Un angolo di cielo

    E le nuvole umide si appicciano sulla pelle, e il sole sembra un po’ stanco, e io mi fermo, e il mondo dorme, e un altro pezzo di mondo urla, e io cerco silenzio. E l’Europa urla e noi sembriamo quei bimbi dietro la lavagna in attesa di capire perché ci hanno messo lì, e i luoghi comuni sembra ce li abbiamo incollati addosso solo noi, ma se mi ci metto a scriverne degli altri Stati qui sul mio marciapiede potrei sta qui fino a sera.

    E scopriamo che siamo antipatici agli Olandesi, che poi loro tra zoccoli e… zoccole (Amsterdam e le vetrine)… Ma io torno qui nel mio guscio, come quando rientro la sera, e resto così, come una corrente libera che ristagna per qualche ora, sola con me sull’orlo della notte, per scoprire che chi conta dura più del tempo, non se ne va.

    E mi guardo attorno tra gente che va in vacanza e gente che cerca lavoro. Tutto è qui. Tra sabbie umide e fabbriche aperte. Magliette piene di disegni inutili. Le mappe senza nomi e senza mete, la luna cicciona che ingravida il mare. Il mare, l’atlante, l’aria.Mi manca solo il quadro, un diario di bordo, il dove, le carte di navigazione, venti a favore, il coraggio di non tornare, e una vittoria dell’Inter.

    E questa estate sembra al contrario, di quelle che sfuggo alla gente. Ti porto da me. Ma non per far l’amore. Che secondo me quando lo fai mordi il cuscino.Secondo me quando ti piacefai un casino. Comunque no,non è per quello.Di stanze ne avrai già viste tante.E la mia non è così diversa dalle altre. Vorrei che succedesse piano.Partire dal presente.E andarcene lontano.Ti porto qui da me.Tra i gesti involontari del pensieroTra le mie infinite fantasie.I miei infiniti viaggi.Quelli che io chiamo poesie.A passo di rugiada.Tra un gelato alla fragolae le mie birre.Dove per meè sempre tardi.

    Ma tu troveraiun angolo di cieloper sdraiarti.Là fuori è pienodi gente, di dottoriche studiano la vitacon apparecchi stranima nella mia animanessunovuole metterci le mani.

    Sai cosa ti dico?Me lo tengofrantumato questo cuore.Che fa un rumore strano.Disordinato e bello.Come tutte le cose mezze rotte.Una stella in mezzo al pettoche s’incendia quando è notteo come questo mare che sbatte.Si sente forte da qui.Fanculo questa vita.Fanculo anche la morte.Vieni qui.Abbracciami più forte.Dimmi che ci sei.E dopo taci.Soffro di sindromeda umoreparzialmente seminterrato.Se mi porti un po’ di lucegiochiamo ai baci.


    Warning: count(): Parameter must be an array or an object that implements Countable in /web/htdocs/www.araberara.it/home/wp-content/themes/Newspaper/functions.php on line 338