Gli impianti ‘abbandonati’ di Valcanale. 3 milioni i danni ma la società non risponde

IL CASO – VALCANALE DI ARDESIO

Gli impianti ‘abbandonati’

di Valcanale. 3 milioni i danni

ma la società non risponde

“L’amministrazione è ferma,

non dovevano rilanciare Valcanale?

Tutto pronto per far causa”

Aristea Canini

Valcanale secondo loro doveva risorgere e invece è tutto fermo, in un anno non è stato fatto niente” spiegano Alberto Bigoni, ex sindaco e Simone Bergamini, consigliere di minoranza, e così arriva la mozione in consiglio comunale sulla questione impianti dimenticati a Valcanale, quella che riporta alla mente la vicenda delle tonnellate di moquette ‘nascoste’ sottoterra che avevamo raccontato con documenti e foto in esclusiva tempo fa, quando sindaco era diventato Alberto Bigoni, ora in minoranza. E ora? “Ora vogliamo capire cosa c’è dietro tutto questo silenzio  – spiegano i due – quindi abbiamo chiesto al consiglio comunale di esprimersi in merito alla possibilità di dare mandato al Sindaco ed alla Giunta di andare per le vie legati nei confronti della società ‘Valcanale srl – in liquidazione’ per la tutela dei luoghi e delle persone della Valcanale”.Insomma, se l’unica possibilità come ha detto il Giudice era quella di avviare una causa legale ora la minoranza vuole sapere se e perché la causa verrà avviata. “Il 22 dicembre– spiegano Bigoni e Bergamini – in consiglio comunale avevamo chiesto a che punto era la questione della Valcanale srl, ci è stato risposto che dopo 10 giorni sarebbe scaduto l’avvio del procedimento ed entro i primi giorni di gennaio avrebbero incontrato la società per capire cosa fare, da quel momento nessuno ha più saputo niente, sono passati 4 mesi, ora vogliamo chiarezza. C’è una perizia geologica, condivisa dal tecnico del Comune Ravagnani e da quello della società, abbiamo quantificato l’importo dal punto di vista economico, importo che supera i 3 milioni di euro, compreso il dissesto che riguarda la strada, e l’importo economico non è stato condiviso dalla società. Poi l’ATP, accertamento tecnico preventivo ma il tribunale ci ha detto che dobbiamo fare causa, e quindi?”.

 

Il tempo passa e del tanto sbandierato rilancio di Valcanale, secondo la minoranza, non c’è nulla: “Noi ci eravamo mossi per tempo, il 28 luglio 2015 avevamo presentato al Tribunale di Bergamo un ricorso per una consulenza tecnica preventiva (ATP) per la proprietà relativa alla società “Valcanale Srl in liquidazione”; – La richiesta avanzata dall’Ente è stata quella di nominare un consulente tecnico d’ufficio specializzato in rilievi idrogeologici e fissare udienza per la comparizione delle parti e la formulazione del quesito, diretto a determinare modalità e costi delle opere e interventi preliminari ritenuti necessari, quali a titolo esemplificativo eventuali lavori di ripristino dell’area, interventi di rimozione rifiuti, consolidamento scarpate, smantellamento impianti compromessi e delle attrezzature ad essi funzionali, mitigazione dei danni, messa in sicurezza dell’area, dei luoghi e dei percorsi in uso, sistemazione del reticolo idrico superficiale,  e tutto quanto si rendesse necessario per fronteggiare dissesti e rischi presenti o in atto.  Si è giunti alla presentazione dell’ATP da parte del legale del Comune di Ardesio, avv. Paola Brambilla dopo che la delibera di Giunta evidenziò il fatto che l’ordinanza 17/2012 del 30/04/2012 ordinava alla Società Valcanale s.r.l. di predisporre idonea relazione idrogeologica volta ad accertare, in contraddittorio con un geologo designato dal Comune di Ardesio, le condizioni di rischio per sottostanti infrastrutture e zone d’uso, derivanti da degrado e/o abbandono di attività ed interventi operati dalla Società sulle aree della ex stazione sciistica e limitrofe. La società procedeva quindi ad incaricare un proprio geologo, il Dott. Sergio Chiesa, che redigeva una relazione datata luglio 2012 che i tecnici consulenti del Comune di Ardesio Dott. Ravagnani e il Dott. Santambrogio dello Studio associato GeoTer di Ardesio non condividevano, in quanto non esaustiva”.

 

Quindi? “A quel punto, l’allora amministrazione comunale non ha potuto che prendere atto dell’esito del confronto tecnico in contraddittorio, il quale non ha permesso di conseguire una valutazione univoca del quadro dei dissesti e delle azioni necessarie a ridurre i rischi idrogeologici e ambientali. Va ricordato, inoltre, che a seguito del rinvenimento nel piazzale della ex seggiovia, in particolare con i rilievi del 1 e del 14 luglio 2013 di materiale estraneo, si è reso ulteriormente necessario approfondire, nel contraddittorio, gli aspetti di rischio idrogeologico non sufficientemente trattati nella perizia di parte della società, e soprattutto l’incidenza di materiale estraneo sulla stabilità del piazzale, oltre ad accertare quali siano le modalità corrette di intervento per la sua eventuale rimozione, come pure le modalità di intervento da porre in atto per fare cessare le condizioni di rischio per la popolazione, i turisti, e in genere per il territorio comunale, al fine della determinazione e modulazione dei contenuti tecnici di eventuali provvedimenti di ripristino o intervento comunali, nonché al fine dell’adozione di eventuali provvedimenti di messa in sicurezza che dovessero essere adottati d’ufficio, nel caso di mancata ottemperanza della società, a cui dovrà fare seguito il recupero delle relative spese. Considerato che per tali motivi è apparso opportuno per l’amministrazione comunale, al fine della preventiva determinazione degli interventi necessari e del relativo costo, da determinare ai fini dell’adozione di un provvedimento ripristinatorio d’ufficio o di rivalsa in danno, esperire un accertamento tecnico preventivo, che, nel contraddittorio con la società, verificasse tali aspetti, e nell’ambito del quale poter eventualmente raggiungersi una composizione degli aspetti tecnici, in un accordo da ratificare davanti al giudice”.

 

Cominciano gli incontri tra Comune e società: “Incontri che potessero fornire elementi utili circa i contenuti e le modalità attuative dell’A.T.P. che sarebbe poi stato successivamente azionato. L’amministrazione comunale di “Ardesio Unita” ha quindi tentato di trovare un punto di sintesi tra le parti. I professionisti operavano congiuntamente effettuando appositi rilevamenti geologici sul terreno che culminavano in una relazione a firma congiunta con cui le parti (ricevuta dal Comune in data 16/10/2014), in pieno contraddittorio, rilevavano e quantificavano le forme di dissesto idrogeologico gravanti sull’area “degli impianti sciistici dismessi di proprietà della Società Valcanale,  in territorio di Ardesio, presso la frazione Valcanale, nei dintorni della località Pia’ Spiss e del vallone detto valle Vendulo (BG 104-031)” come conseguenza delle pregresse attività svolte dalla società medesima;  successivamente il Comune di Ardesio, all’esito dell’elaborato, e sulla base delle priorità congiuntamente individuate, incaricava Geo-Ter di redigere una relazione avente ad oggetto le “sistemazioni idrogeologiche e messa in sicurezza dell’area della società Valcanale – valutazioni tecniche ed economiche preliminari”, dirette a quantificare e valutare in via preliminare, anche dal punto di vista economico, i possibili interventi necessari a mitigare i danni e a mettere in sicurezza l’area, attraverso la stabilizzazione dei terreni, la sistemazione del reticolo idrico superficiale e la messa in sicurezza dei luoghi e dei percorsi di frequentazione. La società Valcanale s.r.l. non ha poi condiviso i contenuti della predetta relazione, né ha comunque, per quanto ci è dato conoscere, ad oggi provveduto ad effettuare– a proprie cure e spese – i preliminari interventi di messa in sicurezza dell’area, in quanto evidentemente non allineata alle valutazioni dell’allora amministrazione comunale”.

 

E così il Comune si era rivolto al Tribunale: “Ma il 16 novembre 2015 il Tribunale di Bergamo ha emesso un’ordinanza che ha ritenuto l’ATP presentato dal Comune “inammissibile” perché “…la complessiva materia litigiosa eccede i limiti di un accertamento di tipo tecnico, coinvolgendo questioni che possono essere esaminati all’ interno di un procedimento di natura contenziosa, nella sede propria, che valuti in ogni caso la sussistenza di specifici obblighi.” – Questo ha portato il Comune ad emettere un nuovo avvio del procedimento in data 12 dicembre 2015 volto a verificare in via ultimativa la possibilità del raggiungimento di una spontanea attivazione del privato per la messa in sicurezza delle aree in questione di proprietà della Società Valcanale Srl in liquidazione, mediante invito rivolto alla società alla presentazione di un progetto di messa in sicurezza dei dissesti fonte di pericolo per la pubblica incolumità e sicurezza, sulla base sia della perizia congiunta che della perizia comunale di stima degli interventi. In caso di mancata attivazione, sarebbe stata premura dell’amministrazione l’adottare un’ordinanza contingibile diretta all’imposizione degli interventi ritenuti necessari dalla stessa perizia congiunta con contestuale invito alla Società a provvedere alla presentazione di un progetto per la messa in sicurezza del dissesto accertato nella perizia stessa e sulla base della seconda perizia comunale di stima degli interventi, volto a evitare ogni possibile danno a persone e cose, entro e non oltre la fine del periodo invernale e dunque entro il 31 marzo 2016, con data di realizzazione degli stessi interventi identificati dal progetto entro il 31 dicembre 2016.  Ma non si è saputo più nulla.  Noi avevamo costretto la Società a condividere una perizia geologica con il geologo del Comune che riconosceva, dopo 15 anni di inerzia amministrativa e imprenditoriale, l’esistenza di gravi situazioni di dissesto;  la scadenza del procedimento avviato, come detto, era il 31 dicembre 2016. In fase di discussione del consiglio comunale del 22 dicembre 2016, a pochi giorni dal termine, a precisa domanda il Sindaco, rispondeva che nel mese di gennaio 2017 avrebbe incontrato la Società con l’avv. Brambilla per procedere all’analisi ed alle valutazioni sul tema in oggetto.  Quindi adesso vogliamo delle risposte”.