COMENDUNO DI ALBINO – La “voce del silenzio”, storie albinesi al tempo del Covid, tra paura e speranza

di Sergio Tosini

Ad Albino, uno dei paese più colpiti dalla pandemia, l’Associazione Museo della Torre di Comenduno ha avviato il progetto “Albino 2020. La voce nel silenzio”, storie di quotidianità al tempo del Covid-19. Durante il periodo del lockdown, i volontari hanno postato sulla pagina Facebook dell’associazione una sessantina di video registrati da cittadini albinesi, che hanno raccontato le loro storie di vita legate alla pandemia.

Tra le varie testimonianze c’è stata quella del parroco di Comenduno, don Alfio Signorini, che durante i giorni terribili del blocco è diventato un simbolo per tutta la comunità. Per molti giorni a mezzogiorno saliva sul campanile della chiesa e col megafono faceva sentire alla sua comunità la sua presenza. Ha imparato inoltre ad usare le tecnologie informatiche e registrare video per essere più vicino ai suoi parrocchiani.

C’è stata la testimonianza di Giovanni Barbieri, che ha perso il fratello senza poterlo assistere; quella di Espedito Ghilardini, che ha perso la moglie si pensa per Covid, perché nessuno le ha fatto il tampone; la testimonianza di Sergio Piccinini, che si è fatto un mese col respiratore e si è salvato, ma poco dopo gli è morto il padre, nella stessa casa. Alessandra, che lavora come Oss all’ospedale di Alzano, ha raccontato come veniva gestita la pandemia in ospedale nei giorni più drammatici dell’emergenza.

L’Associazione del Museo Etnografico della Torre di Comenduno è composta da 25 volontari ed ha sede a Comenduno, proprio in prossimità del Museo, nella Villa Regina Pacis.

Durante il periodo del lockdown – spiega Diego Vedovati, promotore dell’iniziativa – noi volontari dell’associazione ci siamo chiesti cosa potevamo fare, per essere presenti in questa fase, essere testimoni e raccontare un momento così drammatico per la nostra terra. Abbiamo così proposto ai nostri concittadini di girare dei video e di raccontarsi, tramite l’applicazione WhatsApp e abbiamo usato poi la nostra pagina Facebook per pubblicarli perché era il mezzo più facile per far girare i contributi. Abbiamo scelto come titolo ‘La voce del silenzio’, perché in un momento in cui le relazioni sociali non esistevano più e non si riusciva a parlarsi, i video sono stati un modo per raccontarsi, e sentirsi più vicini….

SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 6 NOVEMBRE