CLUSONE – VIAGGIO NEI BORGHI/4 – “I milanesi arrivano e chiedono: Ma cosa è successo a Clusone? Non c’è più niente…”

Sabato mattina. Cielo plumbeo e aria umida. Ogni tanto anche qualche goccia di pioggia. Quarta tappa del viaggio nella Clusone che riparte. Che tra gel e mascherine prova a sfoderare un sorriso di chi non molla nonostante le tante difficoltà. Quelle generate dall’emergenza sanitaria e quelle di più vecchia data. La parte bassa del paese è in movimento già al mattino presto.

L’edicola

Lo sa bene Massimo, il gestore dell’edicola alla stazione degli autobus. “Siamo sempre stati aperti e nella prima fase abbiamo anzi avuto un aumento del lavoro rispetto allo scorso anno per quanto riguarda sigarette, giornali e gratta e vinci. Ora siamo tornati alle dimensioni normali del lavoro e la situazione è abbastanza costante. All’inizio ci sono stati problemi: è evidente, la situazione non è stata valutata in modo corretto, non sono state usate le precauzioni necessarie. Ci sono stati 15 o 20 giorni allarmanti. E infatti le persone perse nelle settimane successive sono state tante, anche nostri amici e clienti”.

Nell’edicola un via vai continuo di clienti. E non sono ancora le 8 del mattino. Uno dopo l’altro praticamente senza interruzione. C’è chi acquistando il giornale coglie l’occasione per una battuta sulla fede calcistica, rivendicando la propria passione atalantina. C’è anche chi entra per comprare le mascherine. “Sono appena rientrato dalla Danimarca – racconta un giovane – e lì non sono mai servite. Ci saranno stati 500 casi, non di più, ma sono stati gestiti molto bene e le mascherine non sono mai state usate”.

C’è anche chi mostra ancora qualche timore precauzionale. E prima di entrare chiede permesso vista la presenza di un’altra persona nel locale. “Ma ora si può – gli spiega Massimo -, basta tenere le distanze”.

Tanti clienti. E secondo l’edicolante tutti attenti al rispetto delle regole. “Abbiamo messo il vetro alla cassa e l’indicazione delle distanze. Ma tutti hanno rispettato le regole senza problemi. La gente ha ripreso a girare ma lo fa rispettando le precauzioni, si vede solo poca gente senza mascherina, nel complesso mi sembra che siano responsabili. Non abbiamo mai dovuto fare delle discussioni perché le persone si sono comportate in modo educato: molti prima di entrare chiedono, evidentemente sono abituati a fare così dappertutto”.

Un giudizio positivo Massimo lo traccia anche per la situazione di ordine pubblico della zona. “Quando ci sono stati problemi, sono sempre intervenuti tempestivamente i carabinieri. A loro si aggiungono anche le guardie private della SAB che periodicamente controllano. Eventuali problemi vengono tenuti sotto controllo e gestiti bene”.

Piccolo Forno

A pochi passi dalla stazione “Il piccolo Forno” accoglie i propri clienti con un delizioso profumo di pane e brioches appena sfornati. Al lavoro il titolare Pietro con la moglie Loretta. Loro che non si sono praticamente mai fermati. “Siamo rimasti chiusi solo 15 giorni a marzo, nel periodo più acuto dell’emergenza, per il resto abbiamo lavorato in sicurezza – spiegano –. Restavamo aperti solo mezza giornata ma siamo stati fortunati, essendo un settore primario…

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