benedetta gente

    Viva l’Italia / L’Italia con le bandiere / L’Italia nuda come sempre / L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste / Viva l’Italia / L’Italia che resiste”(De Gregori).Dai balconi cantano tutti insieme non solo nei quartieri popolari della periferia milanese, ma anche nei paesi l’Inno di Mameli che fa venire i brividi e perfino le lacrime di sentirsi davvero “fratelli d’Italia” come non lo siamo mai stati così, se non ai mondiali di calcio, ma quella era felicità, adesso è voglia di resistere insieme davvero. Gente che magari fino a qualche settimana fa non si salutava nemmeno, ognuno per conto suo, adesso canta insieme, si sente partedi una comunità, di quel condominio chiamato Italia.

    “Andrà tutto bene”. Il verbo è coniugato al futuro perché il presente è sconvolgente. L’abbiamo sottovalutato questo virus che non sembrava all’inizio ai più (quorum ego) così “devastante” e invece ci sta togliendo e, se va bene, cambiando la vita. Per chi suona oggi la campana? La campana che suona ogni santo giorno, a morto, lanciando“verso il cielo un urlo orrendo”che si confonde con il lacerante suono delle sirene delle ambulanze che sbattono di qua e di là raccogliendo gente cui manca l’aria all’improvviso e “il cielo è basso e pesa come un coperchio sullo spirito”,“il giorno è più triste della notte”perfino “la pioggia (…) imita le sbarre d’una grande prigione”.Ma come nella poesia (“Spleen”) di Baudelaire “lunghi funerali, senza tamburi né bande, sfilano lentamente (solo)nella mia anima”. I morti non hanno veglie né cortei, vengono portati via e “cremati”, cenere alla cenere, è una quaresima di paure e pianto.

    Il “restate a casa” sembrava l’epitaffio di una comunità morente, la presa d’atto finale del trionfo dell’individualismo. E invece è il contrario, quei suoni e quelle immagini di interi quartieri uniti a sventolare bandiere tricolori, poi esposte sulle finestre, cantando con quel che resta della voce e dell’anima l’inno nazionale, uniscono, da balcone a balcone più dei “lunghi funerali” che non si possono celebrare, i sopravvissuti sui terrazzi di casa si sentono solidali, uniti nella malasorte e nella disgrazia. Un’Italia che sembrava un gigantesco dormitorio dove ognuno si cullava nei propri sogni soffocando quelli altrui, “s’è desta” con uno spirito unitario e comunitario che evidentemente covava sotto la cenere ma sembrava spento.

    Ci sentiamo solidali nella nostra solitudine, questa volta forzata. “La terra è trasformata in umida prigione dove la Speranza, come un pipistrello, va sbattendo contro i muri la sua timida ala e picchiando la testa sui soffitti marci” (sempre Baudelaire).

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    Ci ricorderemo di chi ci ha sbeffeggiato nella disgrazia, ci ha chiuso le porte in faccia, adesso non c’è tempo per il rancore. Ma sì, perché abbiamo chiesto aiuto e c’è chi ha fatto orribili vignette su di noi, noi che quando i francesi sono stati sotto attacco abbiamo illuminato le facciate degli edifici dei colori della loro bandiera. Loro (e altri) ci hanno trattato da popolo infetto, con disprezzo. Ci ricorderemo di un’Europa dove solo la Germania (la Germania!) ci ha soccorso e prima ancora la stessa Cina, la Russia e gli Stati Uniti dello sbeffeggiato (anche da noi) Trump. Chiudono le frontiere, come bastasse chiudersi in se stessi per salvarsi.

    Ce li ricorderemo questi mesi”, mi dice uno che si è appena alzato dal letto, si sente un sopravvissuto. Siamo tutti dei sopravvissuti e non ce n’eravamo mai resi conto.

    La donna sta salendo verso la chiesa, forse è perfino vietato, il Vigile non c’è, chissà se prenderebbe come un “genere di prima necessità” la preghiera, forse la fa franca per recitare la sua invocazione, lanciare nel cielo il suo grido di aiuto. C’è un vecchio sul balcone che la guarda. La riconosce, la chiama per nome. Lei si ferma ansante, guarda verso l’alto seguendo il suono della voce. “Come va?” dice il vecchio. “Moriremo tutti…” butta fuori sottovoce, disperata, la donna. Il vecchio ha ancora un sussulto di ironia: “Allora non è cambiato niente”. La donna resta un momento interdetta, poi capisce, certo, si muore tutti, prima o dopo. Ma adesso è “prima”, ecco quello che è cambiato.

    Viva l’Italia, l’Italia che si dispera e l’Italia che(ancora) s’innamora, viva l’Italia, presa a tradimento, l’Italia colpita al cuore, viva l’Italia, l’Italia che non muore”.