COLZATE – LA STORIA – Camilla che in Orìtel, sopra Bondo, ‘rieduca’ i cavalli giunti a fine carriera e li sottrae al macello: “I problemi ti aiutano a crescere e ti spingono a lottare”

La diresti un’adolescente e invece ha  30 anni. Gli occhi verdi e i capelli biondi li ha presi dalla mamma austriaca, Birgitte; papà Luca è invece di Livigno e insieme gestiscono un albergo nell’importante località sciistica valtellinese. Camilla Cusini è nata lì e ci ha trascorso la fanciullezza e parte dell’adolescenza, per poi trascorrere cinque anni dalle Suore Marcelline di Bolzano dove ha frequentato il Liceo Linguistico.

“Anni in cui avevo una nostalgia feroce dei cavalli– dice continuando a sorridere contagiosamente – perché a cavallo ci andavo fin da quando avevo 4 anni ed a Livigno la maggior parte del tempo la trascorrevo al maneggio. Ricordo quanto soffrii quando mi annunciarono che Fiore, il mio cavallo preferito, era morto: fu un vero choc, non avevo nemmeno potuto salutarlo….”.

Al maneggio di Livigno Camilla non torna più e dopo il liceo decide di seguire le orme della mamma, che da giovane era ballerina. In Italia però non ci sono scuole riconosciute di  hip hop e di danza moderna, per cui si sposta prima a Berlino, per un anno, e poi raggiunge New York dove frequenta il locale Conservatorio dedicato a questi tipi di danza: sette anni di studio abbinato ad esperienze teatrali, spesso protagonista di musical, col suo gruppo, sul palco di Broadway:

“A quel Conservatorio sono molto grata: anche se il primo anno lì è stato davvero molto duro – non conoscevo nessuno, ero piombata di colpo in una cultura diversa, dovevo risolvere da sola i mille problemi pratici della…sopravvivenza – mi ha fatto evolvere molto, sia a livello fisico che a livello mentale”.

Ma proprio quando può considerare la sua carriera artistica ben avviata, Camilla avverte  nel profondo che qualcosa le manca:

“Andavo spesso al Central Park a correre, vedevo tutti quei cavalli prigionieri attaccati alle carrozze e mi facevano tanta tristezza,  li sognavo tutte le notti…Sapevo bene che una volta intrapresa una strada, quella va perseguita totalmente con impegno, questo mi diceva anche l’educazione ricevuta, ma capivo che non ero completamente felice….”.

Dopo aver molto riflettuto, Camilla torna a casa, trova un lavoro presso una grande azienda termale sfruttando la sua perfetta conoscenza delle lingue e le competenze legali e contabili  maturate negli USA come segretaria di uno studio legale,  ma intanto continua a cercare un posto dove poter vivere e prendersi cura dei cavalli che, a fine carriera,  finiscono al macello:

“Il posto che sognavo non poteva essere vicino a casa, a Livigno nevica da ottobre a maggio mentre i cavalli, per stare bene, devono camminare per molte ore al giorno…Proprio in quei giorni mi chiamò un amico abruzzese che si occupava di cavalli trottatori e di gare col calesse, mi mandava la foto e i video di una sua cavalla, Asia,  che era giunta a fine carriera,  voleva che me ne occupassi io. Ma io non sapevo dove metterla, finché trovai un allevatore disposto ad ospitarla per qualche mese. Sa, l’aspettativa di vita di un cavallo è di 25/30 anni, ma nel mondo delle corse li allenano e li usano solo un paio d’anni perché poi cominciano a presentare  problemi alle zampe, soprattutto a quelle posteriori. Insomma, a cinque anni queste bestie vengono considerate ‘finite’ e perciò macellate, mentre invece se curate e trattate come si deve, possono recuperare e tornare a stare bene. Insomma, andai a Terni e la portai su a Livigno”.

Continuando le sue ricerche, Camilla scopre che in Liguria ci sono due ragazze che recuperano questi cavalli e poi, una volta ‘rieducati’, li affidano alle famiglie che ne fanno richiesta. Intanto però Asia, con la primavera, va in calore  e perciò l’allevatore che la ospitava non ne vuole più sapere:

“Sia io che Asia eravamo allo sbando, non sapevo cosa fare, finché un ragazzo di Trepalle, gentilissimo, mi permise di lasciarla nel suo prato. Ma il problema persisteva e io continuavo nella mia ricerca di un posto e di una casa in cui vivere occupandomi degli animali. A Livigno, tra l’altro, i costi erano proibitivi, come pure in Valtellina, per cui iniziai a cercare anche nelle provincie di Brescia, di Bergamo, di Como. Finalmente capitò l’occasione giusta, il ‘löch’ di Orìtel, a 1000 metri, qui sopra Bondo,  con tanto terreno  e la casa parzialmente da ristrutturare per farne renderla abitabile tutto l’anno, raggiungibile con la mia jeep. Ci pensai solo tre giorni e la presi, ed eccomi qui”.

Mentre sono in corso i lavori di ristrutturazione, Camilla si è sistemata in un piccolo bilocale ricavato a Rezzo, piccola contrada di Bondo, da un albergo dismesso. Una scelta che poteva apparire un po’ incosciente ed azzardata:

“Sì lo so, c’erano e ci sono tanti problemi da affrontare, problemi che oggi fanno paura alla gente perché la vita, in generale, è diventata troppo comoda. Invece i problemi ti aiutano a crescere, ti spingono a lottare…Certo, il primo mese qui è stato piuttosto duro: niente doccia, niente acqua calda, cose così….”…

SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 24 SETTEMBRE