benedetta gente

    Un anno da non contare, un anno da non dimenticare, praticamente un ossimoro (i contrari che ci lasciano confusi e infelici), e ci ritroviamo a una tavola imbandita natalizia con troppe sedie vuote, manca qualcuno. C’è una guerra (una tantum) non dichiarata tra mortali, è la natura che ha avuto un sussulto e ci scuote di dosso.

    E un Natale contingentato davvero richiama, per i più vecchi, i Natali di guerra, i maschi di casa lontani a cercare di sopravvivere chissà dove e a casa si aveva solo paura che qualcuno bussasse alla porta e portasse la notizia della disgrazia.

    Ognuno “distanziato” in casa, ognuno a coltivarsi i suoi dolori e i suoi ricordi. Ho scoperto che esiste in natura un uccello chiamato Caprimulgo detto anche succhiacapre (per via che vola sulle greggi e si nutre degli insetti sui velli degli animali). Mattia ha letto un libro intitolato “Mio fratello rincorre i dinosauri”. Gli è piaciuto, in questi mesi di pandemia. E visto il suo entusiasmo ho cominciato a leggerlo anch’io. E’ in quel libro che ho trovato il Caprimulgo egiziano che, secondo la versione scolastica che racconta una ragazza al protagonista, si mimetizza con la polvere, rendendosi quasi invisibile.

    E’ il dolore che cerchiamo anche noi di mimetizzare, sapendo che altri ne hanno di diversi ma non meno devastanti ma non abbiamo le forze né la voglia, e tanto meno la carità (o la solidarietà d’altri tempi) per quello che i nostri vecchi chiamavano il condolore.

    La comunità che si sfilaccia dopo un primo impeto di condivisione della grande paura, ognuno a leccarsi le proprie ferite. Fuori i sindaci hanno fatto mettere le luci natalizie, per trasmettere un segnale di normalità. Ma non c’è normalità nei bollettini del conteggio dei morti. Anche sulle facciate delle case, là dove la scorsa primavera avevamo appeso i tricolori, sono tornati a luccicare i simboli della festa più dolce dell’anno, il ricordo di una nascita che ha cambiato la storia del mondo. E noi qui a sperare finalmente in una rinascita.

    La divisione del tempo è convenzionale, l’anno che verrà sarà purtroppo la continuazione di questo che va a finire, “si esce poco la sera…” soprattutto “quando è festa”. E poi anche quelli della “televisione” potrebbero darci qualche speranza invece di minacciare la terza ondata che ci sentiamo già dei sopravvissuti alle prime due.

    Non ci sono ragioni per fare botti liberatori se non riusciamo a immaginare verso che cosa stiamo andando. La vecchietta di Siracusa pregava che il tiranno restasse in vita, temendo per esperienza che ne arrivasse uno peggiore. Non c’è voglia di finti Babbi natale come non c’era bisogno di far circolare le finte sante Lucia che è un modo di mortificare le favole, le attese, i sogni, le fantasie dei ragazzi che possono ancora credere e sperare. per qualche anno, in un mondo migliore.

    Sapendo, noi adulti, che non è facendo i caprimulgi che ne usciremo, perché la terra scuote l’umanità intera. Avremmo bisogno davvero di un Salvatore, di un Messia, di uno che sconvolga con le parole l’ordine costituito e ci faccia sentire per quello che siamo e non per quello che credevamo di essere diventati, onnipotenti, Dei in terra. Se ne usciremo, lo faremo tutti insieme. Per questo l’augurio non è di circostanza ma è davvero collettivo. Buon anno gente e spero ci riesca.