FINO DEL MONTE – Don Mauro Bassanelli: “La pandemia ci ha fatto riscoprire l’essenza del messaggio evangelico”

L’anno che ci siamo da poco lasciati alle spalle ha segnato profondamente le comunità cristiane dei nostri paesi. Anche quella di Fino del Monte, dove abbiamo raccolto le riflessioni del parroco don Mauro Bassanelli:

“Sicuramente tante cose sono cambiate, ma fin dal primo lockdown ho registrato da parte della mia comunità parrocchiale una grande  fedeltà alla celebrazione eucaristica, nonostante le chiese vuote e nonostante la mia sensazione come di straniamento: celebravamo il Corpo di Cristo davanti ai banchi deserti perché il ‘corpo’ della comunità dei fedeli era assente, e quest’assenza mi era davvero dolorosa… Ecco, direi che però non è venuto a mancare l’essenziale del messaggio evangelico: ridotte tante iniziative e tante attività formative ed aggregative per adeguarci alle normative anti-contagio, hanno assunto maggiore profondità e maggiore intensità la celebrazione dell’Eucarestia e lo stile della preghiera. Anche l’azione caritativa, altro cardine della nostra fede, non è venuta a mancare: chiuse la Caritas e i Centri di Ascolto, la nostra attenzione ai poveri si è fatta ancora più intensa e capillare: pacchi-spesa, telefonate, ascolto…insomma, l’essenziale del mandato evangelico non si è ridotto, anzi…”.

Ora che si può tornare a celebrare di persona, seppur distanziati, la presenza dei fedeli  è tornata quella di prima?

“La capienza delle nostre chiese si è ovviamente ridotta a causa del necessario distanziamento, e con essa anche la presenza dei fedeli. E pesano i posti vuoti lasciati dai nostri morti per Covid, una decina di persone che erano molto assidue alle celebrazioni. C’è ancora molta paura, e la gente apprezza  e condivide tutte le misure di prudenza che abbiamo adottato. A mio parere il Covid-19 ha fatto emergere quanto era negli animi anche prima della pandemia, e cioè da un lato ha reso ancora più convinta la partecipazione  di quanti già  percorrevano con grande convinzione il loro cammino di fede, dall’altra ha ulteriormente allontanato quanti già pensavano che della fede si può anche fare a meno”.

Ma la maggiore convinzione non può essere dovuta al fatto che nelle situazioni difficili si tende ad ‘aggrapparsi’ a qualcosa di consolatorio, qualcosa che possa aiutarci a non cedere alla disperazione?

“Non credo si tratti di questo, non vedo la ricerca di qualcosa di puramente consolatorio: mi pare di vedere, invece, la riscoperta del fatto che della fede non si può davvero fare a meno, che esiste nelle persone un bisogno autentico di celebrare momenti di fede e di appartenenza ad una comunità”.

Le restrizioni dovute alla pandemia hanno colpito e colpiscono in modo particolare i ragazzi e i giovani…

“E’ vero, per questo abbiamo cercato in tutti i modi di approfittare dell’opportunità di mantenere i contatti con loro tramite i social, e lo facciamo tuttora, con il telefono, con WhatsApp, con i messaggi… Conosciamo benissimo la fatica che fanno i ragazzi a non potersi riunire in presenza, l’importanza fondamentale che ha per loro la relazione; perciò non mancano le proposte per convocarli – Messe per gli adolescenti, ecc…- nel tentativo  di non farli sentire abbandonati a se stessi”….

SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 5 FEBBRAIO