benedetta gente

    Dopo lo tsunami giudiziario a cavallo tra il 1992 e l’anno dopo, ci si guardava intorno con l’aria di chi è stato scaraventato fuori casa, cacciato da presunti paradisi terrestri in un mondo nuovo e deve cercare da capo un nuovo “centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente”(Battiato). In consiglio provinciale, al tempo in cui la Provincia era un ente che contava, gli eletti nei vecchi partiti che stavano cambiando nome, alcuni per vergogna, alcuni per convenienza, avevano perso la verve e la sicurezza di appartenenza. Arrivò Berlusconi e ai democristiani, orfani dello scudo crociato, si pose il problema se posizionarsi a sinistra o a destra, l’ironia della canzone di Gaber su “cos’è la destra, cos’è la sinistra?” adesso diventava vero dilemma, altro che “fare il bagno nella vasca è di destra / far la doccia invece è di sinistra”, si frugava nelle ragioni degli scontri e dibattiti (anche sul sesso degli angeli) che avevano diviso cercando quello che mai si era davvero cercato, in quanto ossimoro, vale a dire le “convergenze parallele”di quel “compromesso storico” che fu più un annuncio che un fatto e che, se varato al tempo della Dc imperante, ne avrebbe provocato una spaccatura prima dello tsunami giudiziario.

    Finì con i campi alle ortiche / finì con un flauto spezzato / e un ridere rauco / e ricordi tanti /
    e nemmeno un rimpianto”
    (De André).

    Chi andò di qua e chi di là, una diaspora a suo modo epocale (visto il lungo dominio democristiano) e non è vero che non ci furono rimpianti, c’è chi ancora adesso aspetta e spera in un ritorno della vecchia Dc dove i fratelli erano sì coltelli, ma con il buonismo un po’ peloso di far almeno finta di soccorrere gli accoltellati, senza maramaldeggiare.

    Lunga premessa per arrivare alla separazione per niente consensuale tra Matteo Renzi e il Pd. Anche qui, come al tempo di Berlusconi per gli ex Dc, c’è il richiamo dell’uomo decisionista “che non deve chiedere mai” (citazione da una vecchia pubblicità di un profumo) per gente che ha bisogno di uno che gli dica che fare, con chi stare, dove andare (anche a finire), sul ritornello di “ma ne manca uno che ci sappia dominar e comandar” per non restare “figli di nessuno”.

    La sinistra è “assemblearista” per natura, se si trovano all’osteria in due hanno perlomeno tre idee diverse. Nella pancia dell’assemblea crescono però anche le ambizioni personali. Da qui le (inevitabili?) ricorrenti scissioni, con uscite a destra e (di più) a sinistra (massimalisti).

    Ma Renzi era di sinistra? Sostiene di aver fatto più “cose di sinistra” lui con il suo governo di tutti quelli che lo hanno preceduto. Ma già sembra una excusatio non petita, sottintende che di sinistra non si sentiva, perfino Mussolini ha fatto qualcosa di sinistra, essendogli restata un sorta di complesso del “traditore” (era stato socialista e direttore dell’Avanti, il giornale del partito).

    Questa ennesima scissione è la risacca di quella fusione a freddo tra sinistra ex democristiana e sinistra ex comunista, essendo stato saltata a piè pari la posizione intermedia, quella socialista, cancellata dalle inchieste giudiziarie (ha il sapore di una vendetta tardiva ma patetica quella del Psi di Nencini che concede oggi una stampella a Renzi per creare il suo gruppo in parlamento). Entrambi i gruppi degli ex si sono accreditati quindi di un progetto riformista che era sostanzialmente quello socialista, pur non avendolo mai praticato, soprattutto mantenendo quei “rimpianti” per quello che erano stati e che non potevano più essere, nell’evidenza di una sconfitta politica (tra gli ex democristiani, caduto il nemico comune, quello comunista, le divisioni sono esplose) e una sconfitta ideologica devastante (gli ex comunisti).

    Il Pd non è riuscito a costruire una casa, solo un condominio. L’unico democristiano restato spavaldamente in campo sembra proprio Giuseppe Conte, un uomo del tutto e del nulla, un uomo per tutte le stagioni (che, ovvio, non sono davvero più quelle di una volta). Gli altri sono tutti ex, anche i 5 Stelle sono pur sempre ex di quello che sono stati ante-Grillo. E a loro modo sono ex (ex secessionisti, ex nordisti, ex padani) perfino i leghisti. Fino a qualche tempo ci sentivamo tutti reduci (anche di battaglie mai combattute). Adesso siamo tutti ex, l’Italia è una repubblica fondata sul “ripensamento” (“Settembre è mese del ripensamento, dopo l’estate porta il dono usato della perplessità”, sostiene Guccini). E quindi sull’ex, che da etimologia latina sta a significare un passato rinnegato, un presente confuso e un futuro incerto.