Culle vuote in bergamasca

Crollo delle nascite. I numeri sono impietosi: meno 25% in bergamasca rispetto al 2019. E non c’entra nulla il Covid, il conteggio è riferito sì al 2020 ma ovviamente si tratta di “concepiti” perlopiù nel 2019 quando non c’era affatto la pandemia, comparsa alla fine di quell’anno ma senza che ci fosse alcun allarme in proposito, del Covid dalle nostre parti si è saputo a febbraio inoltrato 2020. L’allarme si estende ancora di più per le previsioni 2021, queste sì pessimistiche anche in ragione della pandemia. Il crollo delle nascite (che non riguarda solo la provincia di Bergamo), avrà ripercussioni forti sul mantenimento dei servizi. Già la chiusura dei reparti nascita prima a Lovere, poi a Piario e quest’anno ad Alzano ne sono un segnale. Ma si pensi anche agli istituti scolastici, agli asili, alle elementari e medie: in alcuni Comuni, specialmente di montagna, in prospettiva mantenere un plesso scolastico sarà difficile, in alcuni casi impossibile. Il che ha come conseguenza a lungo termine un calo di popolazione, le giovani coppie cercano la residenza là dove ci sono i servizi, le scuole ma anche i servizi sociali e sanitari. Il calo della popolazione trascina anche la diminuzione di offerta di lavoro, se le coppie giovani se ne vanno si portano altrove anche le capacità imprenditoriali o perlomeno produttive (il che porta gli imprenditori a trasferire l’attività altrove). E la montagna ne subirà conseguenze pesantissime. Il dato di sviluppo di un paese ha nell’anagrafe un parametro “grezzo” che però alla lunga produce conseguenze pesanti. In queste pagine trovate le statistiche delle nascite paese per paese ma non aggregate, sono ripartite sui presidi ospedalieri dove le donne di quel paese sono andate a partorire, non necessariamente nella stessa provincia, non necessariamente nel più vicino ospedale. E anche questi dati sono significativi per le scelte diverse fatte da donne dello stesso paese.

Poi in particolare parliamo delle possibili “vocazioni” dei piccoli ospedali che sono ovviamente a rischio, se cala la popolazione di riferimento. Pensare a riqualificarli, perché offrano servizi (e di conseguenza anche occupazione) adeguati e di qualità (perché abbiano personale all’altezza delle emergenze), è a questo punto non un lusso progettuale, ma una necessità. Bisogna fare in fretta. Anche perché i soldi arriveranno e chi ha progetti ha più possibilità di vederli spesi bene e sul proprio territorio….

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