CLUSONE – LA STORIA Giulia, 18 anni: “La depressione, cresciuta senza genitori con i miei super nonni, la scuola, il cortometraggio per…guarire e…”

1884

Giulia ha 18 anni, gli occhi grandi, i capelli rasati, una maglietta chiara, un monopattino elettrico e uno zaino in spalla. Giulia è di Clusone e ha appena finito lo stage da noi, ad Araberara, e ora è tempo di vacanza. Ma prima di partire per la Sicilia Giulia vuole raccontare una storia particolare, la sua, che poi va di pari passo con quella di altri ragazzi della sua età.

Sono nata qui, mio padre è albanese ma non mi ha riconosciuto e non lo conosco, mia mamma è stata allontanata da me che ero molto piccola e sono stata data in affido ai nonni materni. Vivo con loro. I miei nonni hanno sette figli, quindi ho sei zii, vivono tutti qui intorno, li vedo sempre, insomma, una grande famiglia”.

Nonna Saveria e nonno Mario arrivano da Comiso, provincia di Ragusa, nel cuore della Sicilia: “Sono venuti qui per lavoro tantissimi anni fa, lavoravano in un grande stabilimento a Villa d’Ogna, mio nonno è del 1937, mia nonna del 1946, mi hanno allevato e cresciuto loro, gli voglio un bene dell’anima, anche se non glielo dico spesso. Crescere con i nonni è diverso che crescere con i genitori, almeno credo, nel senso che chi ha i genitori per esempio è abituato a chiedere i soldi alla mamma per uscire, io invece mi sento in un certo senso più responsabile e cerco di evitare queste cose, loro sono molto più grandi di me, provo un profondo rispetto per loro. Ed è diversa anche la vita in generale, non mi va di dire a mio nonno di portarmi magari in un locale e poi di venire a prendermi tardi, non mi sembra giusto. Mio nonno ha la patente, anche mia nonna, ma lei non guida e poi ho degli zii eccezionali”.

Asilo, elementari e medie a Clusone: “E le Elementari sono state durissime, mi prendevano in giro, ero bullizzata, mi prendevano in giro perché non avevo la mamma, perché non avevo il papà, e perché ero…estroversa. Parlavo con tutti, forse troppo. E quando ho capito che il mio modo di essere dava fastidio a qualcuno mi sono bloccata, ho smesso di parlare. A scuola sono sempre stata brava, non era un problema di risultati scolastici ma di rapporto con la gente. I nonni erano felici del mio rendimento scolastico, me la cavavo bene, tornavo a casa, facevo i compiti, con la scuola mi aiutava mia zia Alessandra, ho sempre avuto pochi amici, ma la scuola in sé mi piaceva, l’idea di imparare cose nuove mi ha sempre affascinato”.

E ogni anno tre mesi in Sicilia, durante le vacanze estive, a Comiso, vicino a Ragusa, nel paese dei nonni: “Non mi è mai dispiaciuto andare via tre mesi, anche perché di amici ne avevo talmente pochi che non avevo nessuno da lasciare qui, adesso invece faccio un po’ più fatica, mi piace andare in Sicilia ma tre mesi sono troppi, però va bene così. Io reggo e me la cavo, ho imparato a essere indipendente”.

In casa con i nonni, la domenica come la passavi e come la passi? “In famiglia, vengono quasi tutti gli zii e i nipoti a pranzo, la domenica è bella, tutti insieme, adesso che sono cresciuta ogni tanto esco, un salto a Bergamo o in giro con qualche amico”. Tua madre l’ha vista ancora? “Stamattina, ogni tanto posso vederla ma non abbiamo un grande rapporto, non è il mio punto di riferimento, preferisco delle figure stabili al mio fianco”. Fra pochi giorni parti per la Sicilia: “Giù ho qualche amico, giornate lunghe ma rilassanti, mi sveglio, aiuto nonna a pulire casa, sto con i cuginetti piccoli, aiuto a cucinare, chatto con qualcuno, ascolto musica, leggo, prendo il sole ogni tanto perché fa troppo caldo, poi viene spesso la mia migliore amica e passiamo interi pomeriggi a giocare a carte, scala 40, scala reale, Macchiavelli, poi capita che ci guardiamo e scoppiamo a ridere perché passiamo pomeriggi da pensionate ma va bene così. Ma a me piace giocare, a qualsiasi cosa, sono competitiva, e non mi piace perdere”….

SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 17 GIUGNO

pubblicità