GORNO/PONTE NOSSA – IL RACCONTO DI DIFFICOLTÀ E TRIONFI Angelo Zanotti, non vedente, dalla fisioterapia alle vittorie mondiali di sci e bici “Le difficoltà mi attraggono. Hanno tentato di ostacolarmi, bisogna lottare contro l’ingiustizia” “A 14 anni è iniziato il declino della vista: ho dovuto decidere cosa fare nella vita. Pensavo che il capitolo dello sport fosse chiuso, poi si è riaperto un mondo. Al pensiero di andare a sciare ero agitato come un bambino. Tornare sulla bici da solo mi ha fatto sentire l’adrenalina a mille”

Le cose difficili mi hanno sempre attratto. Le difficoltà mi hanno stimolato e mi stimolano, sicuramente più che le cose semplici. Angelo Zanotti comincia così. Che forse la sia storia si spiega proprio alla luce di questo. Perché è la storia di chi ha dovuto affrontare parecchi ostacoli ma non si è mai arreso. Di chi ha saputo fare della propria vita una sfida continua. E di sfide Angelo ne ha vinte parecchie.

La sua vita comincia da Gorno, dove nasce nel 1967. “Sì, sono ormai 52 primavere – comincia a raccontare con il sorriso –. Eravamo una famiglia di quattro, mio papà adesso ha 83 anni, la mamma è mancata a 69 nel 2007, poi mia sorella Delia che ha quattro anni più di me. Io nasco con un problema di retinite pigmentosa: si tratta di una patologia ereditaria invalidante perché è una forma degenerativa della retina. A un certo punto la vista ha un calo, quando i neuroni muoiono per degenerazione della retina. Puoi avere la fortuna che diventi invalidante a 30/40 anni, lo step di peggioramento è soggettivo. Il mio è stato precoce, è arrivato a 14 anni”. Che si fosse qualche problema, però, i genitori di Angelo l’avevano già capito prima. “A 5 o 6 anni ci si è resi conto. Sono andato dagli oculisti perché avevo una miopia importante e quella ha fatto capire che c’era qualcosa che non andava. Poi si è capito che la miopia era il minore dei mali, dietro l’angolo c’era la bestia nera della popolazione mondiale dei non vedenti. La retinite pigmentosa è la principale patologia che causa cecità nel mondo”.

Angelo da bambino frequenta il normale percorso dei suoi coetanei in paese. “Faccio le scuole elementari e medie normali, anche i primi due anni di superiori alla Pesenti come elettricista, ma al termine del secondo anno ho dovuto abbandonare perché è iniziato il declino della vista, che nell’arco di tre/cinque anni mi ha portato alla cecità, dai 14 ai 18. Lì abbandonai gli occhiali perché non correggevano più la miopia, la retinite ormai la faceva da padrone. Per farti capire, è come se avessimo dei fili della luce che da rame si trasformano in gomma, quindi non trasportano più l’impulso elettrico”.

Per un adolescente è un trauma. “Sì, verso i 16 anni è stata abbastanza pesante da sopportare. Ti ritrovi dal fare tutto con gli altri e come gli altri al renderti conto che non puoi più fare quello che fanno gli altri, con gli altri e come gli altri. Puoi farlo ancora solo in parte. A 16 anni sei pieno di vita, ma quel pieno per me è stato svuotato. Mi sono fermato un anno a pensare cosa fare da grande, non a 30 anni ma a 16…

SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 8 NOVEMBRE