GORNO – INTERVENTO – Quella Miniera non è di “carta”

Caro direttore,

proprio in questi giorni sto leggendo “Io sono Cesare” di Cristoforo Gorno, conduttore televisivo, libro che ha catturato la mia attenzione sia per il titolo che per il cognome dell’autore, probabilmente discendente dai numerosi gornesi emigrati verso il bresciano e dintorni durante il dominio della Repubblica Veneta. Ebbene, sembra che qualche esponente pubblico si senta Cesare e voglia sempre e comunque essere riverito, mentre altri, consapevoli del loro ruolo, sanno che amministrare è tutt’altra cosa. Se non si sa e si voglia sapere, basta invitare chi di dovere; poi valutare, proporre o imporre, se la legge lo consente, il modo di procedere.

Ebbene, ultimamente, si è paventato che i lavori minerari che sta svolgendo la società “Alta Zinc Ldt” di Perth, nell’ambito del progetto “Gorno Zinc Project”, siano una presa in giro, uno specchietto delle allodole, una “miniera di carta”. Non bisogna essere esperti, basta avere avuto a che fare con lavori simili, per capire che non è così, specialmente quando si tratta di ricerche e coltivazioni minerarie. Per il passato era più semplice avendo come supporto finanziamenti statali; ora non ci sono più questi aiuti e prima di dare avvio all’attività estrattiva vera e propria bisogna avere valutato la “potenza” del giacimento, poiché ne conseguono le dimensioni e le caratteristiche degli impianti per le successive lavorazioni del minerale.

L’interessamento del giacimento piombo zincifero bergamasco, classificato come “Distretto minerario di Gorno”, da parte di impresari australiani ha inizio nel 2008 con l’acquisizione di cinque permessi d’esplorazione nelle valli del Riso, Vedra e Parina, poi diventati dieci con l’aggiunta di altri cinque nel 2014, intestati sempre alla holding “Energia Minerals Ltd”….

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