Dubbi e domande sul Cacciamatta

LETTERA

Dubbi e domande sul Cacciamatta

Sono rimasto Incuriosito dall’articolo “il Cacciamatta nella bufera” del 7 aprile scorso: la materia non è semplicissima anche se è stata ben tradotta e ben argomentata dall’articolista per renderla il più comprensibile possibile. Non mi sono persuaso della validità delle giustificazioni addotte dai soci minoritari della Cacciamatta srl,sigg. Gaverinie Francesconi. Per prima cosa una Fondazione, quand‘anche regolata dalle norme del diritto privato, resta sottoposta alle leggi specifiche delle Fondazioni specie per quanto attiene allo scopo delle medesime, che in nessun caso può scostarsi dalle precise disposizioni del fondatore e quindi dallo statuto. Per statuto laFondazione Cacciamatta onlus  (che in quanto tale non può avere fine di lucro e dunque non può distribuire utili a nessuno e se ve ne sono li deve reinvestire all’interno della propria istituzione) non può assumere partecipazioni in altri enti salvo che questi ultimi perseguano uno scopo analogo a quello della fondazione medesima e che quindi a loro volta non distribuiscano utili. Si evidenzia dunque al riguardo una grave irregolarità: l’oggetto sociale, ovvero lo scopo della Cacciamatta Srlcomprende tutta una serie di operazioni economico-finanziarie finalizzate al conseguimento del profitto, come giusto che sia per una srl, non si contempla alcunché di sociale, l’esatto contrario di quello imposto a suo tempo alla fondazione (e ribadito nello statuto vigente) in modo inequivocabile dal benemerito Sig. Cacciamatta. Affermare, come si legge su Araberara, che “creare case di riposo per anziani non autosufficienti è per sé stesso un servizio sociale”è assolutamente non vero e gravemente scorretto: assistendo anziani non autosufficienti ma benestanti che possono pagare rette di mercato anche elevate (come presso la RSA di Casazza) non si svolge alcunché di sociale, semplicemente si gestisce un’azienda come tante altre, nella fattispecie un’azienda di servizi alla persona: un fatto è fare business e perseguire il profitto, tutt’altra cosa è occuparsi della povertà e del disagio dei bisognosi.

La Fondazione Cacciamatta e la Cacciamatta Srl perseguono due scopi diametralmente opposti, la prima umanitario, la seconda di tipo economico mirato all’utile di gestione distribuibile ai soci.  In pratica, la Fondazione Cacciamatta onlus crea la Cacciamatta Srl cui fa gestire le sue tre piccole case di riposo ed essendo socio di maggioranza al 60% pattuisce praticamente con sé stessa condizioni economiche tali da consentire alla Srl di generare utili annui per circa 200.000 euro che per il 40%, ovvero 80.000 euro annui, vanno ai soci di minoranza Gaverini e Francesconi. È poi singolare come si possa affermare che la Fondazione non ha al suo interno la capacità di gestire tre piccole case di riposo  quando il suo presidente, sig. Forestiè allo stesso tempo presidente della Cacciamatta Srl che svolge l’attività di gestione delle case di riposo della Fondazione; se necessario sul mercato del lavoro sono reperibili le professionalità necessarie e si usufruirebbe delle consistenti agevolazioni fiscali riconosciute alle onlus.

Anche la questione dei 3,5 milioni di euro appare singolare, specie se si raffrontano i dati dei bilanci con le spiegazioni fornite dai soci di minoranza della Cacciamatta Srl  Sigg. Gaverini e Francesconi. Nel bilancio della Srl al 31/12/2014 si iscrive nel passivo un debito di 3,3 milioni di euro circa e nell’attivo alla voce immobilizzi immateriali un importo simile; nelle note integrative si legge che il debito è stato concesso dalla Fondazione Cacciamatta e non si specifica con chiarezza per la realizzazione di quale tipo di immobilizzi si tratta. Nella lettura del Bilancio 2015 resta invariato l’ammontare degli immobilizzi nell’attivo patrimoniale mentre il debito verso la Fondazione viene azzerato per espressa rinuncia alla restituzione da parte della stessa: si genera dunque una sopravvenienza attiva che incrementa l’utile tassabile ma non ricordo di avere trovato riscontro alcuno nel conto economico mentre la voce “riserve” del capitale netto si incrementa dell’intero importo: siccome i Sigg. Gaverini e Francesconi di questo capitale detengono il 40% è fuori discussione che la loro quota si  è incrementata di 1.440.000 euro all’incirca, cifra non da poco, considerato il loro investimento iniziale di euro 4.000 cadauno.

Ciò non consente comunque a nessuno di parlare di soldi trafugati e di raggiri, ci mancherebbe; resta però il fatto che, stando al racconto dei due soci di minoranza, è alquanto fuori dall’usuale, ma non certamente vietato, che una Fondazione per eseguire lavori di restauro su un immobile di sua proprietà presti i quattrini necessari alla loro realizzazione ad una Srl affinchè questa li effettui in sua vece e per suo ordine e conto e poi a lavori ultimati il debito venga annullato mentre l’attivo patrimoniale resta immutato.  Oltre a questo la Cacciamatta Srl. affida alla società di consulenza Triskele Srl. ora in liquidazione, di cui i soci Gaverini e Francesconi detengono l’80% del capitale (il 20% è detenuto dal Consigliere della fondazione Sig. Sorosina) un lavoro di consulenza triennale per un importo complessivo di euro 570.000; in una prima versione rilasciata alla stampa dal Sig. Gaverini si parlava di consulenza per una attività di telemedicina, nella versione di Araberara si parla di lavori di organizzazione e promozione, di centri diurni; nulla da eccepire sul piano legale, ma non certo su quello della opportunità.

Da ultimo l’acquisizione dalla Casa di riposo di Casazza dalla Curia di Bergamo per circa 11.000.000 di euro da parte della Cacciamatta Srl. I soci di questa società raccontano su Araberara che la Fondazione acquisterà la nuda proprietà mentre la Srl comprerà l’usufrutto; in pratica la Fondazione acquista un qualche cosa che non renderà mai nulla, che sarà pertanto invendibile e si accolla pure l’onere di tutti i costi di manutenzione dell’immobile. Per contro la Cacciamatta Srl acquista il diritto di esercitare gratuitamente in quella proprietà l’attività di assistenza agli anziani con criteri orientati al conseguimento del profitto. Siccome si ricorre ad un mutuo bancario, i Sigg. Gaverini e Francesconi trovano del tutto normale che la Fondazione iscriva ipoteca su immobili di sua proprietà per garantire i debiti propri e quelli della Srl della quale essi detengono il 40%. Nello statuto della Fondazione non è contemplata la possibilità di garantire i debiti altrui.

Angelo Mazzucchi

Consigliere comunale Casazza