ABBIAMO I LUPI MANCANO LE FAVOLE

    Il silenzio è una traversata, un angolo in cui andare mentre guardi volare i pensieri. Attraverso le strade al mattino, attraverso i miei angoli del cuore, accelero, vedo i pensieri volare e scappare ovunque. Arrivo in redazione. Parcheggio. Il mercoledì è il giorno in cui qui passano a ritirare la carta. Fuori dalla porta della redazione la sera prima mettiamo i giornali da buttare. Da qualche tempo una ragazza nera con un passeggino vuoto rovista e lo riempie di giornali, li sceglie accuratamente, toglie la plastica dai depliant e prende solo quelli di carta leggera. Stamattina in giro non c’è nessuno, cosi mi fermo, le chiedo di dov’è, arriva dal Ghana, è in Italia da qualche tempo ‘a cosa ti servono i giornali?’, ‘bagno Africa’, non capisco, le chiedo di spiegarmi, mi risponde ‘per pulire… cacca’. Ok, li usa come carta igienica, si scusa e chiede se deve lasciarli. Le chiedo dove vive, qui vicino, ha due figli e si arrangia come può. Occhi grandi, riccioli neri, una giacca a vento bianca, nel passeggino noto scatolette prese probabilmente nello stesso modo in cui prende i giornali, negli occhi tenerezza e dignità. Le chiedo se beve un caffè, sorride, guarda la macchinetta del caffè, con gli occhi incantati, come fosse un tablet dove giocare, pieno di luci, sceglie il cappuccino con il cioccolato, stringe il bicchiere e si scalda, beve, ringrazia e se ne va. Io entro, non c’è ancora nessuno, prima di venire qui mi sono fermata al bar, a bermi il mio caffè e leggermi la Gazzetta, ad ascoltare gente impegnata a discutere di risultati di calcio, a mettere a posto il mondo, a litigare sui limiti di velocità e a rovesciare mucchi di parole senza inizio e senza fine. E poi c’è lei. E tante come lei. Che sembra non esistano. Ma sono lì. Sono qui. Tra battiti di cuore freddi che non si scaldano nemmeno quando il sole ti spacca addosso gocce di sudore. Si è fatto tardi molto presto. Già. Di lupi ne abbiano. Sono le favole che mancano.