende spesso dalle decisioni dei giovani sposi”.

Le ‘scomodità’ sono, come in tanti piccoli paesi di montagna, la scarsità di servizi, che qui – dove ancora sono aperti il negozietto di ‘tutto un po’’ ed il bar-ristorante della Renata – significa essenzialmente la scarsità degli spazi di parcheggio, la manutenzione della strada e , ultimamente  la mancanza di coordinamento del trasporto alunni a causa delle loro entrate alla scuola di Gorno in orari diversi:

“Il problema dei parcheggi si è acutizzato in questi ultimi tempi, quando Chignolo, anche a causa delle restrizioni anti-Covid, ha visto un afflusso straordinario di escursionisti percorrere sia a piedi che in bici i numerosi itinerari escursionistici e turistici che partono da qui – dice Claudio, pensionato e volontario ‘tuttofare’  –:  l’Alben, il passo di Zambla, la Madonna del Frassino, il bivacco Plana, ecc… L’estate scorsa, per esempio, abbiamo dovuto organizzarci da soli e improvvisarci parcheggiatori,  aprendo alle auto il campetto da calcio vicino al Cimitero…”.

Claudio è uno dei Volontari più assidui e spesso interviene a risolvere i problemi ‘pratici’ immediati del paese: “Pur collaborando con l’Amministrazione, non stiamo sempre ad attendere che intervenga lei e ci inventiamo al momento la soluzione che serve…”.

Soluzioni cui pensano soprattutto le tre associazioni attivissime in paese: il Gruppo Alpini, il Gruppo ‘Amici del Bivacco Plana’ e già citato ‘Centro Ricreativo’, una realtà fondata nell’ormai lontano 1985, quando alcune signore – la Rosa, la Mari e la Ornella, queste ultime due scomparse da poco -, volevano, insieme al Parroco, fare qualcosa per animare la vita della comunità:

“Avevo 15 anni allora – dice Barbara – ma ricordo bene il monito dell’allora parroco Don Vincenzo Maffeis: ‘Care le mie donne – disse – dovete cominciare a pensare ad un futuro senza parroco, imparare ad andare avanti con le vostre gambe…’. Don Vincenzo vedeva lontano, aveva ragione e fu allora che nacque il ‘Centro Ricreativo’, realtà che unisce i rappresentanti di tutte le fasce d’età del paese, associazione con tanto di Statuto attiva tuttora, i cui verbali, chiari e trasparenti, stanno a testimoniare ormai quasi 35 anni di lavoro”….

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