MURI DA SCAVALCARE

    Aristea Canini

    La primavera allunga il giorno. E accorcia me. Che mi ritrovo dentro ore chiare e piene di luce dove invece cerco penombra per riparare il cuore che ogni tanto ha freddo. Lungo le strade cartelli con faccioni di candidati che sorridono compiaciuti. Il cielo se ne frega e gli butta addosso secchiate di pioggia e prova ad innaffiarli di idee nuove. La musica in radio mi fa venire voglia di correre nel bosco e ballare libera tra fiori selvatici, senza bisogno di ascoltare promesse sino al giorno prima e scoprire che nessuno ha perso il giorno dopo. Su questo è molto più coerente l’Inter. Che perde e basta. Giorni selvatici.

    Quella sensazione di fine scuola anche per me, che a scuola non ci vado più e ho sempre voglia di scavalcare non so cosa e trasformare orizzonti in infinito. Innalzo muri e poi finisce sempre che scelgo chi li scavalca e che magari si graffia il cuore. Tutto quello che si scheggia diventa tagliente, anche le persone. E resto senza nulla addosso e niente dentro. Come la poesia. Che è amputazione. Scrivere è annusare la rosa che non c’è.