CHIESA – Quella fascia del prete novello che… sfascia. Un post di mons. Alberto Carrara dà la stura alla contrapposizione tra “modernisti” e “conservatori” nella Chiesa. Il pretesto è una fascia indossata sulla talare da uno dei preti novelli

Una foto, un commento su facebook ed è scoppiato un putiferio che ha dato la stura a una sorta di contrapposizione tra “modernisti” e “conservatori” della Chiesa bergamasca. 

L’input lo ha dato mons. Alberto Carrara. Serve capire che si tratta di un prete (adesso in pensione) che nella Diocesi bergamasca ha contato, è nativo di Sovere, è stato insegnante e preside delle scuole in Seminario, ha insegnato all’Università Cattolica di Milano, è stato prevosto di Grumello del Monte e di S. Lucia in città, direttore del settimanale diocesano on line, “cappellano di Sua Santità”, Canonico del Capitolo della Cattedrale e per tre anni anche “delegato vescovile per la Pastorale della Cultura e delle Comunicazioni sociali”. Insomma non un “curato di campagna”, con il rispetto dovuto ai tanti preti che ricoprono umilmente quel ruolo senza alzare la voce delle lamentazioni di Geremia profeta. 

I suoi commenti su facebook sono sempre seguiti da centinaia di lettori. Tutto comincia quando don Carrara vede una foto dell’ingresso del prete novello a Novazza e Valgoglio. 

La notizia sarebbe quella che abbiamo riportato su Araberara del 7 agosto: “Dopo 181 anni Valgoglio e Novazza hanno finalmente di nuovo un sacerdote nativo”. 

E invece il suo commento si fissa sulla “mise” del prete novello. Che è in talare, ma con l’aggiunta di una fascia.

Ecco quindi l’intervento di don Carrara. 

LA FASCIA 

DEL PRETE NOVELLO

Mi è stata mandata una foto del prete novello di Valgoglio e Novazza, don Michael Zenoni. È un tripudio di colori. Bellissimo e felicissimo per lui. Ma c’è un particolare che mi ha incuriosito. Non solo il prete novello è con la veste, ma sopra la veste porta una fascia. La divisa liturgica del prete di Bergamo può comportare la talare (sono preti, però, fino a prova contraria, anche quelli che non la portano) ma non la fascia. Piccolo particolare, ma strano, dunque. Che mi pare obbedisca a una specie di eccesso di solennità clericale che adotta perfino segni non previsti. Non ne facciamo un problema, ma la cosa non entusiasma. Perché alla fine uno potrebbe pensare: ci sono preti poco seri che vestono laicamente, ci sono preti abbastanza seri che mettono il clergyman, ci sono preti seri che vanno con la talare, e ci sono preti serissimi che si mettono anche la fascia… Il giorno della prima messa avrei preferito l’affermazione di una fraternità più che l’ardore di una distinzione.

*  *  * 

E sotto si scatenano i commenti. Eccone un corposo saggio. 

Post dell’avvocato Lorenzo Vitali, presidente del Comitato Summorum Pontificum di Bergamo (gruppo legato alla liturgia tradizionale in latino che viene celebrata ogni settimana nella chiesa della Madonna della Neve di Bergamo): “Il giovane prete in talare che scandalizza il mondo: coraggio, don Michael Zenoni, questa sua talare possa sempre essere il più meraviglioso scudo che il Signore le ha donato e sigillo di una vita santa!”.

Vincenzo Epis: “Quando saremo crollati a picco, del tutto, non avremo nemmeno la fascia cui attaccarci…”

Angelo Pellicioli: “La talare, checché ne dica Monsignore, è ancora il più bel segno distintivo per un presbitero. Certo che con un vescovo che usa farsi fotografare con la camicia a quadrettoni, propria degli Alpini, non bisogna aspettarsi granché in materia di sacralità liturgica”

Rosanna Villa: “Auguro a questo novello sacerdote di portare sempre la talare e, speriamo in futuro di vedere tanti altri novelli sacerdoti in talare” 

Roberto Frecentese: “Don Alberto Carrara ha difeso il gay pride. È tutto dire”

Claudia Giulia Salvi: “E’ già un miracolo avere ancora nuovi presbiteri bravi e devoti, se li critichiamo pure al posto di ringraziare Dio che ci sono… ma dove stiamo andando a finire…”.

Rosa Marzolo: “Dovrebbero prendere esempio da lui tutti quei preti che disdegnano non solo la talare ma anche il collarino o la croce sul petto”.

Giacomo Buzzetti: “Giusto. Credo comunque che il senso profondo di questa notevole precisazione si basi su di una cultura che purtroppo tende a svanire anche perchè non l’abbiamo sorretta sufficientemente”

Daniele Agosta: “Sì … una cultura protestante”

Francesca Rota: “Forse la via più semplice sarebbe chiedere a Michael il significato di quella fascia…”

SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDì 11 SETTEMBRE